Il cargo aereo frena: marzo chiude a -3% / L'ANALISI

In diminuzione anche l’offerta di stiva globale, che però si mantiene a +12% rispetto al 2019

di Elisa Gosti

Genova - La ripresa del cargo aereo sembra aver subìto una battuta d’arresto nel mese di marzo.
A dichiararlo è Clive Data Services, società olandese specializzata nell’analisi degli andamenti economici di questo settore.


Secondo i numeri forniti dal data provider infatti i volumi trasportati nel mese di marzo avrebbero patito una contrazione del 3% rispetto ai livelli del marzo 2019 (quindi, in epoca pre-coronavirus), mentre a febbraio la domanda di servizi cargo aveva solo un punto percentuale in meno rispetto allo stesso mese di due anni prima.
Se però confrontiamo i dati di questi ultimi mesi con quelli del 2020 si possono osservare appieno gli effetti della pandemia e di tutte le misure correlate: le cifre riferite al mese di marzo infatti mostrano una crescita del 29% rispetto allo stesso mese di un anno fa: «Se consideriamo l’andamento mensile si può chiaramente vedere come la tendenza del -3% di queste ultime settimane raggiunga quasi un -4% verso la fine del mese» si spiega nel dettagliato rapporto di Clive.
Mentre la domanda di servizi cargo aerei fatica a raggiungere nuovamente i livelli del 2019, in generale gli indicatori continuano a puntare l’attenzione sulla significativa perdita di capacità del trasporto aereo.
In questo caso la prospettiva cambia: la capacità dell’air cargo per il mese di marzo infatti ha registrato una diminuzione del 14% in comparazione ai livelli del 2019, nonostante presenti una crescita del 12% rispetto a un anno fa.


Come risultato, il cosiddetto carico dinamico di marzo, ovvero il parametro che tiene conto del peso e del volume del carico, ha raggiunto il 73%, sette punti percentuali in più rispetto al 2019 e otto punti percentuali in più rispetto al 2020: «I dati di marzo ci mostrano molto bene come il mercato sia ancora fortemente guidato dall’offerta - spiega Niall van de Wouw, direttore generale di Clive Data Services -. Dopo aver iniziato l’anno all’insegna dell’ottimismo, grazie a dati che facevano intravedere la luce in fondo al tunnel e segnali di una significativa ripresa, questi dati di marzo allontanano un po’ il settore da una visione pienamente positiva».
Quanto detto tuttavia riflette gli effetti della pandemia e delle misure restrittive a quest’ultima correlate: il cambiamento delle abitudini di vita e di consumo delle persone e delle aziende, il susseguirsi delle ondate epidemiche che gradualmente si sono ripresentate in molti Paesi del mondo, la paura di nuove infezioni e di nuove conseguenti chiusure forzate, la preoccupazione relativa alla fornitura e all’efficacia dei vaccini: «I voli sono molto pieni dal punto di vista del carico, ma non registrano alcuna ripresa per quanto riguarda il mercato passeggeri - specifica van de Wouw -. Le operazioni aeree intercontinentali sono ancora perlopiù guidate dal cargo e hanno bisogno dell’applicazione di prezzi più alti per renderle finanziariamente attuabili».
Le tratte transatlantiche, quindi, sono quelle che presentano minore disponibilità di spazi.
L’attività commerciale ha registrato percentuali di carico da primato in entrambe le direzioni, raggiungendo il 90% verso Ovest nelle ultime due settimane di marzo. Nelle rotte verso Oriente invece la percentuale di riempimento ha raggiunto l’80% già all’inizio del mese, con conseguente aumento dei prezzi: quest’ultimo aspetto ha permesso una crescita complessiva del business pari al 25% anche con un incremento del carico pari tuttavia a soli cinque punti percentuali. Le attività commerciali tra Europa e Cina hanno rispecchiato i trend globali: i volumi nella seconda settimana di marzo erano più alti del 7% rispetto al 2019 ma sono scesi al 6% e poi al 4% nelle settimane successive.


 

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