Erdogan lancia suo Canale di Istanbul: sabato l'avvio simbolico del primo cantiere

Per le autorità turche il sovraffollamento fa del Bosforo un campo minato. Una media di 43 mila passaggi all'anno, comprese enormi petroliere e incrociatori, destinata a raddoppiare nel 2070. Con il Canale invece, scommette Erdogan, verrebbe decongestionato.

Il sindaco di Istanbul Ekrem Imamoglu parla durante la presentazione del mega-progetto del Canale

Ankara - Era il 27 aprile 2011 quando Recep Tayyip Erdogan, all'apice del suo consenso, annunciò al mondo il progetto, prendendosi il lusso di definirlo "folle". Un decennio più tardi, in una Turchia attraversata da tensioni politiche e difficoltà economiche, quell'idea che promette di cambiare per sempre il volto di Istanbul comincia a prendere forma. Nelle sconfinate distese alla periferia europea della metropoli, domani il presidente turco inaugura il primo simbolico cantiere del primo ponte del futuro Canale di Istanbul, un corso d'acqua artificiale lungo circa 45 km tra il mar Nero e il mar di Marmara per deviare il traffico navale dal Bosforo. Una Suez del ventunesimo secolo destinata a ridisegnare uno dei maggiori centri mondiali, se davvero si farà. Perché il mastodontico progetto resta ancora da definire, tra irriducibili proteste di opposizione interna e ambientalisti, che temono un disastro per l'ecosistema, e dubbi finanziari su come reperire i 15 miliardi di dollari per realizzare l'opera. Dopo la metropolitana e il tunnel autostradale costruiti sott'acqua nel ventre del Bosforo, Erdogan lancia una scommessa ancora più ardita: basta navi nello stretto simbolo di Istanbul, per secoli passaggio commerciale e militare strategico. Secondo il leader di Ankara, il Canale porrà fine ai rischi che si accompagnano agli ingorghi marittimi sulle coste cittadine. La lista degli incidenti viene aggiornata di continuo, e con enfasi: dal grande incendio dopo lo scontro tra il cargo iugoslavo Zoranic e quello greco World Harmony nel 1960, all'ultimo incidente tra barche di pescatori con due vittime, neppure dieci giorni fa.

Per le autorità turche il sovraffollamento fa del Bosforo un campo minato. Una media di 43 mila passaggi all'anno, comprese enormi petroliere e incrociatori, destinata a raddoppiare nel 2070. Con il Canale invece, scommette Erdogan, verrebbe decongestionato. Ma i problemi, e i dubbi, non sono pochi. Dai rischi per l'ambiente e le risorse idriche a quelli sismici, in un'area che insiste sulla temibile faglia anatolica settentrionale, fino alle denunce di una nuova mostruosa speculazione immobiliare, in una metropoli che già conta 16 milioni di abitanti. Intorno al Canale ci sono insediamenti da almeno un milione di persone, oltre a ponti e porti, e i prezzi dei terreni agricoli un tempo desolati sono già schizzati alle stelle. Per non parlare dei costi, con la lira turca che in questo decennio ha perso oltre il 400% sul dollaro e un'economia lontana dagli anni d'oro. Nel frattempo, il consenso di Erdogan non è più quello di una volta e alla guida della metropoli c'è oggi un sindaco di opposizione, che è tra i più fieri avversari del progetto. "O il canale, o Istanbul", è uno degli slogan di Ekrem Imamoglu, in una sfida a distanza che potrebbe ripetersi alle prossime presidenziali. Tutto questo senza contare i nodi geopolitici. Anche se Ankara giura che non verrà messa in discussione, tanti temono che bypassando il Bosforo venga superata pure la Convenzione di Montreux, che dal 1936 regola il delicato equilibrio dei transiti di navi civili e militari attraverso gli stretti turchi. Ma la prima pietra del Canale è ormai pronta, ed Erdogan non intende rinunciare alla sua "follia". 

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