Giovannini: “Le risorse del Pnrr? Vane, se non facciamo le riforme”

“Il nostro Paese ha un piano nazionale della logistica e dei trasporti, è stato scritto nel 2001. Un po’ datato... Abbiamo deciso di prendere il toro per le corna e produrre un nuovo  piano nazionale, diverso da quello. Dobbiamo immaginare questa definizione come una pianificazione dinamica, perché abbiamo visto che cambia molto velocemente tutto quello che abbiamo intorno”

Il ministro Enrico Giovannini al Forum di Pietrarsa

di Francesco Ferrari

Genova – “La cura del ferro è una frase molto efficace per dire che vogliamo spostare il traffico delle merci e delle persone dalla gomma e dalle altre modalità inquinanti alla ferrovia. Ma sarà sufficiente? E come lo faremo? Gli investimenti sono una condizione necessaria ma non sufficiente a fare il cambiamento. Non a caso il Pnrr chiede, accanto agli investimenti, le riforme, tante, e non solo quelle di cui si parla nel talk show e sui giornali. Parliamo delle piccole riforme di settore. E la prima accelerazione deve riguardare la definizione dei contratti di programma, come per esempio l’accordo tra Stato e ferrovie su cosa si farà nei prossimi anni. In alcuni casi sono stati necessari anni per avere un accordo di programma. E’ Inaccettabile”. Lo ha detto il ministro del Mims, Enrico Giovannini, aprendo i lavori del Forum di Pietrarsa.

Il Forum di Pietrarsa

“Il primo impegno comune di governo e parlamento è accelerare questi tempi. Poi c’è un secondo elemento: il nostro Paese ha un piano nazionale della logistica e dei trasporti, è stato scritto nel 2001. Un po’ datato... Abbiamo deciso di prendere il toro per le corna e produrre un nuovo  piano nazionale, diverso da quello. Dobbiamo immaginare questa definizione come una pianificazione dinamica, perché abbiamo visto che cambia molto velocemente tutto quello che abbiamo intorno. Come si fa? Non nelle stanze del ministero, ma parlando con operatori e parti sociali. Non solo ferrovie, ma anche con Assarmatori e con chi si occupa di logistica. Ecco cosa stiamo imparando: il futuro va immaginato in modo dinamico”.

Ancora Giovannini: “L’altro elemento indispensabile per rendere gli investimenti efficienti sono le nuove tecnologie. L’evoluzione tecnologica fa la differenza. Forse in questo museo fra 30 anni vedremo treni a idrogeno, o alimentati da chissà cosa… Nel Pnrr sono previsti treni a idrogeno soprattutto per il Sud, dove non si può elettrificare. Del resto in Africa tutti hanno il cellulare e nessuno ha i fili per il telefono…”.

“C’è anche un terzo elemento. Parliamo di persone o merci? Tutt’e due. Ma sulle merci siamo in ritardo perché il sistema intermodale è fatto di tanti elementi. Spostare il traffico merci è più complicato che spostare persone, perché richiede investimenti su tutti gli elementi della catena logistica. Lo sforzo del paese deve essere quello di lavorare come un sistema”.

“L’ultimo elemento necessario è il cambiamento della mentalità delle persone, che passa non solo per la convenienza economica ma anche per scelte individuali che dipendono dal modo in cui raccontiamo la nostra società. Sappiamo che in questo momento tante persone sono tornate a usare il mezzo privato e che molte imprese continueranno a usare lo smart working, ma sappiamo anche che solo un giovane su 8 riconosce l’auto come status symbol. La trasformazione si fa perché qualcuno la spinge, la facilita. E questo è facile solo se tutte le componenti funzionano. Come diciamo noi economisti: puoi portare il cavallo alla pozza d’acqua, ma non puoi obbligarlo a bere. Il sistema, media compresi, deve aiutarci”.

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