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La protesta dei tir arriva anche al Nord

Genova - Dalla Calabria, alla Campania, alla Puglia, ma ora anche al Nord, nel porto di Ravenna: si moltiplicano sulle strade d’Italia le proteste dei tir contro il caro-carburante, che rischia di penalizzare fortemente il settore dell’autotrasporto

A. Qua.
6 minuti di lettura

Genova - Dalla Calabria, alla Campania, alla Puglia, ma ora anche al Nord, nel porto di Ravenna: si moltiplicano sulle strade d’Italia le proteste dei tir contro il caro-carburante, che rischia di penalizzare fortemente il settore dell’autotrasporto. E anche parte del mondo politico delle Regioni si mobilita per chiedere al governo un intervento urgente e decisivo. Stamattina intanto un camionista che stava protestando sulla statale 16, nel Foggiano, è stato ferito al fianco da un automobilista con un’arma da taglio, in modo non grave. A quanto pare l’aggressore, a bordo dell’auto, alla vista dei manifestanti non avrebbe rallentato ma anzi avrebbe fatto marcia indietro correndo il rischio di investirli.

A quel punto sarebbe sceso dal mezzo e con un coltello avrebbe ferito uno dei presenti. Decine di autotrasportatori calabresi hanno organizzato questa mattina un sit-in nei pressi degli svincoli dell’A2 di Gioia Tauro e di Rosarno, con l'intenzione di raggiungere assieme la città di Palmi. Un’iniziativa pacifica, ma che secondo i partecipanti potrebbe alzarsi di livello fino al blocco della fornitura di beni e servizi in tutto il Paese, specie alla luce dell’incontro di ieri con la viceministra alle Infrastrutture Teresa Bellanova, il cui esito non sarebbe stato soddisfacente. Da ieri sera, passando alla Campania, prosegue invece sul tracciato casertano dell’A1 un’altra protesta dei camionisti, nel tratto che dal casello conduce alla Salerno-Reggio e fino alla barriera di Napoli Nord a Caserta. Si tratta di blocchi mobili, imposti e poi rimossi, ma che hanno comunque causato rallentamenti e disagi per il traffico tra Capua e Caianello, il cui casello è stato anche bloccato.

Blocchi sono stati messi in atto anche sull’A30 Caserta-Salerno, alla barriera di Mercato San Severino. Dalla Campania alla Puglia: anche sulla statale 613 Lecce-Brindisi è andata in scena la protesta degli autotrasportatori contro il caro carburante. Sei tir, con uno striscione che dava conto dell'iniziativa, hanno percorso a passo lento un tratto di 10 chilometri creando rallentamenti al traffico, senza però grossi disagi alla circolazione. Sempre in Puglia, nel Tarantino, diversi autotrasportatori hanno montato un presidio sulle statali 106 e 100, ricevendo la solidarietà di alcuni sindaci locali. Nel Barese invece i camionisti contro il caro-gasolio sono al secondo giorno di protesta sulla statale 96 e nella zona industriale di Altamura: «I costi sono così elevati - spiega il presidente di un consorzio - che viaggiare è diventato troppo oneroso, per questo abbiamo deciso di fermare i mezzi». La protesta, è stato annunciato, porterà i tir-lumaca venerdì alle porte di Bari.

Le iniziative però non si limitano al Mezzogiorno: dall’alba il Porto San Vitale di Ravenna è bloccato dai camionisti contro il caro-gasolio e anche contro il Green pass. Una protesta, è stato spiegato, che fa seguito alle mobilitazioni in corso anche in altre parti del Paese, come a Palermo e Caltanissetta. Verso le 09.00 è stato aperto un varco per il transito dei veicoli, ma lunghe code si sono formate nelle principali strade circostanti. Alle 9.40 è stata riaperta la via Classicana, ma il presidio attorno al porto rimane.

UNATRAS SI SMARCA DALLA PROTESTA: «STIAMO TRATTANDO COL GOVERNO»
«Comprendiamo le ragioni della protesta ma non i modi in cui viene attuata. La protesta non va esasperata anche perché è in corso una trattativa con il governo, cui chiediamo regole certe perché la categoria degli autotrasportatori è allo stremo e in tantissimi sono in difficoltà». È quanto afferma il segretario campano della Fai (Federazione Autotrasportatori italiani) Ciro Russo, da giorni impegnato con i vertici nazionali dell’associazione e le altre sigle raccolte nell’Unatras (Unione delle associazioni nazionali dell’autotrasporto) in una «serrata trattativa» sul tema. «Al ministro delle Infrastrutture e mobilità sostenibili, Enrico Giovannini e al governo - spiega Russo - abbiamo chiesto di mettere in atto un sistema di regole certo, che peraltro già esiste nell’ordinamento, che consenta di bilanciare il rapporto di lavoro tra autotrasportatore e committente. A oggi c’è un decreto del ministero che prevede un costo minimo per chilometro, da 1,36 euro e 2,50 euro, in grado di coprire le singole voci di costo sostenute dagli autotrasportatori, per esempio per il carburante, per l’autostrada, per il salario dell’autista, e dunque anche la sicurezza del viaggio. Eppure le società committenti, spesso grandi gruppi, pagano al massimo 1,10 euro a chilometro, e ciò porta gli autotrasportatori a dover necessariamente ridurre la spesa per la sicurezza o altre voci. Il ministero deve dunque controllare ma finora non lo ha fatto. Penso anche ai controlli che andrebbero fatti alla società committenti dopo un incidente grave che ha coinvolto un camion che viaggiava per loro; ciò è previsto per legge ma di controlli dopo sinistri gravi che hanno interessato camionisti durante il lavoro non ce ne sono mai stati».

LA PROPOSTA DI TRASPORTOUNITO
Due provvedimenti, uno emergenziale, l’altro di carattere strutturale avente natura contrattuale, per affrontare e risolvere la crisi gravissima dell’autotrasporto italiano. Trasportounito, escluso dall’ultimo tavolo di confronto con il viceministro alle Infrastrutture e mobilità sostenibili, Teresa Bellanova, consegnerà direttamente al governo il documento contenente le due proposte. Ad annunciarlo è il segretario generale Maurizio Longo. Queste misure "possono essere risolutive e far rientrare la protesta in atto. Siamo pronti - sottolinea il segretario generale di Trasportounito - a presentare questo documento al tavolo di confronto, ammesso che il governo si renda conto dell’errore di relazioni industriali, ma anche di sostanza della rappresentatività, commesso in queste ore, convocando al tavolo solo una «unione di associazioni (Unatras, ndr) che la protesta la subiscono e non la gestiscono". Alle aziende di autotrasporto che si stanno fermando Longo non solo manifesta la sua piena solidarietà ma lascia anche liberi gli imprenditori di aderire alla protesta.

I CAMIONISTI HANNO RAGIONE MA…
«Giuste le proteste degli autotrasportatori ma no a danni per produttori e consumatori». Così dicono da Assoutenti a commento dei blocchi: «Il caro-benzina - afferma il presidente dell'associazione, Furio Truzzi - è un dramma che riguarda tutti, a partire dai consumatori che pagano due volte i rincari dei listini alla pompa, prima attraverso i costi di rifornimento di carburante, poi con i prezzi al dettaglio che salgono per effetto dei maggiori costi di trasporto. La protesta degli autotrasportatori, giusta nelle intenzioni, finisce tuttavia per danneggiare sia i produttori, sia i consumatori, portando ad un ulteriore incremento dei prezzi a causa della riduzione dei prodotti che non arriveranno in questi giorni nei negozi e nei supermercati. Non è il momento di forme di lotta divisive e dannose, - ribadisce - ma è il momento di unirsi per spingere il governo a non rimanere a guardare e a intervenire per risolvere un’emergenza, quella del caro-benzina, che costa 400 euro annui a famiglia solo per i maggiori costi di rifornimento». «Nuovo allarme per il settore agroalimentare - a dirlo è Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia che commenta così il blocco dei trasporti e le proteste dei tir nel Sud Italia a causa del rincaro sui carburanti -. Un settore, il nostro già vessato dagli aumenti dell'energia elettrica che hanno sfiorato il 400% e da quelli delle materie prime che vedono volare in un solo giorno il prezzo del grano di +20% su prezzi già altissimi. Auspichiamo che governo e sindacati trovino una soluzione alla protesta legittima dei trasportatori che oggi non riescono a fare fronte al caro carburanti (+25% in un anno) che si sta abbattendo senza pietà su tutta la filiera con esiti che si annunciano drammatici. Le difficoltà dei trasportatori sono del tutto comprensibili al carburante si aggiungono, infatti, i costi esplosi delle manutenzioni, dei pezzi di ricambio introvabili, delle ricariche elettriche dei camion frigo. Tutti incrementi di costo che le nostre imprese non riescono a compensare con un incremento di tariffe. A rischio gli approvvigionamenti alimentari italiani - se i blocchi non lasceranno passare i nostri prodotti corriamo seriamente il rischio, scongiurato per tutta la pandemia, di vedere vuoti gli scaffali dei supermercati».

Anche Federdistribuzione esprime preoccupazione per la protesta degli autotrasportatori, e ha avviato una serie di contatti con le istituzioni per porre all’attenzione la grave situazione creatasi. L’interruzione della circolazione dei mezzi, infatti, causa disagi alla normale attività di consegna delle merci, con il rischio di forti ricadute sull’approvvigionamento della rete di punti vendita della distribuzione a livello locale, e non solo. Un problema che interessa in particolar modo i prodotti freschi, come frutta e verdura, a rischio deterioramento, che può arrecare enormi danni economici a tutta la filiera agroalimentare, oltre che disagi ai consumatori. Federdistribuzione chiede «un intervento immediato da parte delle autorità. Occorre agire con tutte le iniziative possibili per evitare tensioni sociali e per contenere l’aggravio di costi sulle famiglie e sulle imprese, che può avere pesanti ricadute sul sistema economico del Paese, già impegnato in un difficile percorso di ripresa». «Effetto valanga sul settore agroalimentare in Puglia per lo sciopero dei tir causato del caro carburanti che mette a rischio la spesa dei pugliesi, con i prodotti deperibili come ortofrutta, funghi e fiori che restano a terra perché le consegne si sono ridotte già di oltre il 70%». Lo affermano dalla Coldiretti Puglia sottolineando che «non mancano i problemi anche per lo scarico di una nave attraccata al porto di Bari, carica di mais utile per l’alimentazione degli animali nelle stalle, mentre le quotazioni dei principali elementi della dieta degli animali». Dalla Coldiretti denunciano il «blocco delle consegne per lo stop dell’autotrasporto con i camionisti che hanno incrociato le braccia scendendo dai mezzi mettendo a repentaglio le catene di approvvigionamento, quando l’85% delle merci per arrivare sugli scaffali viaggia su strada. Le celle delle aziende agricole stanno letteralmente scoppiando di ortaggi, frutti e funghi che non riescono a raggiungere le piattaforme logistiche italiane di distribuzione, con alcuni tir già carichi di prodotti deperibili fermi sulle strade, con uno sciopero ormai ad oltranza ed il rischio che il cibo vada irrimediabilmente buttato. Il caro energia con un aumento medio in un anno del +67% del prezzo medio del gasolio sta svuotando i banchi di vendita dei supermercati con gravi sulle produzioni agroalimentari soprattutto quelle deperibili per le difficoltà degli autotrasportatori strozzati dai prezzi del carburante più che raddoppiati. In Puglia il settore dei trasporti si conferma il settore più energivoro ed è caratterizzato da un largo utilizzo di combustibili liquidi che coprono il 93,9% dei consumi del settore».

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