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Tomasi sulla Gronda: «Cambiare il progetto? Indietro di sei anni»

«Qualsiasi modifica sul tracciato di un’opera così complessa come la Gronda comporterebbe un ritorno alla valutazione di impatto ambientale e un allungamento dell’iter». Così ieri l’amministratore delegato di Autostrade per l'Italia, Roberto Tomasi

Emanuele Rossi
2 minuti di lettura
(ansa)

Genova - «Qualsiasi modifica sul tracciato di un’opera così complessa come la Gronda comporterebbe un ritorno alla valutazione di impatto ambientale e un allungamento dell’iter: si sono spesi più di 100 milioni di euro solo di verifiche ispettive nella zona e quindi pensare di modificare di un solo metro il tracciato vuol dire ripartire normalmente con le valutazioni». Così ieri l’amministratore delegato di Autostrade per l'Italia, Roberto Tomasi, ha risposto ad una domanda (dell’onorevole Raffaella Paita. Iv) in commissione trasporti alla Camera. Chiarendo che per la concessionaria che l’opera la dovrebbe realizzare - finanziandola con i soldi dei pedaggi - l’idea di una Gronda divisa in lotti (prima il raddoppio della A7, poi il tratto di ponente) o di un progetto modificato per eliminare il maxi tunnel tra Voltri e Bolzaneto comporterebbe un nuovo, indefinito, rinvio: «Per una modifica al Passante di Bologna - ha spiegato Tomasi - si sono allungati i tempi di sei anni».

La Gronda continua ad esistere solo nei progetti e nelle dichiarazioni dei politici, l’iter come è noto è bloccato da ormai quattro anni all’approvazione del progetto esecutivo da parte del ministero dei Trasporti, ora diventato della Mobilità sostenibile. Nell’ordine i Cinque stelle al governo con Danilo Toninelli ministro (che impose l’analisi costi benefici), il crollo del Morandi e la lunga vicenda del nuovo assetto societario (con l’entrata dello Stato al posto dei Benetton) hanno bloccato il via definitivo all’opera da quattro miliardi di euro. Ma il momento della verità si avvicina: quando vedrà la luce la nuova Aspi il ministero guidato da Enrico Giovannini potrebbe dare il via libera. Anche se il senatore (e candidato sindaco) Mattia Crucioli rivela come la Corte dei conti abbia bloccato e rinviato al mittente «la delibera che autorizza il concessionario, attualmente ancora Autostrade per l'Italia, ad aggiornare i pedaggi». Inutile dire che il tema sia sempre esplosivo dal punto di vista politico.

Perché ad esempio per Italia viva un “sì” convinto alla Gronda è condizione imprescindibile per appoggiare un candidato sindaco. E Ariel Dello Strologo, candidato del centrosinistra e del M5S a Genova, ha ribadito la posizione meno netta della coalizione, espressa alle scorse regionali: «Ok alla parte di progetto condivisa (la A7), poi si apra un ragionamento sul resto». E non a caso a sottolineare le parole di Tomasi è per prima proprio Raffaella Paita, guida dei renziani liguri: «Le parole di oggi dell'ad di Aspi Tomasi sgombrano definitivamente il campo rispetto alle ipotesi alternative della Gronda di Genova che via via si riaffacciano - sostiene -Tomasi ha aggiungo che, peraltro, la realizzazione di un solo tratto non raggiungerebbe l'obiettivo di alleggerire l'area di ponente dagli attuali flussi di traffico, che poi è l'obiettivo fondamentale della Gronda».

Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente della Regione Giovanni Toti, sostenitore dell’opera: «La Gronda di Genova è un progetto prezioso per la Liguria, un’opera fondamentale per Genova ma è anche un’opera attesa da 15 anni da tutto il mondo economico. Qualunque altra ipotesi alternativa non può essere presa in considerazione, a cominciare dalla realizzazione di un solo tratto, quello della A7. Tratto che non raggiungerebbe l'obiettivo di alleggerire l'area di ponente dagli attuali flussi di traffico».

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