Veicoli refrigerati, il 60% di quelli leggeri è pre-Euro 5

Gran parte della flotta dei mezzi commerciali refrigerati in Italia è obsoleta. Questa include infatti molti veicoli di categoria pre-Euro 5, immatricolati prima di gennaio 2012, con pesanti ricadute sull’inquinamento ambientale

Milano - Gran parte della flotta dei mezzi commerciali refrigerati in Italia è obsoleta. Questa include infatti molti veicoli di categoria pre-Euro 5, immatricolati prima di gennaio 2012, con pesanti ricadute sull’inquinamento ambientale. A scattare la fotografia oggettiva di un settore fondamentale per la Logistica è il Libro Bianco sul Trasporto Refrigerato in Italia (volume 1 - veicoli) dell'Oitaf, che fornisce indicazioni molto utili per le aziende che stanno pianificando il rinnovo del parco veicoli e per gli enti competenti, che devono mettere a punto politiche mirate a ridurre le emissioni di anidride carbonica e particolato. Il volume è stato elaborato dall'Oitaf (l'Osservatorio interdisciplinare del Trasporto Alimenti e farmaci), sui dati ufficiali al 2020 delle licenze date in base all'Accordo sul Trasporto deperibile del ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili. Nel segmento dei veicoli commerciali leggeri, i furgoni sino a 35 quintali, la classe più rappresentata è l’Euro 4, con il 21,1% che si traduce in 16.440 veicoli.

Nella stessa categoria, tutti i pre-Euro 5, con immatricolazione anteriore al primo gennaio 2012, costituiscono il 60% circa del totale. Migliore la situazione anzianità nel campo dei veicoli commerciali medi e pesanti, superiori a 35 quintali. Qui la classe Euro più numerosa è la 6, con il 25,2% per 10.153 unità. Di conseguenza, la somma di tutti i pre-Euro 5, che per questa categoria include i veicoli immatricolati prima del 2009, è di poco superiore al 50%, dieci punti percentuali in meno rispetto ai veicoli commerciali leggeri. Questa suddivisione costituisce una media, con variazioni molto forti tra Nord e Sud, a livello di regione ma anche di provincia. In Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta i furgoni refrigerati Euro 6 sono il 70% e 76% rispettivamente, mentre i vecioli commerciali leggeri (Lcv) Euro 0, 1 e 2 sono complessivamente solo il 2%.

I parchi Atp più datati sono quelli della Basilicata e della Calabria: solo l’8% circa dei veicoli risponde alle norme Euro 6 in vigore e il 10% circa del parco di queste due regioni è ancora Euro 0. Il primo volume del Libro Bianco è stato presentato a Milano lo scorso marzo in occasione dell’evento Shipping, Forwarding & Logistics Meet Industry in Assolombarda. Il secondo volume del Libro Bianco, dedicato a rimorchi e semirimorchi refrigerati, è in corso di lavorazione e sarà presentato al pubblico e agli operatori nell’autunno 2022. L'Oitaf nasce nel 2016, ed è un polo consultivo e propositivo che approfondisce le tematiche connesse al trasporto del cibo, dei prodotti freschi e di quelli che hanno bisogno di una conservazione a temperatura controllata con l’obiettivo di garantire sicurezza e qualità lungo la catena logistica, anche attraverso la definizione di protocolli condivisi per l’Atp.

Tra i principali compiti dell'Oitaf rimane la ricerca e la promozione nelle più alte sedi, comprese quelle accademiche. La denominazione originale Oita è stata modificata nel corso del 2021 in Oitaf, per sottolineare l’attenzione al segmento del trasporto farmaco, sollecitata dalla necessità, assolta dall’Osservatorio, di predisporre un documento utile nel fornire indicazioni strategiche nella logica di trasporto e somministrazione dei vaccini anti-coronavirus. Questa denominazione rimane come parte integrale del nome, e ne rappresenta l’evoluzione. Oitaf è quindi impegnata a individuare nuove aree di applicazione del trasporto a temperatura controllata, e a studiare e promuovere tecnologie che contribuiscano a preservare la qualità della merce trasportata in tutti i suoi aspetti.

L'Oitaf punta a redigere un calendario di attività focalizzate sui principali temi attenzionati dall’Osservatorio, mentre continua la partecipazione agli eventi di settore secondo l’agenda fissata dal coordinatore scientifico, per assicurare a Oitaf e ai suoi partner la massima visibilità possibile, anche nei tempi come quelli attuali nei quali la condivisione è problematica

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