I Palombari della Marina, storia e tradizione / FOCUS

Genova - Dalla prima scuola del Regno di Sardegna ad oggi, un viaggio di 170 anni tra fascino del mito e coraggio.

di ALESSANDRO ARADO

Genova - Nell’immaginario collettivo il termine “palombaro” suscita, da sempre, un misto di curiosità, mistero e fascino, una “mitizzazione” alla quale ha contribuito il giusto riconoscimento delle loro eroiche imprese con onorificenze e attestati. Rispetto e considerazione quindi nei confronti di uomini che hanno svolto (e svolgono) un’attività di cui si sa (ancora) poco o nulla e che hanno intrapreso una strada difficile e pericolosa che per molti non è neppure ipotizzabile. Ma i palombari non sono dei “superman”, ma uomini (molto) coraggiosi. Soprattutto se facciamo riferimento a come operavano sotto la superficie del mare circa 170 anni fa, quando venne istituita a Genova il 24 luglio 1849, su proposta del generale Della Bocca, ministro della Guerra e della Marina del Regno di Sardegna del primo governo D’Azeglio, la prima Scuola Palombari. Allora le cose erano ben più complicate di oggi a causa della poca tecnologia a disposizione e, in particolare, per le scarse conoscenze degli effetti della pressione idrostatica sul corpo umano (quella che oggi è la medicina iperbarica) che - in caso di incidenti gravi o mortali - archiviava la malattia da decompressione o le embolie come “colpi apoplettici”.

Il primo insegnante della scuola fu il “marangone” Robert Gardner, assunto dalla Marina sarda per un periodo di due anni con l’incarico di ispezionare ed eseguire piccole riparazioni subacquee alle carene delle imbarcazioni (Regi Legni come erano identificati ufficialmente).

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