Minacce sulla Vos Thalassa, primi interrogatori

Trapani - A raccogliere le loro dichiarazioni il personale della squadra mobile della Questura, dello Sco della polizia di Roma e da militari del Nsi della Guardia costiera.

Trapani - Primi interrogatori dei 67 migranti sbarcati ieri sera a Trapani da nave Diciotti della Guardia costiera dopo essere stati salvati dal rimorchiatore Vos Thalassa. A raccogliere le loro dichiarazioni il personale della squadra mobile della Questura, dello Sco della polizia di Roma e da militari del Nsi della Guardia costiera. Tra i migranti anche il sudanese Ibrahim Bushara e il ganese Hamid Ibrahim, i due indagati in stato di libertà per violenza privata continuata ed aggravata in danno del comandante e dell’equipaggio del rimorchiatore.

La Procura di Trapani vuole fare chiarezza su tutto. Ma ci tiene a tenersi fuori da polemiche: nulla è mutato rispetto a ieri, i magistrati agiscono in base agli atti della Polizia giudiziaria, seguendo le regole e la legge, dicono fonti del Palazzo di via 30 Gennaio. Nessun commento su Matteo Salvini, che twitta: sulla Diciotti «andrò fino in fondo fino a quando qualcuno non verrà assicurato alla giustizia» perché «farò di tutto per difendere la sicurezza degli italiani, quello che sto facendo è bloccare partenze, sbarchi e morti». Al ministro dell’Interno replica l’Anm: «il lavoro dei magistrati della Procura di Trapani venga lasciato proseguire senza interferenze». Per l’Anm è «ingiustificata e in contrasto con l’indipendenza della magistratura ogni richiesta di adozione di provvedimenti dell’autorità giudiziaria, da chiunque provenga». E sulle polemiche cerca di placare gli animi il ministro della giustizia Alfonso Bonafede che da Innsbruck sottolinea come «i magistrati lavorano in piena indipendenza ed autonomia rispetto al potere politico: voglio rassicurare tutti. Salvini ha espresso il suo parere, voleva dire che se qualcuno ha sbagliato deve pagare, ma i fatti parlano chiaro e lo stanno dimostrando proprio con il caso Diciotti».

La Procura ha ritenuto che uno solo dei tre reati ipotizzati dagli investigatori era contestabile, la violenza privata aggravata, ma non l’appropriazione di nave e le minacce. Posizione che non è mutata. Ma questo non significa che l’inchiesta sia chiusa. Anzi si allarga, con apposite deleghe alla squadra mobile, allo Sco della polizia di Roma e al Nsi della guardia costiera. Si cercano, per esempio, anche eventuali scafisti del gommone, e, secondo quanto si è appreso “fari” sono stati accesi su i due indagati in stato di libertà. Anche se in Procura si sottolinea che sono indagini di routine. La Procura ha disposto indagini anche sulla ricostruzione del dopo salvataggio sulla Vos Thalassa.

L’equipaggio avrebbe detto di essersi sentito minacciato gravemente quando i migranti hanno scoperto che la nave li stava riportando indietro. Avrebbero gridato «no Libia, Libia, sì Italia», poi avrebbero circondato l’equipaggio, spintonando il primo ufficiale e mimato con la mano il gesto “ti accoltello alla gola”. Così sono scattati i contatti con la sala operativa della capitaneria di porto di Roma, che ha inviato sul posto la Diciotti che ha effettuato il trasbordo. I primi racconti dei migranti sarebbero diversi, avrebbero “supplicato” con insistenza il comandante e l’equipaggio a non riportarli in Libia, pressandoli, e scambiando la loro paura con minacce. Hanno detto di essere terrorizzati, di non volere tornare in Libia anche a costo di «morire gettandosi in mare».

«Non ci hanno capiti - hanno spiegato - perché nessuno parlava la nostra lingua. Aggressione? Nessuna, hanno frainteso il nostro stato d’animo di persone terrorizzate». Tanto che, hanno sottolineato, tutto «è durato non più di 10 minuti». Potrebbe essere questa la discriminante determinante dell’inchiesta della Procura di Trapani. Paura e minacce reali o percezione accentuata anche dall’inferiorità numerica? Per fare chiarezza in fretta gli investigatori stanno “accelerando” gli interrogatori, con l’assistenza di mediatori e interpreti, dei 67 migranti, che sono ospitati nell’hotspot di contrada Milo, per tentare di “cristallizzare” i fatti e presentare un rapporto dettagliato alla Procura che potrebbe, di fronte a fatti nuovi, cambiare posizione e fare valutazioni diverse. Possibilità che al momento, è stato ribadito, è esclusa. Intanto su nave Diciotti, da ieri ormeggiata nel porto di Trapani, sono in corso i lavori di rimessaggio e di rifornimento prima di rompere gli ormeggi e potere così riprendere il suo servizio in mare.

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