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Nel mondo 85 navi fantasma. Gli stipendi non pagati valgono 37,6 milioni di dollari

Lo scorso anno sono stati 85 nel mondo i casi di abbandono nave riportati all’Itf, la federazione internazionale dei trasporti, il sindacato che si occupa di seguire le vertenze dei marittimi che navigano sotto bandiera di convenienza

Alberto Quarati
2 minuti di lettura

Genova - Lo scorso anno sono stati 85 nel mondo i casi di abbandono nave riportati all’Itf, la federazione internazionale dei trasporti, il sindacato che si occupa di seguire le vertenze dei marittimi che navigano sotto bandiera di convenienza. Secondo la normativa dell’Ilo (il braccio dell’Onu per la materia del lavoro), una nave risulta abbandonata dal suo armatore se l’equipaggio a bordo non riceve lo stipendio da oltre due mesi o non paga il rimpatrio ai marittimi perché possano tornare al loro Paese. In termini di fondi impiegati dall’Itf per anticipare gli stipendi dei marittimi a bordo delle navi abbandonate, nel 2021 la cifra è stata di 37,6 milioni di dollari, in calo rispetto al 2020 (erano 44,6 milioni) con ugale numero di navi-fantasma, 85. Numeri così alti sono ancora effetto dell’onda lunga della pandemia: in Italia lo scorso anno l’Itf ha pagato 950 mila dollari per equipaggi bloccati nel nostro Paese (a fronte di 350 navi ispezionate), mentre quest’anno finora sono stati versati 400 mila dollari su oltre 200 unità ispezionate.

Ma da febbraio di quest’anno, l’emergenza è soprattutto l’Ucraina, spiega Francesco Di Fiore, Inspectorate Coordinator per l’Italia dell’Itf: "Lo scorso anno - spiega Di Fiore - le segnalazioni all’Itf in Italia furono 134, e hanno riguardato complessivamente, tra gli altri, 147 marittimi ucraini. Quest’anno, aggiornamento al 5 agosto, la nostra attività ha coinvolto 459 marittimi ucraini: è tutto effetto del conflitto". Non si tratta tanto di casi di abbandono, quanto di grandi difficoltà nel gestire i rientri in patria, che spesso in patria non sono, perché se molto personale torna, anche con l’obiettivo di arruolarsi nelle Forze armate, un’altra parte dei lavoratori raggiunge le famiglie che invece hanno lasciato il Paese per ripiegare su Romania, Bulgaria, Polonia: nazioni marittime dalle quali è possibile cercare a stretto giro un altro imbarco.

Per contro, i marittimi a terra in questo momento in Ucraina non possono lasciare il Paese, anche se il parlamento di Kiev ha recentemente votato una risoluzione che dovrebbe consentire in breve l’esclusione di questa categoria dal richiamo alle armi, considerato che una delle grandi risorse economiche dell’Ucraina sono proprio i marittimi, 47 mila ufficiali e 20 mila come personale di bassa forza. L’Itf italiana si occupa anche delle vertenze con la Msc Shipmanagement, la società cipriota che gestisce quasi 500 navi della flotta cargo di Msc. Al di là delle spese di assistenza che la compagnia sta affrontando per sostenere le famiglie sfollate dei marittimi, e su cui il gruppo non vuole farsi pubblicità, il caso è interessante per capire il peso del personale ucraino e il suo deficit tra imbarcati e disimbarcati in anticipo per ragioni urgenti o scadenza del contratto: circa 1.100 persone in meno rispetto alle quasi 3.700 abitualmente in navigazione.

I marittimi in tempo di pandemia e guerre saranno tra l’altro uno dei temi della due giorni, il 9 e 10 settembre a Genova, organizzata per celebrare i 90 anni nel primo porto italiano della Stella Maris, l’Apostolato del mare che in tutto il mondo fornisce assistenza ai marittimi sulle navi abbandonate o comunque in situazioni di disagio.

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