Decolla lo short sea a Barcellona. Grazie agli italiani

Genova - Il trasporto dei camion via mare da e verso il porto di Barcellona fa risparmiare 117 milioni di euro all’anno.

di Alberto Ghiara

Genova - Il trasporto dei camion via mare da e verso il porto di Barcellona fa risparmiare 117 milioni di euro all’anno. Lo ha detto Sixte Cambra, presidente dell’Autorità portuale catalana. L’ente ha fatto i conti sull’impatto che i traghetti carichi di camion hanno dal punto di vista economico e ambientale. E il bello per l’Italia è che molti di questi vantaggi riguardano linee con i nostri porti e operati da compagnie italiane come Gnv di Genova e Grimaldi di Napoli.

Secondo l’Autoritat, ogni giorno fra 400 e 500 camion evitano di utilizzare la strada per salire a bordo e compiere un viaggio via mare. Il calcolo stima che nel 2014 sono stati risparmiati, soltanto con riferimento alle cosiddette esternalità negative, circa 117 milioni di euro. Si tratta del costo risparmiato sulla spesa pubblica per aver evitato danni all’ambiente e alla salute, danni che non vengono conteggiati nell’attività di trasporto, ma possono essere generati indirettamente da questa e che possono essere calcolati in base a indici approssimativi. I dati sono stati presentati da Sixte Cambra al XIV forum del dialogo Spagna-Italia, che si è tenuto la scorsa settimana a Barcellona. Al forum hanno partecipato i ministri degli Esteri dei due paesi, José Manuel García-Margallo e Paolo Gentiloni.

Secondo Cambra, i 117 milioni rappresentanto un aumento del 18% rispetto ai risparmi ottenuti nel 2013. Lo short sea shipping a Barcellona riguarda soprattutto i collegamenti con l’Italia e, in misura minore, con l’Africa settentrionale. La maggior parte del traffico è gestito da Gnv e Grimaldi. Gnv è presente qui dal 1998, quando ha inaugurato la linea Genova-Barcellona, che la stessa Commissione europea ha riconosciuto come il prototipo di Autostrada del mare transfrontaliera, il modello a cui fare riferimento per i progetti che ha sostenuto con finanziamenti come quelli del programma marco Polo e delle reti Ten-T. Oggi la linea di Gnv prosegue e da Barcellona arriva fino a Tangeri, in Marocco. Nel frattempo a Barcellona sono arrivate anche le navi di Grimaldi. Il gruppo partenopeo non si è limitato a aprire servizi marittimi, ma si è impegnato con investimento a lunga scadenza che comprendono la concessione di un terminal dedicato e la gestione di una scuola di formazione allo short sea shipping. A gennaio scorso è stata raddoppiata la capacità del servizio fra Barcellona e Savona con l’introduzione di una nuova nave, la “Florencia”, che compie tre toccate settimanali. Oltre a quello con il porto ligure, Grimaldi collega Barcellona con Civitavecchia, Livorno, Porto Torres e Tangeri.

Lo sviluppo del traffico ro-ro è considerato dagli esperti la nuova frontiera per i porti, vista la crescente importanza degli scambi a corto raggio e il momento di debolezza della produzione cinese. In una recente intervista al “LAvvisatore Marittimo”, il presidente di Assagenti, Gian Enzo Duci, ha sottolineato l’importanza per un porto di mantenere tipologie diverse di merce e che il ro-ro può portare maggior valore aggiunto al territorio rispetto ai container.

Durante il forum, Cambra ha anche ricordato l’alleanza fra i porti del Mediterraneo occidentale di Barcellona, Marsiglia e Genova, riuniti nell’associazione Intermed. Scopo dell’associazione è riequilibrare il peso relativo degli scali dell’Europa meridionale con quelli dell’Europa settentrionale. Cambra ha detto che oggi il 70% delle movimentazioni portuali di container vengono svolte nei porti del cosiddetto Northern Range, che va da Le Havre ad Amburgo, mentre agli scali mediterranei resta soltanto il 30%. Intermed punta a modificare questo rapporto almeno fino a un 60-40%, un livello a cui si era avvicinato alla fine degli anni 1990, quando, in seguito alla legge 84/1994, la portualità ebbe una crescita a due cifre per alcuni anni.

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