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Caso Rinfuse, depotenziata la clausola anti-trame. “I membri del Comitato portuale tenuti all’oscuro”

Una postilla della concessione doveva garantire l’Authority da manovre sospette, ma fu ritoccata dopo la delibera dell’ente

Tommaso Fregatti, Matteo Indice
2 minuti di lettura

Aldo Spinelli voleva ottenere una concessione "tombale" sul Terminal Rinfuse (foto Astrid Fornetti)

 

Genova - La clausola che doveva salvaguardare l’Autorità portuale da manovre-speculative su una delle concessioni ritenute più strategiche fu ritoccata dopo la delibera dell’ente che assegnava la licenza ad Aldo Spinelli. E la modifica andò in un senso che «depotenziava» l’efficacia della postilla inserita in precedenza. È uno degli elementi emersi dopo l’audizione di Andrea La Mattina, avvocato e membro del board portuale per contro della Regione Liguria. La Mattina nel 2021 era contrario al rinnovo trentennale della licenza per gestire il Terminal Rinfuse a Spinelli, e subì pressioni dal governatore Giovanni Toti affinché cambiasse idea.

«Toti - ha riferito La Mattina ai pm - a me diceva che quell'assegnazione era strategica, ma dalle intercettazioni ho scoperto che la riteneva una follia». Il nodo è la destinazione d’uso dell’area. Il Rinfuse nasce per la movimentazione di merci non stoccate in container, ma l’obiettivo di Spinelli era quello di trasformarlo invece in un molo contenitori, anche in prospettiva della costruzione della nuova diga foranea, che avrebbe permesso l’ingresso di navi più grandi. In molti pensavano che difficilmente il Terminal Rinfuse sarebbe rimasto tale per decenni, perciò si questionava molto sulla durata della concessione da affidare a Spinelli.

Alla fine furono concessi i trent’anni chiesti dal terminalista, che secondo la Procura pagò tangenti a Toti e all’allora presidente del porto Paolo Emilio Signorini affinché lo spalleggiassero nell’iter. Nel via libera del Comitato portuale compariva una clausola che rendeva possibile la revoca se, appunto, la destinazione d’uso si fosse modificata in corso d’opera (lo prevede peraltro già il codice della navigazione). Il problema è che questa salvaguardia fu molto attenuata nell’atto materiale di concessione, diverso dalla delibera collegiale dell’ente. Fu infatti inserita una postilla - contenente la frase «resta naturalmente ferma...» - che apriva alla possibilità di mantenere la licenza pure cambiando utilizzo e connotati delle banchine, purché fosse ricalibrato il piano industriale.

Di quel ritocco gli investigatori hanno chiesto conto come premesso a La Mattina e poi agli altri membri del comitato di gestione del porto. Tutti hanno risposto che non ne sapevano nulla, poiché la concessione materiale è un atto che non passa attraverso il board. La Mattina ha inoltre definito quell’aggiornamento una cosa «che non ho mai visto, neppure in altre concessioni». E ha aggiunto che si tratta di una «clausola ambigua», da cui sembra evincersi «una limitazione dell'operatività della revoca» della concessione in caso di cambio della destinazione d'uso della superficie.

«Qualora ci fosse stata sottoposta - ha aggiunto - mi sarei opposto o quantomeno avrei chiesto più tempo per esaminarla, poiché sembra sottrarre il concessionario alla revoca. E quella clausola a mio avviso doveva essere mostrata al comitato di gestione, perché fa riferimento a significativi mutamenti degli assetti portuali».

Secondo gli i magistrati la postilla fu fatta aggiungere nel contratto da Aldo Spinelli, che attraverso il numero uno dello scalo Signorini voleva ottenere una concessione tombale, in modo da poter poi trasformare il Terminal Rinfuse in container con la realizzazione della nuova diga.

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