In Cina la prima portacontainer autonoma
La nave è dotata di navigazione intelligente e soluzioni avanzate rispettose dell'ambiente che riducono le emissioni e il rumore, compreso un sistema di propulsione elettrica
Genova – Lunghezza di 117 metri per 15 di larghezza: sono le misure della “Zhi Fei”, la prima portacontainer a navigazione autonoma prodotta in Cina. La nave, che ha una capacità di 300 teu, opererà in via sperimentale su vie d’acqua interne fra il porto di Qingdao e quello di Dongjiakou. L’entrata in servizio, per il gruppo statale Shandong port shipping, avverrà nel prossimo ottobre.
“Zhi Fei” è la prima unità di questo tipo, ossia una nave portacontainer, operativa in Cina e che soddisfa i criteri dei test di navigazione autonoma senza equipaggio. La navigazione senza equipaggio è il massimo dei sei livelli che vengono definiti per la navigazione autonoma dalle società di classifica internazionali.
La Cina ha cominciato a puntare sulle navi autonome nel marzo 2019, quando il ministero dei Trasporti ha approvato la ricerca e lo sviluppo nella navigazione intelligente e nel trasporto integrato. Come altri paesi che si stanno dedicando alla ricerca in questo campo, anche la Cina è interessata alla navigazione autonoma come mezzo per ridurre gli incidenti marittimi e risolvere la carenza di marittimi.
La costruzione dello “Zhi Fei” è stata ordinata al cantiere navale di Qingdao del gruppo Yangfan. A progettare la nave sono stati Navigation Brilliance Technology, Shanghai Bestway Marine Engineering Design, Shanghai Marine Equipment Research Institute, Dalian Maritime University e China Waterborne Transport Research Institute. La costruzione della nave è stata completata nel giugno 2021 e le prove in mare sono state condotte nello stesso mese.
La nave è dotata di navigazione intelligente e soluzioni avanzate rispettose dell'ambiente che riducono le emissioni e il rumore, compreso un sistema di propulsione elettrica. Oltre alla navigazione autonoma, il ministero dei Trasporti cinese sperimenterà l'installazione di una rete di comunicazione mobile da nave a terra a bordo della nave, il pilotaggio intelligente e l'invio e la gestione senza equipaggio di carichi di container.
L’industria marittima, come quella dei terminal portuali, è decisamente avviata verso un’automazione sempre più spinta. Questo non manca di generare riflessioni e risposte da parte di operatori e lavoratori del settore. L’automazione in campo portuale è a un livello più avanzato, mentre quella navale muove i primi passi.
Nel suo impegno a resistere a tutte le forme di automazione nel mondo marittimo, la potente International longshoremen's association degli Stati Uniti ha annunciato recentemente che i suoi membri non serviranno navi automatizzate che operano senza equipaggio. Citando questioni di sicurezza, il sindacato è da tempo contrario all'automazione, dopo aver resistitio in passato al passaggio alla containerizzazione.
Rispondendo a vari recenti resoconti dei media sui progressi nell'automazione delle spedizioni e, in particolare, sugli sforzi di Yara, Nyk e altri nello sviluppo di navi portacontainer automatizzate, il presidente dell'Ila, Harold Daggett, ha dichiarato: "Non fatele navigare nei porti dell'Ila dal Maine al Texas, a Puerto Rico e al Canada orientale: non verranno scaricati o caricati dai membri dell'Ila”. Nel 2018 il sindacato ha negoziato un nuovo contratto, con clausole restrittive per impedire ai porti di implementare tecnologie o apparecchiature di automazione.