Merlo: "Riforma dei porti, ai presidenti serve più autonomia politica"

L'allarme del presidente di Federlogistica: "Rischiamo di subire le decisioni dell'Europa. E' urgente un tavolo con tutto il cluster"

Genova - È stato assessore di un territorio, prima più piccolo e quindi di un’intera regione. Poi presidente del primo porto italiano, consulente di un ministro e alla fine manager nel privato. Luigi Merlo, presidente di Federlogistica, a ragione spiega di «avere un visione privilegiata» sulla questione riforma dei porti. Ed è netto: «Non è il momento. Perché semplicemente non è nell’agenda politica. Diversamente bisognerebbe cominciare a elaborare un piano in vista della sentenza europea che tra qualche mese potrebbe imporci un cambio radicale della natura delle Authority». Significa che dallo scontro con Bruxelles che vuole tassare le nostre Autorità portuali, l’Italia «potrebbe dover subire una riforma epocale - dice Merlo - mentre sarebbe meglio anticipare e convocare il cluster per prepararci. La posizione dura e pura sulla natura pubblica delle Authority, rischia di essere spazzata via».

Quindi «intanto rendiamo pienamente operativa la legge Delrio e prepariamoci alla decisione dell’Europa». Anche sul ruolo dei presidenti, Merlo va giù duro: «È uno dei mestieri più complicati del Paese, ma non è possibile rimanere con questa posizione passiva. I presidenti dovrebbero invece recuperare autonomia politica e non sentirsi emanazione di qualche ente. Il rischio è che diventino come i provveditori alle opere pubbliche. Serve insomma più coraggio sulle decisioni e maggiore autonomia sul fronte più politico: un soggetto forte che dialoghi alla pari con Comune e Regione».

Più tecnico il passaggio sui piani regolatori portuali: «Perchè non ha senso andare avanti a colpi di varianti e adeguamenti tecnico funzionali. Serve un grande piano regolatore nazionale che includa quelli dei singoli porti». Infine il tema delle concessioni. C’è la battaglia sul regolamento («Bisogna dare uniformità nazionale») e sull’articolo 18 comma 7, il divieto di più concessioni dello stesso tipo per un solo terminalista: «Contesto il metodo: non può essere un decreto della presidenza del Consiglio a decidere. Il Ministero dei Trasporti è troppo passivo su questa vicenda. E nel merito ritengo che il modello vincente sia quello dell’alleanza tra imprenditori locali e globali. Toccherebbe poi alle Authority avere i poteri per decidere di caso in caso, in linea con il principio di maggiore autonomia decisionale che servirebbe adesso ai porti».