Non solo lusso: a bordo del Rex la fuga degli ebrei dalle persecuzioni in Europa
Si stima che sino a 50 mila ebrei siano riusciti a scappare a bordo dei transatlantici italiani: il regime fascista aveva garantito una deroga alle leggi razziali per interesse economico
di Matteo Martinuzzi
Le navi passeggeri italiane erano tra le più belle e lussuose del mondo e durante il periodo in cui anche l’Italia decise di aderire alle leggi razziali, furono protagoniste di una storia dimenticata.
Con l’emanazione delle reggi razziali nel 1938, si creò un vuoto normativo che riguardava le navi passeggeri italiane che a causa dell’avvento del potere di Hitler (1933) avevano iniziato a trasportare un crescente numero di ebrei in fuga dai territori tedeschi. Era questa un’attività significativa per le compagnie armatrici del nostro Paese, specialmente in un periodo in cui l’emigrazione economica dal nostro Paese si era notevolmente ridotta. Il regime fascista decise così di “dispensare” dall’applicazione delle norme discriminatorie le navi battenti bandiera italiana. Questo valeva sia per le navi della Società Italia che gestivano le rotte per le Americhe che quelle del Lloyd Triestino che coprivano la rotta per l’Estremo Oriente.
Così anche due ammiraglie della flotta nazionale, il Rex e il Conte di Savoia, divennero un mezzo sicuro per gli ebrei in fuga dall’Europa, anche dopo lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e la contemporanea “non belligeranza italiana”. In quei difficili mesi le nostre navi divennero un’ancora di salvezza per tante persone che volevano lasciare il continente. Genova e la sua nave più famosa, il Rex, divennero il fulcro di questa storia ormai dimenticata.
La nave, idealizzata poi da Fellini nel film Amarcord, era stata costruita dall’Ansaldo di Sestri Ponente, lo stesso cantiere che ancora oggi sforna moderne navi da crociera sotto le insegne di Fincantieri. Il Rex entrò nel mito quando nel 1933 con una velocità media di 28,92 nodi, strappò il Nastro Azzurro al transatlantico tedesco Europa.
Già in quel periodo la presenza di ebrei sulla nostra ammiraglia era diventata significativa in tutte e tre le classi: infatti nel gennaio 1933, con l’accordo tra l’Union of Orthodox Jewish Congregations of America e la società Italia, per far fronte al crescente numero di passeggeri ebrei, sul Rex furono imbarcati in permanenza un rabbino e un cuoco kosher. Nel corso dei lavori di ristrutturazione della nave del 1936 venne allestita una cucina kosher con riposteria e frigoriferi dedicati: persino i piatti avevano la scritta Rex in caratteri ebraici.
Durante la sua breve carriera (il Rex navigò solamente dal 1932 al 1940) la nave “genovese” trasportò verso gli Stati Uniti secondo diverse stime da un minimo di 30.000 ebrei a un massimo di 50.000.
Nello United States Holocaust Memorial Museum di Washington sono raccolte parecchie testimonianze fotografiche, scritte e registrate degli ebrei europei fuggiti a bordo del Rex. Tutti confermano la grande cura con cui furono accolti dall’equipaggio ed il perfetto trattamento ricevuto durante la traversata, che compensava le pene subite e li aiutava a dimenticarle. Le vie di fuga più usate erano il passaggio dall’Austria a Trieste in Italia, per proseguire in treno sino a Genova ove si attendeva l’imbarco sul Rex. In alternativa si passava in Francia per raggiungere la nave a Cannes dove sostava in rada.
A bordo la maggior parte dei membri dell’equipaggio erano liguri e questi avevano dato alla nave italiana quell’impronta che l’aveva resa famosa nel jet set interazionale. La “rotta del sole”, gli splendidi lidi all’aperto, la cucina eccellente sono stati i tratti distintivi di questa leggendaria nave, a cui ora va aggiunto il ricordo del suo ruolo nel trasporto degli ebrei che riuscirono a ricostruirsi una vita negli Stati Uniti e questa nuova esistenza libera da persecuzioni iniziava proprio a bordo di una nave chiamata Rex.
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