Falteri: “Reefer, la crisi di Suez interrompe un ciclo positivo per l’Italia”
Con la crescita della cultura agroalimentare le imprese investono nella logistica del freddo
“Trasporto e logistica del freddo in Italia stanno crescendo con la cultura agroalimentare, gli operatori stanno investendo, Pnrr e Zes sono una grande opportunità di sviluppo e la sfida dell'interoperabilità informatica sarà decisiva”, spiega Davide Falteri, vicepresidente di Federlogistica, la federazione che riunisce le imprese di logistica e spedizione, magazzini generali e frigoriferi, terminalisti portuali e retroportuali, operatori e imprese portuali, interportuali e aeroportuali che fanno riferimento a Conftrasporto e Confcommercio. Ma Falteri segnala anche i rischi di un’interruzione di questo ciclo virtuoso, dovuti alla crisi del Mar Rosso. “Con il canale di Suez - spiega - Genova e l’Italia sono centrali per la logistica del freddo. Da lì nel 2022 sono passati 217 milioni di chilogrammi di export di frutta italiana. Della crisi attuale, che ha moltiplicato per 4 i costi di trasporto, si avvantaggiano invece i porti del Nord Europa. La crisi di Suez sta colpendo tutti, ma per il settore del freddo il danno è maggiore, perché le merci trasportate hanno una durata di conservazione minore. L’allungamento dei tempi di trasporto costringe a ripensare le rotte e per Genova alcuni mercati si chiudono, mentre si aprono spazi per i porti del Nord. Ci auguriamo che questa sia una situazione temporanea”.
Anche perché nell’ultimo periodo la logistica del freddo ha preso campo, in Italia e in particolare a Genova, con numerosi associati di Federlogistica che hanno cominciato a investire sempre di più in questo settore: “Il porto di Genova - dice Falteri - sta crescendo in termini di numeri e di attrezzature". Ci sono esempi virtuosi come quello di Cava International, casa di spedizioni che sta investendo anche nel settore della logistica, rispondendo così alle sfide e agli sconfinamenti di campo delle grandi compagnie armatoriali che si sono allargate a terra. Nel 2023 l’azienda guidata da Cristiano Cavaliere ha inaugurato a Pontedecimo Kryos Logistic, un’area logistica di 5.000 metri quadrati, di cui metà coperti, con spazi frigoriferi a -28 gradi. “Gli spedizionieri - nota Falteri - stanno diventando anche operatori logistici e aprono nuovi hub per la merce, anche a Genova”. Per quanto riguarda il reefer è una tendenza legata alla crescita della cultura agroalimentare e alla ristorazione di qualità, che incentiva gli scambi con tutto il mondo. E riguarda un po’ tutta Italia, dalla Lombardia, dove gli hub reefer sono al servizio del Nord Europa, al Sud dove “con la Zes si apre un’opportunità importante, afferma convintamente Falteri. “Servono sempre più hub logistici nuovi, costruiti da zero perché rispondano alle nuove esigenze tecnologiche e ai fabbisogni energetici: non possono essere le vecchie strutture riadattate”.
Intanto lo scalo del capoluogo ligure si attrezza per rispondere a investimenti che arrivano anche da parte degli armatori. La novità più recente sono le navi reefer a doppia temperatura, con due sistemi separati a bordo per la merce refrigerata che deve essere conservata sotto zero e per quella che si trasporta a temperature leggermente sopra lo zero, che hanno due catene di trasporto diverse. “Questi investimenti degli armatori - continua il vicepresidente di Federlogistica - dimostrano quanto questo settore sia oggi importante, per l’Italia e per l’Europa. E il porto di Genova è strategico per il reefer, essendo al punto di incrocio fra Europa, Africa e Asia. Le infrastrutture possono migliorare, anche in vista delle prospettive che si aprono con la Diga, il Terzo Valico e la Gronda”.
Un ulteriore impulso può arrivare dal Pnrr, che l’Europa ha pensato come strumento per spingere l’innovazione e la sostenibilità. “Il prossimo anno il Pnrr consentirà di accelerare l’interoperabilità dei sistemi informatici della supply chain. Per il settore del freddo è un passo determinante”, dice Falteri, che aggiunge: “In un porto come quello di Genova dove gli spazi sono limitati lo sviluppo arriva, oltre che dalla crescita dell’infrastruttura fisica, dall’infrastruttura digitale”. Col Pcs nazionale fermo, senza cloud e interoperabilità, “il privato non riesce a comunicare con tutti i porti italiani”: per questo “la sfida dell’interoperabilità è decisiva, senza non si può arrivare all’operatività dei porti h24. Con l’interoperabilità, invece, ci sarà più possibilità di fare programmazione e più efficienza per le aziende. Per il settore dei prodotti refrigerati sarà un passo avanti ancora più decisivo”.