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Gianfranco Tiezzi

“La diga di Genova da sola non basta: occorrono ampliamenti delle banchine unite e infrastrutture stradali e ferroviarie adeguate”

“L'A7 e l'A10 sono già oggi le tratte autostradali più trafficate del Nord Ovest con circa 110mila veicoli dei quali un quinto sono mezzi pesanti”

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Genova, spettacolo pirotecnico per la nuova diga

 

Che anno si sta rivelando il 2024 per il mondo ligure dell'autotrasporto? «Un anno davvero molto complicato – spiega Gianfranco Tiezzi, segretario generale Fai Liguria -. In particolare nel settore container dove prima l'inflazione e poi la guerra Ucraina hanno generato cali considerevoli. Le stime ci danno un meno 20%. Le previsioni davano un "rimbalzo" per marzo aprile di quest'anno ma gli Houthi e il Mar Rosso hanno dato invece un ulteriore colpo basso al settore. Molte imprese, circa duemila, troveranno un piccolo sollievo dai ristori autostradali, ma è un pannicello. Va considerato sempre che il 95% delle nostre imprese sono piccole aziende che hanno bisogno di digitalizzazione per aumentare efficienza e ridurre costi connessi alla gestione burocratica e amministrativa della missione, ma anche di processi di aggregazione in una logica di filiera logistica, connessa ai porti e alle industrie. Da una parte sappiamo che nel triennio 2024/26 è previsto un incremento di capacità totale di portacontainer di oltre cinque milioni di teu, dall’altra abbiamo un terzo degli attuali autisti che hanno più di 55 anni e viene stimata una carenza di autisti in Europa di oltre un milione di unità. Per ovviare a questa carenza ci sarà bisogno di una grande opera di formazione ma anche di realizzare infrastrutture intelligenti per il settore dove gli autisti possano trovare parcheggi e servizi adeguati alla fatica del loro lavoro. Per Genova significa il tanto sospirato autoparco».

Capitolo infrastrutture. La nuova diga foranea rappresenta per Genova, come insistito in molti, l'opera di cui il porto ha maggiormente bisogno? Per Savona, invece, quali sono le priorità?

«La diga di Genova da sola non basta, occorrono ovviamente anche ampliamenti delle banchine unite a infrastrutture stradali e ferroviarie adeguate, il Terzo valico, la Gronda e l'adeguamento della attuale rete autostradale, oltre ad aree logistiche e retroporti. L'A7 e l'A10 sono già oggi le tratte autostradali più trafficate del Nord Ovest con circa 110mila veicoli dei quali un quinto sono mezzi pesanti. Per il porto di Savona è lo stesso: è necessario l'adeguamento della rete stradale e autostradale in primis ma anche ampliare aree portuali con una nuova banchina dedicata al Ro-ro e alle rinfuse, potenziare infrastrutture stradali, ferroviarie e aree logistiche e retroporti».

La situazione della rete autostradale ligure, e in particolare il nodo di Genova, resta critica per via di continui cantieri e restringimenti. Quanti e quali danni sta subendo il settore dell'autotrasporto dopo il crollo di Ponte Morandi?

«I danni sono incalcolabili. Per una missione su area Milano prima si stimavano in 4-5 ore tra andata e ritorno, oggi sono 7-8 ore ma le tariffe sono sempre le stesse e i costi maggiori. I tempi per le attività di manutenzione straordinaria della rete autostradale sono ancora lunghi ed è probabile vadano anche oltre il termine della costruzione della diga. Una accelerata è necessaria e le imprese si aspettano che nel frattempo prosegua almeno la logica dei ristori. In questa logica apprezziamo la disponibilità al dialogo e alla comprensione delle nostre sollecitazioni da parte di Aspi che certamente non è la responsabile dei disastri creati dalla precedente gestione».

Prevede una crescita dei traffici per i porti di Genova e Savona nei prossimi anni?

«Dopo la realizzazione della diga ci saranno certamente. Prima e nel frattempo sarà necessaria una grande opera di marketing degli scali portuali da parte di armatori, spedizionieri e agenti marittimi in primis ma anche dalle istituzioni centrali e locali. Tutto dipenderà dall'efficienza delle infrastrutture reali e digitali che il nostro sistema sarà in grado di offrire. Tuttavia il fatto che i grandi carrier continuino a investire nella costruzione di grandi unità navali induce ad avere un certo ottimismo anche se eventi imprevisti possono generare nell'economia mondiale quello che una volta si chiamava effetto farfalla».

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