l’intervista

Messina (Assarmatori): “Project cargo, i porti sono attrezzati. I problemi ci sono nella logistica di terra”

“Bisogna navigare a vista, giorno per giorno, e questo è particolarmente difficile in questa tipologia di traffico. Questo quadro della situazione comporta, infine, rinegoziazioni dei contratti con i clienti finali”

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Stefano Messina a un Forum dello Shipping organizzato dal Secolo XIX  

Genova – Che momento sta vivendo il mercato del trasporto marittimo dei carichi speciali? «Le criticità che purtroppo caratterizzano ancora l’area del Mar Rosso – dice Stefano Messina, presidente di Assarmatori - inevitabilmente impattano in modo rilevante anche su questo segmento del trasporto, che in Italia vanta tradizionalmente diverse punte di eccellenza a livello internazionale. I problemi principali sono relativi ai transit time e ai maggiori costi operativi, legati chiaramente alla necessità di effettuare la circumnavigazione del Capo di Buona Speranza, rispetto al transito attraverso il Canale di Suez, con tutto quello che questo comporta. Ma a preoccupare è anche la possibilità che il Mediterraneo possa non essere più considerato, quantomeno nel medio periodo e finché le tensioni geopolitiche non verranno meno, un’area di transito proprio a causa del reindirizzamento delle navi: a questo punto, infatti, sarebbe maggiormente preferita la costa atlantica europea, con tutti i riflessi negativi del caso per quanto riguarda il nostro Paese».

Quali sono le principali criticità per chi opera in questo tipo di business?

«In questo momento l’attenzione è tutta rivolta a questa particolare area del mondo, e vale per tutte le tipologie di traffico che interessano l’Italia e l’Europa. Abbiamo detto dei maggiori tempi di percorrenza e dell’aumento dei costi, ma questo si traduce anche in una duplice difficoltà operativa tutt’altro che secondaria. In uno scenario così incerto, infatti, spesso non si riesce a dare garanzie ai clienti sui tempi di consegna del project cargo, che ha un valore unitario della merce molto elevato e deve rispettare una pianificazione produttiva più efficace, e diventa estremamente difficile anche programmare l’attività dei prossimi mesi. Bisogna navigare a vista, giorno per giorno, e questo è particolarmente difficile in questa tipologia di traffico. Questo quadro della situazione comporta, infine, rinegoziazioni dei contratti con i clienti finali».

I porti italiani, dal punto di vista delle infrastrutture, sono attrezzati per operare nel comparto dei carichi speciali?

«In generale i porti italiani sono ben attrezzati e non si registrano particolari difficoltà; chiaramente la situazione può variare da scalo a scalo, ma non ci sono particolari preoccupazioni sotto questo punto di vista. Dobbiamo tenere sempre presente che il project cargo viene gestito via mare il più delle volte con navi dedicate, che possono quindi operare in relativa autonomia sfruttando le gru di bordo. Il problema, più che all’interno degli scali, è alle loro spalle, ovvero è relativo alla logistica di terra e alla difficoltà per i carichi speciali di raggiungere le banchine. Pensiamo ad esempio alla rete autostradale, sono ben noti nel nostro Paese i problemi legati a gallerie, ponti e viadotti; problemi che hanno un’incidenza diversa a seconda delle aree del Paese. Facciamo un esempio concreto: nel Nord Italia è sicuramente più facile imbarcare un carico eccezionale nei porti adriatici, proprio a causa della conformazione del territorio e della relativa rete infrastrutturale, rispetto a quelli tirrenici. Con limitazioni che sono accentuate dai molteplici cantieri aperti sulla rete autostradale».

Quali sono i carichi speciali più movimentati al momento in Italia e all’estero?

«Il mercato italiano del project cargo vanta una consolidata tradizione d’eccellenza e specializzazione. Il nostro è un Paese che produce e quindi esporta trasformatori, turbine, generatori elettrici e scambiatori di calore, apprezzati per la loro qualità in tutto il mondo. Per questa ragione ancora oggi i flussi relativi a queste tipologie di carichi speciali continuano ad essere significativi per l’Italia e, come logica conseguenza, il trasporto marittimo che li supporta è in crescita e riesce a essere competitivo sul mercato. Analogamente vantiamo anche alcune importanti realtà attive nel mondo dell’impiantistica e della costruzione che contribuiscono in modo determinante a questi traffici».