Giampieri (Assoporti): “Il Mediterraneo sta ritrovando la sua centralità”
“I nostri porti sono ben attrezzati ma, naturalmente, esiste anche la forte necessità di veloce adattamento tecnologico e di sostenibilità”
Rodolfo Giampieri
Rodolfo Giampieri è il presidente di Assoporti, la realtà che rappresenta gli scali nazionali amministrati dalle Autorità di sistema portuale. Lo scorso giugno è stato confermato alla guida dell’associazione ricordando che «abbiamo lavorato intensamente per assicurare che Assoporti avesse un ruolo centrale nelle politiche di sviluppo del Paese, sempre attenti agli interessi generali».
Presidente, che momento stanno attraversando i porti italiani?
«Il Mediterraneo è tornato al centro delle rotte e, in quest’ottica, l’Italia è strategica, sia per destino geografico che per capacità di reazione, e la politica ne ha colto l’importanza dedicando al comparto un’attenzione crescente. Dobbiamo essere pronti ad affrontare sempre più frequenti momenti di difficoltà e crisi, cosa che in questi anni abbiamo imparato nostro malgrado. Ci siamo trovati di fronte ad una realtà che probabilmente era stata sottovalutata: la delocalizzazione delle attività che ha creato, nei momenti più intensi e difficili, problemi nell’approvvigionamento di alcune materie prime e semilavorati e ciò ha portato le imprese alla rivalutazione delle scelte commerciali precedenti, creando il fenomeno che chiamiamo near-shoring e re-shoring (accorciamento della catena logistica). Mi preme anche sottolineare – aggiunge il numero uno di Assoporti - che quando si parla di mare e di portualità significa parlare di economia reale. Significa vedere anche i visi delle lavoratrici e dei lavoratori, degli imprenditori e delle loro intuizioni, vedere le attrezzature, investimenti e le banchine. Per questo motivo è un argomento che va trattato con grande rispetto e attenzione. È doveroso infine sottolineare l'importanza del fattore umano e la conferma della persona riportata al centro dell'attenzione».
Quali sono le principali criticità per gli scali italiani che operano nel business dei carichi speciali?
«Come ho detto, la portualità e la logistica moderna hanno dato prova di resilienza nel tempo e durante diverse crisi internazionali. Si tratta di una filiera che funziona come mostrano i dati, in particolare anche i dati delle merci alla rinfusa che, nonostante un calo dovuto ai conflitti in atto, rappresentano un asset importante per i porti della Liguria, della Toscana e del Lazio, della Sicilia Orientale, della Puglia, delle Marche, dell’Emilia-Romagna e del Veneto e Friuli Venezia Giulia. Come mostra la grande e convinta partecipazione del sistema porti alla prossima manifestazione Breakbulk di Rotterdam, che porteremo anche in un unico stand del “Sistema Italia” per dimostrare la compattezza del comparto nelle sfide internazionali e la rilevanza data a questo segmento di traffico. Le principali criticità sono riferibili alla costruzione di futuro di sviluppo economico e occupazionale nel clima di incertezze in cui viviamo e l'eventuale protrarsi dei conflitti potrebbe mettere a durissima prova i nostri scali che, come detto, stanno tenendo abbastanza bene al momento».
I porti nazionali, dal punto di vista delle infrastrutture, sono già attrezzati per operare nel comparto dei carichi speciali oppure servirebbero nuovi investimenti?
«In questo contesto di trasformazione – chiude Giampieri - le Authority si stanno adattando per garantire la competitività del sistema Italia, anche con adeguamenti infrastrutturali e infostrutturali che sono già in corso grazie agli importanti fondi messi a disposizione sia dal Pnrr che dal Fondo complementare. Direi che i nostri porti sono ben attrezzati ma, naturalmente, esiste anche la forte necessità di veloce adattamento tecnologico e di sostenibilità. Tutto questo per rendere i nostri porti sempre più competitivi e pronti alle grandi sfide del mercato che cambia».
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