l’intervista

D’Agostino: “Le banchine del futuro? Grandi hub energetici, l’Italia sarà in prima fila”

“Quando si parla di transizione e di nuovi carburanti, occorre osservare che non c’è stata una scelta unica da parte degli armatori. Nel settore container ci sono concentrazioni oligopolistiche, che non sono un bene. Ma almeno potrebbero mettersi d’accordo su una strategia unica per i carburanti e non lo fanno. È un problema degli armatori, non dei porti”

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Il porto di Trieste  

Ambiente, energia, nuove tecnologie stanno cambiando l’attività e il ruolo dei porti. Lo sottolinea Zeno D’Agostino, presidente dell’associazione dei porti europei, Espo, e ancora per poche ore dell’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico orientale, che riunisce Trieste e Monfalcone. Doveva terminare il mandato a fine anno, ha anticipato l’uscita al primo giugno. «Mi occuperò ancora di logistica, forse come consulente», è l’unica cosa che si lascia scappare sul suo futuro. Come presidente dell’interporto di Bologna prima e del porto di Trieste poi, D’Agostino è stato testimone della crescente importanza delle politiche ambientali su tutta l’economia europea, anche sui trasporti. «Hanno influito sulla gestione dei nodi logistici - afferma - e meno male. L’ambiente è un tema fondamentale. Uno studio di Espo sugli investimenti dei principali porti europei presentato recentemente a Parigi mostra che rispetto al 2018, nel 2023 le infrastrutture dedicate all’energia sono le principali destinazioni dei finanziamenti, in maniera prepotente».

Quale quadro si delinea?

«I porti diventano grandi produttori di energia in aree sia a terra sia a mare. L’Italia in futuro sarà sempre più coinvolta nella realizzazione di parchi eolici. La transizione energetica globale vede l’Italia in prima linea e se si realizzano strutture offshore, sarà necessario attrezzare aree di supporto anche onshore, nei porti».

Che cosa state facendo come Autorità di sistema?

«A Trieste e Monfalcone sono in corso progetti di elettrificazione di tutte le banchine. Le uniche che non è possibile elettrificare con la tecnologia attuale sono quelle petrolifere. Rimando al mittente le critiche di chi dice che si interviene soltanto sull'ultimo miglio: dagli albori del Pnrr la progettazione è integrata con la smart grid cittadina. Autorità portuale, Hera e Terna investono 150 milioni di euro sui porti di Trieste e Monfalcone per l’elettrificazione delle navi».

Oltre al cold ironing l’Ue spinge anche sui combustibili alternativi per le navi.

«Per la distribuzione in porto a Trieste ci sono operatori che si stanno attrezzando per fare bunkeraggio. Il gruppo Walter Tosto ha avuto concessioni per depositi costieri di nuovi carburanti finalizzati alla transizione energetica. Tosto ha un impegno di investimenti importanti per i prossimi anni, per prodotti come l’ammoniaca o altro, a seconda dell’evoluzione della domanda». Gli armatori si lamentano per la politica Ue sulla decarbonizzazione e per la mancanza di distributori di fuel alternativi nei porti. «È la questione dell’Ets, diversa dagli investimenti che stanno facendo i porti. Non ho mai sentito un armatore non lamentarsi, ma io come presidente di Espo mi sono speso contro questa modalità di estendere l’Ets allo shipping. Ho avuto incontri a muso duro alla Dg ambiente della Commissione europea. Una norma estesa a tutto un continente non deve dare vantaggi a nessuno, in maniera anelastica. Ma in Mediterraneo ci sono porti non Ue con condizioni di vantaggio rispetto ai porti di Espo. Poi quando si parla di transizione e di nuovi carburanti, occorre osservare che non c’è stata una scelta unica da parte degli armatori. Nel settore container ci sono concentrazioni oligopolistiche, che non sono un bene. Ma almeno potrebbero mettersi d’accordo su una strategia unica per i carburanti e non lo fanno. È un problema degli armatori, non dei porti. Non si possono lamentare se i porti non sanno decidere su quali carburanti investire».

Ci sono altri temi oltre all’ambiente per cui è importante l’innovazione tecnologica?

«C’è un processo di automazione che cresce nei terminal. Al Molo VIII di Trieste c’è un project financing per l’automazione completa sul modello del terminal Tollerort di Amburgo. Altro aspetto non banale è il Pcs: in questi giorni a Trieste. Monfalcone e Fernetti è cominciato il test per la gestione informatizzata dei dati. E poi c’è il trasporto di dati: i porti come hub per i cavi sottomarini, che portano valore anche maggiore delle merci: è un’innovazione importante che sconvolge il ruolo dei porti. A Genova ci stanno già lavorando, ma anche Fincantieri porta avanti acquisizioni in questo settore». —