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l’intervista

Santi: “Il porto di Livorno crescerà grazie alla Darsena Europa”

“Livorno è porto multipurpose, e questo lo differenzia in modo marcato dalla maggioranza degli altri scali marittimi italiani, specie in Tirreno. Alcuni importanti gruppi armatoriali lo hanno scelto come base operativa primaria”

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Alessandro Santi

 

Come giudica, sia sotto l’aspetto del traffico commerciale che di quello passeggeri, lo stato di salute del porto di Livorno? «La prima cosa che mi preme sottolineare – dice Alessandro Santi, presidente di Federagenti - è che Livorno non è solo un porto storico, è tutt’oggi un porto primario che svolge funzioni strategiche al servizio di un cluster economico e produttivo. Per altro la crisi che si è abbattuta sul Mediterraneo e che riguarda in particolare i porti dell’Adriatico, in conseguenza della semi-chiusura di Suez e dello stato di allerta che incombe sul Mar Rosso, non ha avuto impatti negativi sul porto di Livorno che anzi conferma i suoi obiettivi ambiziosi di crescita nel settore ro-ro, in prospettiva (a Darsena Europa operante) nei container, oltre che in tipologie specifiche di traffico come quella dei prodotti forestali».

Capitolo infrastrutture: quali sono le principali opere di cui ha bisogno lo scalo toscano?
«Per quanto riguarda le infrastrutture è ovvio che il traguardo più atteso e più ambizioso riguarda la piena entrata in servizio della Darsena Europa, impianto da solo in grado di determinare un salto di qualità. Fra un anno sarà per intanto completato lo scavalco ferroviario e il micro tunnel. Quest’ultimo permetterà l’ingresso efficiente a portacontainer fino ad ora impedito per via delle restrizioni di accesso. L’opera primaria naturalmente resta la Darsena Europa, ormai in via di esecuzione dopo le difficoltà di impatto ambientale e non solo che ha incontrato sul suo percorso progettuale. Questa ultima opera, con lo sbocco a mare, renderà possibile per Livorno un margine molto alto di crescita consentendo l’accesso a traffici e navi che a causa del pescaggio ridotto delle banchine del porto non potevano essere accolti».

Quali sono i margini di crescita da qui ai prossimi anni del porto di Livorno?
«Il porto di Livorno è, come detto, porto primario per il ro-ro e ro/pax e la crisi del Mar Rosso non ha inciso sulle sue performance. Anzi proprio l’ipotesi di crescita dei traffici transmediterranei, anche in conseguenza di un fenomeno di reshoring industriale che potrebbe riguardare sia il Nord Africa sia il Medio Oriente, creano le premesse per uno sviluppo di nuovi traffici. Già oggi le rinfuse e soprattutto i prodotti forestali (nel solo mese di luglio sono previste sbarcare circa 135.000 ton di prodotti forestali) beneficiano di un trend molto positivo».

Ci sono merceologie e prodotti non ancora movimentati nel porto di Livorno che possono rappresentare una nuova opportunità di crescita?
«Livorno è porto multipurpose, e questo lo differenzia in modo marcato dalla maggioranza degli altri scali marittimi italiani, specie in Tirreno. Alcuni importanti gruppi armatoriali lo hanno scelto come base operativa primaria e ciò garantisce una flessibilità e specialmente la capacità di cogliere e di rispondere prontamente alla domanda di trasporto che si origina dal mercato. Una considerazione che si attaglia alla perfezione al traffico di navi ro-ro e con-ro, ma anche alle autostrade del mare. È importante poi andare a leggere i profondi cambiamenti intervenuti in questi anni anche nell’approccio commerciale al mercato e persino alla destinazione d’uso delle grandi infrastrutture. Non si può ad esempio sottacere lo sviluppo del traffico crocieristico che – come molti avevano previsto anni addietro – si giova della vicinanza di un mercato turistico di città d’arte unico nel panorama italiano. Questo sta determinando la scelta di molti cruise operator e una crescita costante nel numero dei passeggeri in transito attraverso le banchine livornesi creando le premesse per l’attivazione di un positivo effetto domino».

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