Augusto Cosulich: “Al mondo manca una leadership, l’America l’ha persa”
Nonostante la difficoltà di fare previsioni, il gruppo genovese cerca di tenersi pronto: partecipa a un progetto di dry port fra Ungheria e Ucraina, il cui capofila sono le Ferrovie italiane, che ovviamente dipenderà dalla guerra. E investe nella transizione energetica
Augusto Cosulich fotografato a un Forum dello Shipping
“Il Far East rimane un grande mercato, come lo è l’America. Ma se manterrà l’importanza che ha avuto negli scorsi decenni non lo so, chi può dirlo?” A parlare è Augusto Cosulich, uno degli imprenditori italiani della logistica che meglio conoscono la Cina e l’Estremo Oriente. Il gruppo che guida, Fratelli Cosulich, è arrivato a Hong Kong da pioniere, nel 1980 e oggi è presente in quest’area con attività diversificate. Ma la situazione internazionale si è fatta così complessa da sconsigliare qualsiasi previsione per il futuro. Nel progetto di Nuova via della seta, che nelle intenzioni di Pechino avrebbe dovuto rafforzare i legami fra Cina e Europa, Cosulich non ha mai creduto (“Non è mai esistita nella realtà, è stata un’operazione di marketing”). Tuttavia la Cina è stata una certezza per anni, con la sua crescita economica impetuosa che ha spinto lo sviluppo del mondo marittimo portuale, anche in Italia e in Europa. “Oggi - afferma l’imprenditore genovese - viviamo in un mondo pieno di incertezze. Un’indicazione forse arriverà dopo le elezioni negli Stati Uniti. Intanto abbiamo la Germania che è ferma dal punto di vista economico. E anche in Cina le cose sono cambiate, lì l’economia non corre più al ritmo del +10 o +12 per cento all’anno. Oggi nel mondo manca una leadership, l'America non ha più questo ruolo”.
Fratelli Cosulich è attiva in Far East in cinque settori. La presenza maggiore è in quello nella Marine energy, cioè il trading del bunker con sei bettoline di fuel tradizionale a Singapore e altre tre dual-fuel a metanolo in arrivo entro un anno, con opzione per una quarta, che porterebbe la flotta a dieci unità. Inoltre una delle due bettoline per gnl della compagnia è stata noleggiata alla malese Petronas (l’altra è in Nord Europa). La seconda attività è quella logistica, con gli uffici della casa di spedizioni Express global a Shanghai, Ningbo, Shenzen e Hong Kong. Poi ci sono il trading di prodotti finiti dalla Cina (ghisa, tombini) gestito dall’ufficio distaccato di Link trading a Pechino e l’attività siderurgica attraverso il colosso di Lugano Trasteel, di cui Cosulich ha acquisito il 37 per cento e che in Far East possiede una fabbrica di prodotti refrattari in Cina. Infine l’agenzia marittima al servizio dello yachting, gestita da Montecarlo da Tommaso Cosulich e che ha esteso le sue attività anche a Singapore, in Indonesia e Nuova Zelanda.
“Siamo arrivati a Hong Kong come esploratori nel 1980, approfittando di un biglietto gratis della British Caledonian, che aveva avviato il primo volo diretto al mondo Londra-Hong Kong. Abbiamo contattato tutti gli armatori a uno a uno, partendo dalle pagine gialle, offrendo i nostri servizi. Nel 1988 è arrivata Cosco, poi l’ufficio di bunker a Hong Kong gestito da mio cugino Antonio, che si è trasferito lì per alcuni anni coi sei figli. Da lì è cominciato tutto”. Per il futuro, il gruppo intende investire soprattutto in logistica, Marine energy e acciaio. Per quanto riguarda la contingenza attuale, “tutti noi viviamo un anno complicato, il 2024 ancora più del 2023, fra le guerre, la Cina che invade il mercato europeo con prodotti siderurgici e automotive, creando problemi a tutti. Trump ha promesso che se vince le elezioni farà finire le guerre. Vedremo. Se accadesse potrebbe esserci un recupero dell’economia”.
Nonostante la difficoltà di fare previsioni, il gruppo cerca di tenersi pronto: partecipa a un progetto di dry port fra Ungheria e Ucraina, il cui capofila sono le Ferrovie italiane, che ovviamente dipenderà dalla guerra. E investe nella transizione energetica, pur tra le perplessità anche in questo settore: “Oggi la disponibilità di metanolo verde è pochissima. E c’è l’incognita del prezzo. Gli armatori continuano a ordinare navi dual fuel in grande numero, ma se il prezzo dei combustibili verdi sarà troppo alto preferiranno pagare le sanzioni e continuare a usare il fossile. Per quanto riguarda l’Ets, la tassa sulle emissioni di Co2, l’Unione europea dovrebbe interrogarsi sull’eccesso di regolamentazione e conciliarsi con le altre parti del mondo, come Cina, India e Brasile, che invece continuano a inquinare”.
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