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Visintin: “A Trieste nessun danno dalla crisi del Mar Rosso”

“Le nostre preoccupazioni riguardano il lungo termine. In effetti le compagnie di navigazione potrebbero non avere più interesse a venire in Adriatico se proseguisse la crisi nel Mar Rosso”

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Militari Houthi nella capitale dello Yemen, Sana'a

 

L’attuale presidente degli spedizionieri del Friuli Venezia Giulia, Stefano Visintin, evoca la figura storica di Pasquale Revoltella per sottolineare l’impatto che la crisi in Medio Oriente può avere sui porti adriatici. Il triestino Revoltella (nato a Venezia, cittadino austroungarico) fece fortuna con il commercio del legname e intuì l’importanza che avrebbe avuto l’apertura di Suez per Trieste, tanto da diventare vicepresidente della società che costruì il Canale. Dal XIX secolo a oggi: un’altra figura, molto più attuale, che ha influito sullo sviluppo del porto di Trieste è quella di Zeno D’Agostino, il presidente dell’Authority che ha rilanciato lo scalo facendolo diventare un modello a livello internazionale, ma che a sorpresa ha anticipato il suo addio all’ente nei mesi scorsi.

L’addio di D’Agostino è avvenuto in una congiuntura internazionale che sta toccando i porti dell’Adriatico. Come operatori siete preoccupati?

“Le due cose - risponde Visintin - sono separate. Le dimissioni di D’Agostino sono avvenute soltanto qualche mese prima della fine del suo mandato. E commissario dell’Authority è il suo segretario generale. È stata una scelta non traumatica per il porto sul piano dei traffici e degli investimenti, si va avanti sul solco tracciato da D’Agostino”.

Che effetti hanno le guerre in corso a Oriente?

“Al principio dell’anno eravamo molto preoccupati, sia per il greggio, che per il nostro scalo è importante, sia per i container. Talmente da chiederci quale sarebbe stato il risultato finale dell’anno in corso. In base ai dati consolidati a fine agosto (manifesti di imbarco e sbarco) c’è però stata una buona tenuta. Le preoccupazioni per quanto riguarda i petroli erano totalmente infondate, l’andamento è stato molto vivace nei primi otto mesi, +11 per cento rispetto agli stessi mesi del 2023”.

Per quanto riguarda i container?

“La preoccupazione riguardava le scelte che avrebbero compiuto alcuni armatori, intenzionati a non venire in Adriatico. Poi l'alleanza 2M ha mantenuto le navi madre su Trieste anche passando dal Capo di Buona Speranza, Msc ha rimodulato il suo servizio, passando ancora in parte da Suez, Evergreen e Cma-Cgm rimangono sul Mar Rosso, Cosco fa servizi feeder dal Pireo, ma è meno rilevante. Abbiamo avuto un aumento del tonnellaggio (+1,5 per cento) e una diminuzione dei teu (-4 per cento) dovuta ai container vuoti. L’indicazione è di una sostanziale tenuta. Poi ci sono i ro-ro, soprattutto con la Turchia, che hanno segnato un calo del -1,5 per cento dopo anni di crescita costante: un calo dovuto alla crisi dell’automotive tedesco. Da novembre comunque c’è un nuovo servizio Trieste-Damietta full ro-ro, attendiamo per vedere se funziona. Ma anche in questo settore non abbiamo preoccupazioni”.

Quindi siete ottimisti?

“Le nostre preoccupazioni riguardano il lungo termine. In effetti le compagnie di navigazione potrebbero non avere più interesse a venire in Adriatico se proseguisse la crisi nel Mar Rosso. Non sappiamo se manterranno l’interesse anche facendo il periplo dell’Africa. Trieste deve il suo sviluppo al canale di Suez, promosso da Pasquale Revoltella, che spinse anche per lo sviluppo delle ferrovie verso l’Europa centrale e danubiana, che attraverso il nostro porto si sono collegate al Far East”.

In effetti negli ultimi anni il porto di Trieste ha attirato investimenti anche dall’estero.

“Questo interesse ci dà coraggio. Sono in corso opere infrastrutturali per 2,5 miliardi di euro, di cui 1,4 da privati e 1,1 pubblici, con Pnrr e Fondo complementare. I principali investimenti sono ferroviari, sia per le infrastrutture esistenti, sia per opere come la nuova stazione del terminal Hhla, molto rilevante. Poi ci sono 120 milioni per la smart grid e per il cold ironing, e questo soltanto per quanto riguarda la banchina, perché Terna fa altri investimenti per la linea elettrica a monte. Tutto il prp prevede la realizzazione di 200 ettari di nuove aree portuali, la metà sono già in corso di realizzazione. Per capire il futuro di Trieste, chiusa la Via della seta, sarà importante anche il destino dell’Imec, il corridoio indo-mediterraneo a cui l’Italia ha aderito”.



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