Laghezza: “L’Africa è la nostra più grande opportunità”
"I porti liguri hanno bisogno di completare quanto iniziato e programmato nei tempi più stretti possibile. Se per Genova la nuova diga rappresenta la punta di diamante, per La Spezia proprio sul fronte realizzativo delle nuove infrastrutture si sono innescati numerosi elementi di incertezza”
Alessandro Laghezza
Come giudica lo stato di salute del sistema portuale italiano? «Potrei sintetizzarlo in una parola: complesso. L’instabilità geopolitica – spiega Alessandro Laghezza, presidente degli spedizionieri spezzini - può schiudere possibilità insperate, specie per i porti tirrenici dell’Italia, chiamati a svolgere anche funzioni di transhipment. Allo stesso tempo, come ben messo in evidenza dal nostro recente convegno “A Bridge to Africa”, la crescita del continente africano e di conseguenza dei porti del Nord Africa rappresenta per il sistema portuale italiano, più che un fattore di concorrenza, una nuova importante opportunità di connessione. Dall’altro permangono, tanti, elementi di incertezza: da quelli geopolitici a quelli interni, anche legati alle scelte di governance e quindi allo schema di riforma portuale; a quelli che riguardano la scelta dei nuovi presidenti, nel breve, di ben nove porti; infine dalle incertezze sul timing delle nuove infrastrutture che riguardano direttamente l’efficientamento e la competitività futura dei porti».
Quanto l'instabile situazione geopolitica internazionale, dalla guerra in Ucraina alla crisi in Medio Oriente, sta incidendo sui traffici marittimi che toccano il nostro Paese?
«Anche in questo caso – aggiunge il presidente degli spedizionieri spezzini - non utilizzerei il termine “incidendo” che ha comunque una connotazione negativa. Nel caso di La Spezia, il 2024 è stato un anno sicuramente positivo pur in un contesto di generale incertezza e difficoltà che colpisce soprattutto i porti dell’Adriatico, decisamente penalizzati dalla chiusura di Suez a titolo di esempio, si sta assistendo a uno sviluppo e una crescita dei traffici con l’altra sponda del Mediterraneo e quindi con i Paesi africani. Per contro, la quasi chiusura di Suez e il conseguente dirottamento di molte navi sulla rotta di circumnavigazione dell’Africa, genera un’ipotesi sullo sviluppo del traffico container. Il tutto in una situazione di generale incertezza che rende complessa e forse impossibile qualsiasi tipo di previsione».
Quali sono le infrastrutture di cui i porti liguri hanno maggiormente bisogno? Di alcune se ne parla da anni ma ancora i lavori in lacuni casi non sono terminati e in altri neppure iniziati.
«Di certo i porti liguri hanno bisogno di completare quanto iniziato e programmato nei tempi più stretti possibile. Se per Genova la nuova diga rappresenta la punta di diamante, per La Spezia proprio sul fronte realizzativo delle nuove infrastrutture si sono innescati numerosi elementi di incertezza. Basti pensare ai dragaggi, o al completamento dei lavori del terminal o per il decollo delle attività crocieristiche. E non bisogna mai dimenticare l’importanza dei collegamenti con l’hinterland industriale e produttivo. Ancora a titolo di esempio il progetto della linea ferroviaria Pontremolese avrebbe bisogno di una vigorosa spinta in avanti».
Che 2025 si prospetta per il lavoro degli spedizionieri spezzini? Siete ottimisti per il prossimo anno?
«Per storia e mentalità gli spedizionieri spezzini tendono ad affrontare con realismo e positività anche le difficoltà contingenti. Lo abbiamo fatto vincendo la battaglia dei corridoi doganali, lo stiamo facendo chiedendo, primi fra tutti, una revisione del nuovo Codice Doganale che potrebbe penalizzare i porti italiani. E lo facciamo sui mercati sfruttando proprio le nostre caratteristiche uniche di combattività, di tenacia, di professionalità abbinate a una volontà di investire nello sviluppo che non è mai venuta meno».
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