Laghezza: “La Spezia non dimentichi il traffico su gomma”
“Siamo un porto record per i traffici intermodali, che vede comunque svolti dai camion due terzi del traffico da e per lo scalo. E su questa modalità è quindi necessario investire se si vuole garantire efficienza al porto. Molto importante in quest’ottica sarebbe poter disporre di un’area buffer a Santo Stefano Magra”
Alessandro Laghezza
Alessandro Laghezza è il presidente degli spedizionieri del porto de La Spezia e il presidente dell’azienda Laghezza Spa, società attiva in ambito doganale e logistico per le aziende che operano nei mercati internazionali. «Per lo scalo spezzino – sottolinea – siamo alla vigilia di trasformazioni importanti visto che l’obiettivo del nostro porto dovrà essere quello, da qui ai prossimi anni, di passare dagli attuali 1,5 milioni di teu a 2 milioni di teu movimentati all’anno grazie al futuro arrivo a La Spezia della navi portacontainer di grandi dimensioni».
Quali sono le principali infrastrutture necessarie allo sviluppo dello scalo spezzino?
«Rispetto ad altri porti – analizza – abbiamo una situazione generale piuttosto positiva contando anche il rifacimento dei binari dentro il porto che è già iniziato, operazione di fondamentale importanza dal punto di vista della connessione ferroviaria. Se ragioniamo a medio e lungo termine è necessario un raddoppio della bretella che connette il nostro porto con il retroporto di Santo Stefano Magra e poi la ferrovia Pontremolese della quale si parla ormai da anni. Il progetto, nella prima fase, il raddoppio della ferrovia fra Parma e Vicofertile che si sviluppa, in uscita da Parma, in variante di tracciato per i primi cinque chilometri circa e per i restanti tre in affiancamento alla linea storica fino all’ingresso a Vicofertile. La seconda fase del progetto, invece, prevede il raddoppio ferroviario principalmente in affiancamento all'attuale linea a semplice binario tra Vicofertile e Fornovo, la realizzazione della Galleria di Valico in variante tra Berceto e Pontremoli e una nuova tratta a doppio binario tra Pontremoli-Chiesaccia».
Quanto stanno pesando le crisi internazionali sullo sviluppo dei traffici che toccano anche il porto della Spezia?
«Il nostro sistema logistico è ormai abituato a gestire le criticità, praticamente di ogni tipo. Abbiamo dovuto, faccio un esempio, fare i conti con il Covid e dopo qualche problema l’intero sistema è andato avanti. Ci sono state altre crisi, basti pensare al blocco di Suez, e anche in questo caso si sono trovate alternative. Tutto questo per dire che il nostro comparto, negli ultimi anni, ha dimostrato una capacità di adattamento davvero invidiabile. Quello che invece mi preoccupa maggiormente sono eventuali dazi che potrebbero danneggiare il commercio internazionale ma mi auguro che quelle del presidente americano Trump possano essere solamente delle scaramucce. Sono comunque ottimista, il settore portuale ha dimostrato di avere grandi professionalità al suo interno».
Recentemente, come comunità portuale spezzina, avete chiesto di investire subito sul trasporto camionistico. Per quale motivo?
«In questi anni al trasporto ferroviario sono state giustamente dedicate molte attenzioni, anche con l’intervento diretto dell’Autorità di sistema portuale, che ha stanziato risorse per migliorare e intensificare il navettamento dei contenitori dal porto verso Santo Stefano Magra, dando la possibilità di organizzare treni anche in loco e aumentando notevolmente l’efficienza e lo share del traffico intermodale ma non si può sfuggire alla realtà che a La Spezia, porto record per i traffici intermodali, vede comunque svolti dai camion due terzi del traffico da e per lo scalo. E su questa modalità è quindi necessario investire se si vuole garantire efficienza al porto. Molto importante in quest’ottica sarebbe poter disporre di un’area buffer a Santo Stefano Magra, la “cittadella” della logistica che rappresenta un valore aggiunto inestimabile per l’intero sistema portuale».
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