Croce (Assagenti): “L’emergenza autostrade danneggia il nostro porto, manca una cabina di regia”
“Ogni tanto sarebbe utile pensare proprio alla ricostruzione del Morandi e ai tempi quasi miracolosamente stretti in cui si è completato il nuovo Ponte autostradale. So benissimo che non è possibile, ma sarebbe necessario lo stesso metodo, caratterizzato da un abbattimento nei tempi burocratici, per completare gli interventi, in corso, sulla rete autostradale che fa perno su Genova”
Gianluca Croce
Oltre alla costruzione della nuova diga foranea, quale ritiene sia l'infrastruttura ancora da completare o da realizzare più importante per lo sviluppo del porto di Genova? «Troppo facile citare le opere note a tutti come la diga, il Terzo valico, il nodo ferroviario. Esistono altri interventi meno visibili – spiega Gianluca Croce, presidente di Assagenti - che potranno avere un effetto positivo di larga portata. Mi riferisco in particolare al processo di digitalizzazione sia del porto, sia dell’interfaccia fra porto, centri logistici e caricatori. Un cenno va senz’altro fatto al tema specifico della digitalizzazione dei varchi doganali che richiede una forte accelerazione. E’ anche il momento di sfruttare e riservare alle attività portuali ogni metro quadrato del porto improduttivo, a partire dalle aree ex Ilva, per le quali si torna invece a parlare di una difficile industrializzazione».
La situazione sulla rete autostradale ligure resta critica. Quali sono stati i contraccolpi economici per lo scalo dal crollo del Morandi ad oggi?
«Ogni tanto sarebbe utile pensare proprio alla ricostruzione del Morandi e ai tempi quasi miracolosamente stretti in cui si è completato il nuovo Ponte autostradale. So benissimo che non è possibile, ma sarebbe necessario lo stesso metodo, caratterizzato da un abbattimento nei tempi burocratici, per completare gli interventi, in corso, sulla rete autostradale che fa perno su Genova. Una rete che resta critica, con cantieri, colli di bottiglia e manutenzioni straordinarie che continuano a penalizzare la fluidità dei traffici. La nostra impressione è che non esista una cabina di regia, un centro unificato di pianificazione, che consenta di abbattere il livello di disagio per autotrasportatori e automobilisti. Con una rete ligure ancora interessata da numerosi cantieri programmati su tratte chiave come A10 (Genova-Savona) A12 (Genova-Sestri Levante) A26 (Genova Voltri-Gravellona Toce), continuano a non esistere tempi certi anche per l’assenza di strumenti di monitoraggio che rendano disponibili informazioni sulla rete, sui lavori, sui tempi. Il tutto sulla base di strumenti di monitoraggio. Non disporre di tempi certi è a dir poco inaccettabile per un sistema portuale che aspira a movimentare più di cinque milioni di container».
Le associazioni che rappresentano il mondo dell'autotrasporto chiedono da tempo un'apertura del porto e dei terminal h24. Ritiene sia possibile?
«Che nessuno faccia più caso al Ccf–Congestion surcharge, introdotto nel 2024 è un sintomo di un sistema che tende a un’accettazione passiva di tempi di attesa che invece non sono accettabili e che è lontano dalle esigenze di efficienza degli operatori. L’apertura h24 è tecnicamente possibile e sicuramente auspicabile, ma richiede una strategia condivisa e l’impegno di più attori. Ma intanto piaccia o non piaccia, interessi o meno, il porto continua a crescere. Ed è proprio da questo dato che bisogna partire per guardare avanti. A fronte di una domanda reale e crescente, i flussi logistici sono sempre più globali e continuativi, e la richiesta di operatività h24 è quindi coerente con le esigenze del mercato. Sistemi digitali per il preavviso di arrivo, gate automatizzati e tracciamento in tempo reale possono supportare un’apertura estesa. La nostra società Hub telematica che gestisce il Pcs del porto sta coinvolgendo anche il mondo dell’autotrasporto e opera anche al di fuori della cinta portuale. È il momento della concretezza. Quindi non dobbiamo inventarci nulla, basta “copiare dagli altri” da porti come Rotterdam, Anversa o Singapore che operano già con orari estesi o continuativi. Non si tratta quindi di andare su Marte, anche se l’Italia e Genova sono realtà particolari, per le quali bisogna affrontare una problematica alla volta, non sottacendo il fatto che i turni notturni e festivi richiedono risorse economiche per personale, interventi sulla sicurezza e servizi accessori. Il che presuppone il coinvolgimento delle rappresentanze dei lavoratori per ridefinire turnazioni e condizioni contrattuali. È poi indispensabile un coordinamento tra attori: terminalisti, dogane, forze dell’ordine, autotrasportatori e autorità portuali che obbligatoriamente sono chiamate a lavorare in modo sinergico».
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