tirrenia
mediterranearaddoppia l’offerta
Nel giorno in cui era attesa la decisione di Fintecna sull’aggiudicazione della gara per la privatizzazione di Tirrenia e della controllata siciliana Siremar, l’unico concorrente, Mediterranea Holding, aumenta l’offerta, più che raddoppiando il capitale sociale, da dieci a 25 milioni. A cui si deve aggiungere il debito di 520 milioni. Una mossa che fa slittare l’annuncio dell’esito da parte della finanziaria controllata dal Tesoro, che oggi ha riunito il consiglio di amministrazione e che, alla presentazione della prima offerta da parte di Mediterranea, aveva obiettato che era insufficiente. La procedura deve comunque concludersi entro il 30 settembre, secondo quanto stabilito dall’Unione europea. La cordata guidata dalla Regione Sicilia (37%) e di cui fanno parte Ttt lines (30,5%) di Alexandros Tomasos, Lauro (18,5%), Isolemar (8%), Nicola Coccia (3%) e la famiglia Busi-Ferruzzi (3%), ha anche rafforzato la propria compagine societaria attribuendo la delega di consigliere delegato a Tomasos e con l’ingresso in consiglio di gestione di Cristina Busi Ferruzzi. Resta presidente del cda Salvatore Lauro. L’aumento dell’offerta è stato annunciato da Tomasos a Sky tg 24 economia spiegando che «purtroppo, reduci e memori degli errori commessi con Alitalia, i debiti ora rimangono a chi se li compra. Per questo abbiamo scelto la cifra simbolica di 25 milioni di euro». Mediterranea ha spiegato di attendere «con fiducia che Fintecna, continuando a svolgere il lavoro puntuale e rispettoso del procedimento di gara che fin qui ha egregiamente svolto, possa completare la gara con esito favorevole alla stessa Mediterranea, visto che sono stati assolti tutti gli adempimenti e le prescrizioni» previsti per conseguire l’aggiudicazione finale.
La Regione Sicilia conferma di voler ridimensionare nel tempo la propria partecipazione lasciando spazio a privati, anche stranieri, e con interessi nel Mediterraneo. Una precisazione, quella della Regione guidata da Raffaele Lombardo, che ha l’obiettivo di rassicurare chi afferma si sia di fronte una «finta privatizzazione», vista la quota di maggioranza (37%). «Nulla è trapelato sulle garanzie per l’accollo dei debiti dei circa 520 milioni di euro», osserva però il segretario generale della Uiltrasporti Giuseppe Caronia, spiegando: «quello che in particolare a noi interessa, e Tomasos non ha detto, è se intende garantire gli attuali livelli occupazionali e le condizioni contrattuali dei lavoratori, e se ha abbandonato l’idea manifestata in precedenza di licenziarne 540».
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