caos privatizzazione
impasse tirreniasi va verso la proroga
Mattina e pomeriggio del giorno dopo Ferragosto. Al ministero dei trasporti il telefono suona a vuoto, più volte. Qualsiasi interno di qualsiasi dirigente. Poi, finalmente, risponde una voce di donna. La segretaria. Non può fare molto, rimanda al numero dell’unico funzionario presente in via Nomentana. Non sa granché. Ripete: «Sono tutti in ferie». Per carità, ferie sacrosante, visto che è il 16 agosto. Ma proprio tutti? Con in ballo la crisi di Tirrenia, il carrozzone del mare che sta sprofondando verso il fallimento? Vabbè. Poi, nel pomeriggio, risponde sul cellulare Enrico Maria Pujia. L’uomo giusto: è il direttore generale per il trasporto marittimo.
I sindacati bussano forte e da tempo al portone del ministro Altero Matteoli per avere un incontro. Per il 30 e 31 agosto minacciano uno sciopero che rischia seriamente di mandare in tilt le vacanze di molte persone. Traghetti fermi, gente a terra, e ancora migliaia di euro sprecati. Per scongiurare la protesta servirebbe una convocazione. Qualcuno ha detto che potrebbe esserci nella settimana del 23 agosto.
«Non lo so - risponde Pujia -. Il ministro ha detto di essere disponibile a un incontro». Ma la situazione è al limite. Fallita la privatizzazione, Tirrenia con 18 mila euro in pancia è stata commissariata in stato d’insolvenza. Amministrazione straordinaria in vista di un destino che più incerto non si può. Nuova gara per privatizzarla o fallimento con lo spettro dello spezzatino. Navi e rotte divise e vendute separatamente: è l’potesi che più spaventa i sindacati, come quella di un’Alitalia bis: «Il governo- accusa Alessandro Pico di Federmar Cisal - è arrivato dove voleva arrivare. E in questo contesto sono apparse del tutto inattendibili le dichiarazioni del ministro Matteoli (no allo spezzatino, ndr), maldestro tentativo di tranquillizzare lavoratori in una situazione che sta diventando incandescente». Ma per portare a buon fine la privatizzazione il tempo manca. La commissione europea ha imposto il 30 settembre come data limite per concludere l’operazione. Concretamente è impossibile. Lo ammette lo stesso direttore generale Pujia: «Chiaramente andiamo verso la richiesta di una proroga».
Quanto? «I tempi per rifare una gara. Penso due o tre mesi. Potrebbe essere per dicembre». Ma andare a fare penitenza alla Commissione europea potrebbe servire a poco. Sull’Italia è già scattata la procedura d’infrazione e sarà condannata a pagare una sanzione. «A Bruxelles comunque bisognerà arrivare con una proposta concreta» continua Pujia. Cosa non facile, «perché prima bisogna capire qual è la reale situazione della società. Il commissario dovrà fare una valutazione per il tribunale. I tempi non sono favorevoli. E poi con l’amministrazione straordinaria la politica ha le mani più legate». In meno di due settimane qualcosa dovrà uscire fuori, o altrimenti i sindacati, Uiltrasporti e Federmar Cisal in testa, promettono una paralisi. I toni drammatici sono tutti contenuti in una lettera aperta che il segretario della Uilt ha scritto al Presidente del Consiglio, al ministro Matteoli, e addirittura alla Cei: L’unico modo per evitare lo sciopero di 48 ore - scrive Caronia - è una convocazione e garanzie certe sulla «regolare erogazione degli stipendi, sui «livelli occupazionali e contrattuali». Inutile, continua, «l’ipotesi di ricorrere alla precettazione e al differimento dello sciopero»: i lavoratori comunque non li rispetterebbero».