ASSEMBLEA Ecc

CROCIERE, SOFFRONOSOLO I CANTIERI

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BRUXELLES. L’industria crocieristica europea ha mantenuto le promesse. Persino nel 2009, anno in cui ogni settore ha pagato un prezzo alla crisi. Nei porti europei le “navi bianche” hanno portato 23,8 milioni di persone, con un incremento del 9% rispetto all’anno precedente. I passeggeri europei, oggi in assoluto la fetta di business più promettente, sono stati 4,9 milioni – con un incremento in cinque anni del 50%. Come conferma Vincent Pascal, analista di Bnp Paribas, «gli europei preferiscono tagliare su altre cose, non sulla vacanza». In tutto questo le crociere ne hanno guadagnato.

Il bilancio dell’anno è stato stilato a Bruxelles, in occasione dell’assemblea dell’European Cruise Council (Ecc), l’associazione che riunisce gli armatori di crociere che operano in Europa. Ma non tutto è rose e fiori. L’industria è passata indenne attraverso il 2009, ma i prezzi dei pacchetti turistici hanno subìto sconti da capogiro. E questo ovviamente è male, per gli operatori. Poi c’è il lato scuro della questione, quello dei cantieri. Come spiega Jacques Hardelay, direttore generale di Stx France - società controllata dallo Stato francese e dai coreani di Stx - che opera gli storici cantieri di Saint Nazaire: «L’intera industria andrà verso un ridimensionamento».

Dopo ’ubriacatura d’ordini della metà degli anni Duemila, ora la produzione certo non morirà, ma si attesterà su basi ridotte. «Sei o sette navi l’anno» che si dovranno contendere essenzialmente Stx, i tedeschi di Meyer Werft e gli italiani di Fincantieri. Pier Luigi Foschi, presidente e ad di Costa Crociere, abbassa l’asticella: «Per me, potrebbero essere cinque o sei». Ma per quanto? Pier Francesco Vago, vicepresidente dell’Ecc, segnala la continua crescita del mercato europeo, ma richiama anche la stagnazione di quello americano. Il problema, si mormora in assemblea, è l’indice di penetrazione delle crociere. Negli Usa è il 4% sull’interna popolazione. In Europa siamo all’1,5%. Anche nel Vecchio Continente si fermerà al 4? «Un problema – commenta Foschi – che però dovremmo valutare tra parecchio tempo, circa dieci anni. Comunque nessuno può dire che quello è il tetto massimo».

Ma sapere quanto “tira” in Europa l’industria è fondamentale. Perché, si diceva, dire navi significa dire cantieri. L’indotto generato dalle crociere è di 34 miliardi di euro e occupa 300 mila persone. Mediamente, si tratta di 1,6 miliardi per ogni Paese europeo. Chi ne beneficia di più è l’Italia, con 4,3 miliardi, seguita da Gran Bretagna (2,4), seguono Germania e Francia. Non a caso, tutti Paesi che hanno cantieri navali. Per fare un confronto, Spagna o Grecia, che delle crociere sono solo mete di destinazione, non raggiungono il miliardo di indotto.

I cantieri presentano già oggi un’offerta strutturalmente più alta della domanda. Dunque «si deve pensare a un ridimensionamento – dice Hardelay – cassa integrazione, esodi agevolati». Ma questo, non significa gettare la spugna. Bisogna puntare ancora di più sulla ricerca «per non perdere il vantaggio tecnologico che abbiamo sull’Estremo oriente, ed evitare un trasferimento delle competenze a Est». A chi gli fa notare che la sua azienda è controllata dai coreani, Hardelay risponde che lo Stato francese ha una quota di garanzia. «E poi, hanno troppi problemi con la Cina sul fronte delle navi commerciali per perdere tempo a copiarci». Come si impiegano le conoscenze tecnologiche? «Creando nuovi prototipi – dice Hardelay – e diversificando le attività di ricerca». Dello stesso parere Corrado Antonini, presidente di Fincantieri: «Credo che le nuove politiche ambientali chieste dall’Europa potranno essere lo spunto giusto». Sui ridimensionamenti, Antonini taglia corto: «Sì, il problema c’è. Ma non si tagliano cantieri».

ALBERTO QUARATI

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