l’intervista
APONTE: «ADESSO PUNTOAI TRAGHETTI TIRRENIA»
Lo descrivono come un uomo infaticabile, capace di vedere dove altri non vedono, di intuire le direzioni del mercato, di riorganizzare velocemente linee, di accorpare servizi, di sostituire le navi più grandi con quelle di minori dimensioni a seconda di come vanno i mercati. Un uomo che non si diverte se non lavorando, che risponde tranquillamente al telefono il sabato pomeriggio quando in ufficio non c’è nessuno, o alle otto e mezza di sera e, dopo una delle sue giornate ricche di impegni, riunioni, decisioni da prendere, afferma disinvoltamente di non essere stanco, di avere ancora in serbo tanta vitalità. A Gianluigi Aponte riconoscono una intelligenza fuori dal comune. Ha l’intuito per l’affare. Conosce il mondo dello shipping come pochi. Tiene d’occhio mercati e noli 24 ore su 24. Volontà di ferro – lo hanno definito stealth man - capacità ed intuizione, servono a spiegarne l’ascesa strepitosa. Riuscire a parlargli non è facile ma, ieri, alla fine di una giornata che lo ha visto sbarcare in Gnv intensificando sempre più la sua presenza nella città della Lanterna, Gianluigi Aponte, dal suo ponte di comando ginevrino, ha accettato di rispondere ad alcune domande.
Sono ancora validi i suoi progetti per Genova, e mi riferisco al nuovo terminal crociere, alla privatizzazione dell’aeroporto, alla gara per Calata Bettolo?
«Qualcosa è indubbiamente cambiato. Cominciamo dall’aeroporto: no, per il momento non mi interessa. Perché Genova, ultimamente, ci ha creato qualche problema. Per quel che concerne il terminal crociere, già siamo presenti come Msc Crociere.Vedremo in futuro se sarà il caso di fare ulteriori investimenti. Infine, Calata Bettolo: una nota dolente per il mio gruppo. Non siamo più interessati perché abbiamo una vertenza in corso. Siamo stati quasi espropriati di una concessione che ci era stata aggiudicata. Ebbene, questa concessione ce la teniamo ben stretta ed andremo a causa»
Parteciperà alla gara per la privatizzazione di Tirrenia? E che ne pensa delle ultime dichiarazioni di Manuel Grimaldi?
«Presenterò la manifestazione di interesse attraverso Snav, soprattutto per vedere la situazione e poi valutare il da farsi. Per quel che riguarda le dichiarazioni dell’armatore Grimaldi, concordo perfettamente con lui: se il commissario straordinario ha una discreta conoscenza del diritto, deve di certo uscire con una gara su tutto».
Si dice che, a differenza di altre compagnie container quali Maersk per esempio, Msc abbia ricominciato a viaggiare a piena velocità. Significa che i traffici sono ripresi come prima della crisi?
«Rispondo che non è vero. C’è una leggera ripresa dei traffici, ma che non giustifica certo una velocità elevata delle navi. Anzi, ci vorrà ancora tempo per ritornare alla normalità».
Ha trovato sul mercato i traghetti da posizionare sulla Napoli-Palermo dopo il ritiro di Snav Campania e Snav Sicilia, ormai troppo datati?
«Non ho trovato i traghetti nuovi, ma ho individuato una diversa soluzione, ovvero l’ingresso in Grandi Navi Veloci, per cui disporremo delle navi necessarie e riorganizzeremo le linee. La soluzione è questa».
Come vede il futuro dello shipping. Si profila all’orizzonte la ripresa?
«C’è un grossissimo ostacolo da superare: è il modo di operare delle banche. Prima della crisi, la velocità di sviluppo era dovuta ad una grande percentuale di finanziamenti da parte degli istituti bancari. Poi, nel 2009 hanno smesso di finanziare ed hanno iniziato a speculare considerandolo molto più redditizio. Ora mancano i finanziamenti, sono loro che creano progresso e crescita».
Come risolvere questo problema?
«È necessario pertanto che l’Unione europea ed i governi si impegnino a far sì che le banche mettano i fondi nell’economia reale e non in quella virtuale. Per superare questa crisi nata dalla finanza bisogna creare delle regole per gli hedge funds. Sono loro il cancro della nostra economia, manovrati da organizzazioni che speculano sull’economia reale, che affamano i paesi poveri. Sono gli hedge funds che hanno creato un vero e proprio marasma nel mondo economico. Quello che hanno fatto gli istituti bancari è, a dir poco, immorale, hanno creato dei drammi umani nelle aziende e nelle famiglie con migliaia e migliaia di disoccupati. Quando le banche torneranno a fare le banche e smetteranno di speculare, quel giorno il mondo e l’economia ripartiranno e si creeranno, di conseguenza, numerosi posti di lavoro».
BIANCA D’ANTONIO
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