L’INTERVISTA

«VIA LE NAVI DAI PORTIPERICOLOSI»

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LA rivolta che, a macchia d’olio, ha colpito Tunisia, Egitto e Libia in Nord Africa e poi il Bahrein e l’Oman in Medio Oriente, sta avendo i suoi effetti anche sulle compagnie crocieristiche. Lo conferma Gianni Onorato, direttore generale di Costa Crociere.

Quanto tutto questo costa alla compagnia?

«L’impatto negativo c’è. Questi scompensi si riflettano sull’economia aziendale anche se una grande società come la nostra è in grado di assorbirli. Quando si verificano simili eventi, il turismo crocieristico ha, da un lato, il vantaggio di poter muovere le navi, ma dall’altro lo svantaggio che le navi rappresentano asset costosi».

Come vengono sostituiti gli scali a rischio?

«Per la stagione 2011 cambieremo più di 150 itinerari, e proprio perché le crociere hanno bisogno di una programmazione con largo anticipo, abbiamo deciso di cancellare gli scali di Alessandria e Tunisi. Il primo l’abbiamo sostituito con toccate alternative in Turchia, ad Antalya o Alanya, e a Cipro. La Tunisia con Malta o Cagliari, porti che non rivoluzionano l’itinerario».

E le crociere sul Mar Rosso?

«È qui che abbiamo registrato l’impatto negativo maggiore. Fortunatamente avevamo due navi più piccole. Costa Marina è stata dirottata in Mediterraneo già dai primi giorni di febbraio, mentre Costa Allegra, terminerà le sue crociere nel Mar Rosso a fine marzo-inizi di aprile come da programma».

Emirati Arabi?

«Abbiamo immediatamente cancellato il Bahrein aggiungendo una giornata a Muscat ed Abu Dhabi. Comunque il rientro delle navi in Mediterraneo era già previsto per la fine di marzo mentre nulla cambia nella programmazione dell’anno prossimo».

Crescono le crociere in Nord Europa. C’è un legame con la crisi del Nord Africa?

«Forse, anche se il trend di crescita è in atto già da qualche anno. Oggi, in Nord Europa dove siamo l’azienda leader, offriamo 12mila posti letto».

Come vede il futuro?

«Soffriamo nel breve periodo ma situazioni simili l’abbiamo già vissute con la guerra del Kosovo nel 1998 e dell’Iraq nel 2003. La crociera , però, trarrà vantaggio anche da questa crisi. Mi chiedo, infatti: dove andrà il milione e mezzo di italiani che sceglievano l’Egitto? La risposta è che se ne avvantaggeranno le località di mare dell’Italia e della Spagna e, ovviamente, le crociere».

BIANCA D’ANTONIO