addio “augustus”
l’italia non ha piùun transatlantico
Manila - È giallo sul destino dell’ “Augustus”, l’ultimo transatlantico rimasto di tutta la grande flotta dell’Italia di Navigazione.
Costruita Trieste nel 1951, testimone di un’epoca tramontata alla fine degli anni Settanta, quando l’utilizzo di massa degli aerei rese inutile l’uso di navi passeggeri sulle rotte intercontinentali, l’“Augustus” dal 1999 era ormeggiato in una rada del porto di Manila, la capitale delle Filippine, dopo aver prestato servizi in Oriente fino al 1987, sotto quattro nomi diversi (l’ultimo è “Philippines”). Secondo quanto riportano alcuni blog di appassionati e la pagina Facebook “Save the Augustus”, voci di mercato danno la nave venduta lo scorso 18 settembre a un demolitore di Alang, città indiana famosa per essere uno dei mondiali delle demolizioni navali. I primi a dare la notizia sono stati i blogger di Maritime Matters, che poi hanno cancellato la pagina. L’indirizzo tuttavia è ancora presente sulla pagina inglese dell’enciclopedia web Wikipedia. Il sito savetheclassicliners.com invece la conferma, ma ieri sera il principale esperto del settore in Italia, Maurizio Eliseo, non era contattabile, così come Peter Knego negli Stati Uniti. In compenso hanno risposto dalle Filippine: la Manila Floating Hotels, società di gestione dell’“Augustus” conferma di aver dismesso la nave, che in questo momento si trova «fuori dal Paese». Per essere demolita? «Questo non lo possiamo confermare». L’ “Augustus” è una nave superstite: per un motivo o per un altro, tutti i grandi transatlantici italiani sono scomparsi. Niente è rimasto della flotta ante-guerra, mentre poco per voltale navi degli Cinquanta e Sessanta sono state demolite, dopo vari e sempre più deprimenti passaggi di proprietà. La “Michelangelo” ha finito i suoi giorni in Pakistan nel 1991, la “Giulio Cesare” già nel ‘75 era stata smantellata, l’ “Eugenio C” demolita nei cantieri indiani di Alang, gli stessi dove ora sarebbe destinata l’ “Augustus”.
La trattativa per la cessione della nave era in corso da tempo: si parlava di un prezzo di circa 6 milioni di dollari, poi tutto si è fermato a causa della crisi economica. Evidentemente le trattative sono riprese, e purtroppo sembrano essere andate a buon fine. Diciamo “purtroppo” perché a differenza di altri grandi Paesi, l’Italia non avrà più niente per ricordare la sua età dell’oro nel campo dello shipping.
Nel 2003, proprio Eliseo, insieme a Paolo Piccione, studiò un piano per far rientrare dalle Filippine la nave, e sistemarla nella Darsena, davanti al museo del mare di Genova, allora in costruzione. Il progetto costava troppo (15 milioni per togliere l’amianto) e nessuno, tra privati ed enti pubblici, decise di lanciarsi nell’impresa.Morale: se la notizia della demolizione fosse confermata, della flotta dell’Italia di Navigazione rimarrebbero solo più i resti arrugginiti della “Raffaello” sulla spiaggia di Bushehr, in Iran. Venne comprata dallo Scià di Persia negli anni Settanta, poi bombardata dagli iracheni nel 1983.
Alberto Quarati
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