la privatizzazione

tirrenia, via all’inchiestamatteoli beffato sui tempi

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Roma - Il calendario è implacabile, e alla fine l’istruttoria della Commissione europea sulla privatizzazione di Tirrenia è arrivata, puntuale. Nell’aria da mesi, ieri mattina il cerchio a Bruxelles si è chiuso proprio mentre in contemporanea a Roma, a margine dell’assemblea di Confitarma, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Altero Matteoli garantiva l’esatto contrario, e cioè che tutte le forze del governo sarebbero state impiegate in sede europea per scongiurare proprio questa istruttoria.

L’indagine è condotta dall’Antitrust europea: nel caso in cui, all’inizio del prossimo anno, finita l’istruttoria, gli uomini di Joaquim Almunia trovassero traccia di aiuti di Stato nel passaggio di mano della Tirrenia alla Compagnia italiana di navigazione (la società che vede impegnati gli armatori Aponte, Grimaldi, Onorato), scatteranno sanzioni salate, che dovranno pagare proprio gli attuali proprietari della compagnia, facendo nuovamente tremare tutto l’impianto della faticosa privatizzazione della società.

Ancora ieri mattina però, nel cortile di Palazzo Colonna, Matteoli rassicurava: «Tutto il governo è impegnato per evitare che l’Antitrust europeo apra un’istruttoria sulla cessione di Tirrenia a Cin». Il ministro aveva appena messo giù il telefono. Dall’altra parte c’era il premier Silvio Berlusconi. «È intervenuto ieri presso la Commissione – ha spiegato il ministro – proprio perché non avvenisse l’apertura dell’istruttoria. Anch’io sono stato in Europa a parlare con Almunia – ha concluso Matteoli – mi ha garantito che tutto procede…».

Evidentemente, l’intervento del premier o il colloquio con Almunia non hanno avuto la presa auspicata. Già ieri mattina, per la verità, da Bruxelles si mormorava che l’istruttoria era in rampa di lancio, e la nota firmata Almunia era lì lì per uscire. Mentre Matteoli stava parlando agli armatori, spietato è arrivato lo “statement” della Commissione: con riserve riguardo «la possibilità che la compensazione per obblighi di servizio pubblico corrisposta dall’Italia a fronte dei servizi erogati su alcune rotte marittime comporti un indebito vantaggio economico rispetto ai loro concorrenti». In pratica, Bruxelles deve stabilire se sono legali o no i 576 milioni di euro in otto anni, e i 660 milioni in 12 anni, che lo Stato promise nel 2008 a chi si assumeva l’onere di accollarsi rispettivamente Tirrenia e Siremar, la compagnia regionale siciliana, e con esse una serie di rotte considerate poco redditizie.

La Commissione teme «che il metodo scelto dall’Italia per privatizzare Tirrenia di Navigazione e Siremar possa conferire un vantaggio alle imprese privatizzate o ai loro acquirenti». Quando una società viene privatizzata attraverso la cessione di attivi, la Commissione ritiene infatti che in linea di principio la vendita non comporti aiuti di Stato, se gli asset sono stati venduti al miglior offerente in esito a una «procedura aperta, trasparente, non discriminatoria e incondizionata. Le informazioni di cui dispone in questo momento - si osserva nel comunicato – non consentono alla Commissione di escludere che, se i criteri di selezione fossero stati più trasparenti e la procedura non soggetta a condizioni, altri offerenti sarebbero stati interessati a partecipare». «È naturale - ha detto Almunia, su proposta del quale è stata aperta l’indagine Ue - che gli Stati membri debbano compensare le imprese per i maggiori costi che sostengono nel fornire un servizio di interesse economico generale. Tuttavia - ha aggiunto – la Commissione ha anche l’obbligo di verificare che tali servizi siano chiaramente definiti e che non vi sia compensazione eccessiva. La Commissione approva le iniziative intraprese dalle autorità italiane per aprire il mercato del cabotaggio marittimo - ha concluso Almunia - ma deve anche garantire che la privatizzazione di Tirrenia e Siremar, non abbia comportato sovvenzioni indebite».

In serata, è intervenuto anche Giancarlo D’Andrea, commissario straordinario della compagnia, che ha assicurato «la massima collaborazione» ai fini dell’inchiesta ma che ha anche voluto precisare come le dismissioni siano state fatte attraverso scelte «preventivamente condivise con le competenti autorità italiane ed europee» e «secondo criteri di gara pienamente rispettosi del principio di trasparenza e non discriminazione, escludendo sin dal principio la possibilità di addivenire a una cessione attraverso trattativa privata».

«In ogni caso - termina il comunicato - Tirrenia e Siremar continueranno ad assicurare - come sinora fatto - la piena regolarità del pubblico servizio di cabotaggio marittimo, a garanzia della continuità territoriale prevista dalla vigente Convenzione».

Alberto Quarati

quarati@ilsecoloxix.it

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