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martinoli: sui traghettitariffe più alte

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Genova - Tariffe più basse di quelle, contestatissime, della scorsa estate? «Impossibile». Riduzione dei collegamenti? «Probabile: il settore deve ritrovare l’equilibrio che ha perso». Roberto Martinoli non ama la diplomazia. Sarà per la sua lunga esperienza americana (come presidente di Norwegian Cruise Line, top manager di Carnival e advisor del fondo Apollo), certo è che l’amministratore delegato di Gnv non si tira indietro di fronte alle accuse piovute sugli armatori privati dopo la stagione più cara della storia dei traghetti. Un anno e mezzo fa Martinoli è tornato a Genova . Da qui è partita la sua nuova sfida.

Che cosa rappresenta Genova per la “sua” Gnv?

«Genova per noi resta una città strategica, sia dal punto di vista operativo che logistico-portuale. Questo è il nostro hub più importante. Non solo: siamo il primo azionista di Stazioni Marittime, guardiamo con forte interesse allo sviluppo dei traffici, abbiamo un ottimo rapporto con la Compagnia unica. Credo, poi, negli ultimi due anni l’integrazione della nostra operatività in città sia nettamente migliorata. Se posso aggiungere una nota polemica, devo dire che sono decisamente meno soddisfatto del trattamento che ci hanno riservato le amministrazioni locali. Al di là degli ottimi intendimenti, la sensazione è che si fatichi a riconoscere l’impatto della nostra azienda sull’economia cittadina»

Concretamente a cosa si riferisce?

«Ma le pare normale che di fronte a un’iniziativa come quella della Regione Sardegna (il lancio della flotta regionale Saremar in aperta polemica con gli armatori privati, ndr) gli esponenti della Regione Liguria non abbiano trovato di meglio da fare che attaccare la nostra attività? Forse qualcuno dovrebbe ricordare ai nostri amministratori che la sede di Gnv è qui, a Genova». Il governatore Cappellacci accusa: gli armatori hanno abbandonato la Sardegna. «Guardi, trovo molto singolare che questa critica venga rivolta da un ente pubblico a soggetti privati. La verità, che Cappellacci conosce benissimo, è che i collegamenti con la Sardegna stanno provocando fortissime perdite alle compagnie. I numeri parlano da soli: in cinque anni il costo del carburante è aumentato del 92%, solo negli ultimi mesi l’impennata è stata del 10%. Oggi siamo nettamente sotto la copertura dei costi. E un’azienda privata, questo tutti dovrebbero capirlo, non può stare in piedi quando i profitti non coprono i costi».

Quindi?

«Quindi bisogna fare in modo non dico di tornare a fare profitti, ma almeno di puntare al pareggio. E siccome le leggi comunitarie vietano gli aiuti diretti alle compagnie, le alternative sono poche. Ma mi faccia ricordare un’altra cosa, rispetto alle accuse di Cappellacci...».

Prego.

«Se c’è un’azienda che negli anni ha aiutato, pubblicizzato e sostenuto l’economia sarda, quell’azienda si chiama Grandi Navi Veloci. Abbiamo portato milioni di turisti sull’isola. Mi fa ridere chi accusa gli armatori di avere affossato il turismo sardo. Diciamo le cose come stanno: quest’anno molti italiani hanno scelto vacanze più brevi e meno distanti da casa. Questa è la realtà. Il resto è inutile propaganda».

Avete chiuso la linea Genova-Porto Torres nel periodo invernale.

«È stata una scelta obbligata. Ripeto: senza un adeguato ritorno economico, nessun armatore può tenere in vita un collegamento così costoso. Ma la riprenderemo a marzo. Malgrado tutto, le persone e le merci continuano a circolare. E la nave, voglio ripeterlo ancora una volta, resta il mezzo di trasporto più economico. Nessuno può smentirmi».

I consumatori non la pensano così: è stata depositata anche una class action contro le compagnie italiane. (ride)

«Già. Vedremo come andrà a finire. Io posso solo dirle che per Gnv è molto più redditizio il collegamento con la Tunisia di quelli con la Sardegna. Non possono obbligarci a lavorare in perdita».

Significa che i prezzi dei biglietti aumenteranno ancora?

«Sicuramente, non abbiamo altra scelta».

Un’alternativa potrebbe essere la riduzione del numero di linee.

«E infatti succederà proprio questo. Non so quando, ma succederà. Il settore deve ritrovare un equilibrio anche attraverso una selezione della flotta. Le faccio un esempio: costruire una nave come la Superba, oggi, costerebbe 200 milioni di euro: con le tariffe attuali, quell’investimento non si ripagherebbe mai più».

A proposito di costruzioni: Fincantieri, un’altra eccellenza italiana, è in piena crisi.

«Conosco bene Fincantieri: nelle mie precedenti esperienze ho lavorato molto bene con loro. Hanno sempre realizzato ottime navi a prezzi concorrenziali. Purtroppo oggi la crisi ha travolto l’intero settore, non solo l’industria italiana. Il problema è che, dopo il 2008, finanziare una nave da crociera è diventata un’impresa quasi impossibile. Parliamo di oggetti molto costosi, che superano i 500 milioni di euro: trovare qualcuno che sborsi certe cifre è impensabile. Non posso che augurarmi che il nuovo governo faccia qualcosa, perché disperdere questo patrimonio di conoscenze e intelligenze sarebbe una tragedia. Il mercato prima o poi ripartirà: spero che Fincantieri possa farsi trovare pronta».

Lei ha fiducia in questo governo?

«Il ministro Passera mi sembra la persona giusta. Quello che mi chiedo è: lo shipping sarà davvero una delle sue priorità?».

Che cosa dovrebbe chiedere il cluster marittimo alla squadra di Monti?

«La salvaguardia della tonnage tax e degli sgravi fiscali degli oneri sociali: se dovessero toccare queste agevolazioni, ci sarebbe una fuga impressionante di aziende verso l’estero». Possibilità di nuovi ordini dal settore traghetti? «No, no... Assolutamente nessuna».

Come interpreta la scelta di Aida Cruises di rivolgersi ai cantieri giapponesi?

«L’Asia ha ricominciato a occuparsi di passeggeri quando si è accorta che il mercato cargo era saturo. Mitsubishi in passato ha realizzato ottime navi da crociera, ma non è mai riuscita a trovare un punto di sostenibilità economica. Oggi ci sta riprovando, mi sembra una mossa legittima . Anche se “voci di banchina” mi dicono che il contratto per le due navi Aida non è ancora stato perfezionato...».

Intende dire che i giochi per Fincantieri non sono chiusi?

«Direi proprio di no».

Gnv lavora con il Nord Africa: che prospettive si stanno aprendo?

«Molto interessanti, soprattutto sul fronte delle merci. Algeria, Libia e i paesi confinanti sono aree che stiamo monitorando con grande attenzione».

Che cosa ha pensato quando alcuni cittadini di Voltri si sono ribellati al progetto del “porto d’Africa”?

«Sono tornato a Genova dopo molti anni: ho trovato una città anziana, che ha perso 250.000 abitanti e molte delle sue grandi industrie. I giovani sono costretti a fuggire per trovare lavoro. Se qualcuno ha voglia di opporsi ai pochi progetti che possono garantire occupazione, non ne capisco davvero il motivo».

A proposito di Genova: Gianluigi Aponte è ancora offeso con la città?

«No, nella maniera più assoluta. Lo ha dimostrato il suo ingresso in Gnv. Aponte è un uomo straordinariamente innamorato dell’Italia. Un altro, al suo posto, avrebbe portato tutto in Asia. Lui, invece, continua a investire qui».

Francesco Ferrari

francesco.ferrari@ilsecoloxix.it

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