Intervista a Foschi

«Limitare i poteridei comandanti»

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Parigi - I comandanti non devono più avere «il potere assoluto» a bordo delle navi: lo afferma in un’intervista al quotidiano francese Le Figaro il presidente di Costa Crociere, Pierluigi Foschi. Per Foschi, «bisogna instaurare a terra un sistema di sorveglianza con segnali e allarmi acustici quando una nave devia dalla sua rotta. Ma anche instaurare una direzione più collegiale» a bordo delle navi, «senza nulla togliere alla figura del comandante. Bisogna fare in modo che non abbiano più il potere assoluto».

IL CASO SCHETTINO - Quanto all’atteggiamento di Luigi Schettino, prosegue Foschi, «è incomprensibile (...). Non aveva mai dato il minimo segno di defaillance né sul piano tecnico né sul piano umano. È sempre stato considerato come il miglior tecnico. Sapevamo che aveva un ego molto pronunciato, che amava mettersi in mostra. Ma nelle sue competenze, dava assoluta soddisfazione». Alla domanda sui timori di una class action, Foschi risponde: «Se ci saranno delle class action, le affronteremo. Quanto al costo, è troppo presto per dirlo». Foschi ribadisce quindi di provare «una tristezza infinita» per le vittime del disastro del Giglio. «Ricopro questo incarico da 15 anni e mai Costa crociere aveva perso un solo passeggero», ha concluso.

SOLIDARIETA’ A SORRENTO - Continuano i segni di solidarietà e di reazione d’orgoglio dei compaesani del comandante della Concordia agli arresti domiciliari nella sua casa di Meta di Sorrento (Napoli). Su un’automobile parcheggiata nella strada adiacente l’abitazione di Francesco Schettino un cartello incollato al parabrezza con la scritta «Fiero di essere metese, cazzo!» risponde, riprendendone la grafica, alla maglietta messa in commercio da una ditta lombarda con la ormai famosa frase che il capitano della Guardia costiera De Falco rivolse a Schettino il giorno del naufragio.

I CAPITANI DI LUNGO CORSO - La linea ufficiale è la consegna del silenzio, ma l’ orientamento è di solidarietà per il Comandante della «Costa Concordia» Francesco Schettino. Una parte dei circa 100 capitani di lungo corso iscritti all’ associazione di settore, che ha sede a Meta di Sorrento, nella «Casina dei Capitani», si è riunita oggi. Ufficialmente per ascoltare una relazione sulla vela latina da parte del comandate Gianfranco Antonetti, in realtà, per analizzare la vicenda del naufragio della nave della «Costa» e solidarizzare con il collega Sschetino. Capitani in pensione e giovani ufficiali si sono dati appuntamento per discutere. Il presidente dell’associazione dei capitani, Michele Miccio con tono risentito, ha detto ai giornalisti: «Non possiamo parlare, non possiamo rilasciare interviste. L’ avvocato di Francesco Schettino ci ha raccomandato il silenzio assoluto». Ma, evidentemente, non lo sapeva ancora uno degli associati, Caso Lauro, esponente della vecchia generazione di Comandanti che - oltre a ribadire la sua «solidarietà umana” nei confronti di Schettino - ha detto che in circostanze di così grande pericolo è facile perdere la testa, anche se un comandante dovrebbe lasciare per ultimo la nave. «Ma come si fa a prevedere le reazioni? Impossibile. C’è un libro che descrive più di 200 naufragi nel mondo e le reazioni sono le più disparate. Credetemi».
Il capitano Lauro ha confermato che la riunione dell’associazione di categoria era stata indetta per prendere compattamente la decisione di chiedere lumi sul comportamento della Capitaneria di Porto di Livorno. «Come mai solo dopo una telefonata dei carabinieri si sono resi conto della rotta era troppo sotto costa?». È la domanda avanzata ieri in un documento dell’ ex sindaco di Meta e capitano di lungo corso Carlo Sassi e sottoscritto da sei comandanti in pensione. Sarà questo il punto centrale della relazione che sottoscriveranno gli associati della «Casina dei Capitani», antica associazione di mutuo soccorso nata quando le assicurazioni non erano ancora in vigore. Ogni capitano versava una quota mensile per accumulare un capitale da mettere a disposizione, in caso di necessità, di qualcuno di loro. «Sta girando voce - aggiunge Carlo Sassi, amico di famiglia degli Schettino e loro portavoce - che la Compagnia Royal Caribbean stia facendo terminare il turno di imbarco a tutti gli ufficiali italiani, e che non voglia più imbarcarli. Ma - precisa - è solo una voce che sta girando tra gli ufficiali della costiera sorrentina».