La tragedia del Giglio
Costa, è scontroarmatore-comandante
Genova - Costa Crociere ha fatto sapere oggi che non intende replicare pubblicamente a Francesco Schettino, comandante della nave naufragata davanti al Giglio, secondo il quale la compagnia sarebbe stata a conoscenza dell’avvicinamento della Costa Concordia all’isola. «Essendoci un’indagine della magistratura in corso, non possiamo rilasciare informazioni», ha dichiarato ai media Pierluigi Foschi, presidente e ad di Costa Crociere, che oggi si è recato al Giglio per incontrare i familiari delle vittime e i soccorritori. In più di un occasione, in questi nove giorni intercorsi dalla sciagura, il manager ha detto che le procedure adottate da Schettino, come «l’inchino» - il passaggio molto ravvicinato alla costa -, non hanno rispettato le rigide disposizioni date dalla compagnia ai comandanti. Ma alcuni giornali riferiscono oggi i contenuti dell’interrogatorio di martedì scorso di Schettino, indagato per omicidio colposo plurimo, naufragio e abbandono della nave, davanti al gip, in cui il comandante - ora «sospeso» dalla Costa - sosterrebbe che la società fosse a conoscenza della pratica degli «inchini» e che quello del 13 gennaio venne addirittura pianificato e voluto dalla Costa prima della partenza da Civitavecchia per ragioni pubblicitarie.
CLANDESTINI A BORDO? - Clandestini sulla nave? «Impossibile. Sono tutti registrati e fotografati all’imbarco. È tutto elettronico». Così risponde Manrico Giampedroni, il capo commissario di bordo della Costa Concordia, recuperato 36 ore dopo il naufragio e che ha rischiato la vita per soccorrere i passeggeri. «Che vi siano clandestini o persone non registrate è impossibile - ha aggiunto - Figuriamoci lavoratori in nero. Non scherziamo. La Costa è una compagnia seria, cose del genere non sono nemmeno da pensare».
DIPENDENTI IN PIAZZA A GENOVA - Tra le persone che oggi hanno manifestato a Genova in segno di solidarietà con i passeggeri e l’equipaggio di Costa Concordia, anche alcuni ufficiali, che hanno scelto di sfilare in divisa. «Lo facciamo - ha detto il primo ufficiale di coperta Nicola Della Porta, che in passato ha lavorato per Costa - perché riteniamo giusto difendere il l’operato di tanti come noi. Parlo degli ufficiali, dell’ equipaggio, dei dipendenti. Siamo rammaricati e rattristati per quello che è successo. Ma ogni anno portiamo in giro per il mondo milioni di persone in assoluta sicurezza. Ora ci sentiamo messi sotto accusa ingiustamente, come se fossimo in un tritacarne mediatico. Non è giusto». «Oggi non vogliamo fare polemica con nessuno - ha aggiunto - vogliamo soltanto esprimere il nostro senso di solidarietà. Ma voglio sottolineare che al Giglio sono state evacuate quattromila persone in due ore».