IL RETROSCENA
Il timone a CARNIVAlFRANK SBARCA A GENOVA
Genova - «IL NOSTRO gruppo è fondato su valori solidi, garantisco personalmente che ci prenderemo cura di tutte le famiglie coinvolte in questa tragedia, individuando le migliori risposte possibili alle emergenze, in tutti i sensi», conferma ufficialmente dal Doral di Miami il leader di Carnival, Micky Arison. Ma la vera notizia è un’altra. Per gestire in prima persona un evento drammatico di portata incalcolabile, sarebbe sbarcato a Genova da un paio di giorni Howard S. Frank, 69 anni, braccio operativo di Arison, secondo maggior azionista e vicepresidente del colosso mondiale delle crociere, universalmente riconosciuto come genio della finanza legata al business marittimo.
Primo artefice dell’acquisizione della genovese Costa nel 1997, con la sua visione globale del mercato Howard S. Frank ha consolidato la leadership del gruppo Usa, conquistando anche i marchi e le navi P&O, Aida, Cunard Line, Holland American Line, Ibero, Princess e Seabourn. Il braccio destro di Arison avrebbe trasformato la suite di un prestigioso hotel nella sua temporanea centrale operativa.
Difficile penetrare il muro di riservatezza alzato intorno allo sbarco a Genova del numero due di Carnival. Di certo si sa che la preoccupazione maggiore di Frank non è soltanto tutelare immagine e sostanza di Costa Crociere, gruppo leader sul mercato europeo, ma soprattutto fornire risposte immediate all’opinione pubblica americana, scossa e colpita al cuore dalla tragedia della Concordia ancor più di quella italiana. Offrire, dunque, una percezione di solidità e di tenuta aziendale. Sostenere palesemente il management interno e lanciare segnali precisi al mercato mondiale.
Piombato a Genova per prendere il timone e gestire la più drammatica e impensabile delle situazioni, Howard S. Frank avrebbe già predisposto un’agenda di lavoro scandita da decisioni e scelte rapide. Al primissimo posto, ovviamente, i rapporti con le famiglie delle vittime del naufragio e con i passeggeri della Concordia, con tutto quel che comporta in termini di risarcimenti. Al secondo, il confronto con l’imponente schiera di avvocati e le compagnie di assicurazione. E poi una serie di interventi che toccano tutti gli obiettivi strategici: l’impatto sul mondo dei media e della comunicazione, marketing e immagine, la politica e gli Usa.
Considerato un genio della finanza, Howard S. Frank si trova ad affrontare la sfida più dura. Un vero uragano, qualcosa di immensamente più devastante rispetto al pur considerevole crollo registrato nei giorni scorsi dal titolo Carnival sulle piazze di Londra e Wall Street. Per Arison, la 169ª persona più ricca del mondo con un patrimonio di 4,2 miliardi di dollari nel 2011, il problema è ridurre il più possibile l’impatto negativo che la tragedia potrebbe avere sull’intera industria marittima.
C’è molto altro, dunque, nelle riflessioni che accompagnano la missione genovese di Howard S. Frank. Come tornare a legare, ad esempio, l’industria che produce denaro con l’elemento in cui opera, cioè il mare? Come interpretare un evento che da relativa emergenza s’è trasformato in dramma, con una nave già spiaggiata per gioco del destino? Possibile che queste città galleggianti possano operare con lo stesso numero di ufficiali di macchina e di coperta presenti a bordo di una nave da 500 passeggeri? Rivedere il gigantismo, apportare correzioni in corsa, intensificare gli investimenti sull’addestramento e la professionalità, revisionare in termini di sicurezza le altre cinque navi dello stesso disegno della Concordia, anche se già superano i protocolli internazionali attualmente richiesti?
Howard S. Frank è consapevole che le sue visioni e la lungimiranza non bastano più: oggi servono gesti e scelte per garantire futuro a un’industria che produce business e occupazione.
GIORGIO CAROZZI