L’intervista
«Schettino? Per meè un ottimo comandante»
Roma - Da tre settimane Manrico Giampedroni è ricoverato in una clinica romana dove sta seguendo un percorso di terapia intensiva per rimettere in sesto la sua gamba fratturata. «Mi ci vorranno tre mesi per riprendere a camminare così così e altri tre per riprendere a camminare normalmente. Ho una frattura alla tibia, una al perone e un chiodo in una gamba. Per uno come me, abituato a non stare mai fermo, è una sofferenza che non si può immaginare». L’ex capo commissario di bordo della Costa Concordia è passato alla cronaca come il primo anti-Schettino. La stampa lo ha definito un eroe. Il presidente del Senato gli ha consegnato una medaglia «come esempio della profonda stima e del ringraziamento da parte delle istituzioni». A differenza del comandante, è rimasto sulla nave fino all’ultimo ed è stato salvato 36 ore dopo il naufragio, immobilizzato da una gamba rotta. Eppure Giampedroni difende il suo capitano. «Per me è un ottimo comandante, sapeva manovrare benissimo».
Per lei, insomma, non ha sbagliato?
«Non dico questo. Non so cosa gli sia passato per la testa quella sera. Ma non è stato così negativo come lo hanno descritto. Ha fatto un errore ma ha cercato allo stesso tempo di rimediarlo».
E cosa pensa di quel «Vabbuò» pronunciato da Schettino quando lo informano che i passeggeri stanno salendo da soli sulle scialuppe?
«Ho visto anch’io quel filmato al Tg5 l’altra sera. L’ho guardato per pochi minuti, poi ho cambiato canale».
Perché?
«Tutto ciò che fanno vedere alla tv cerco di evitarlo perché mi ha davvero schifato. Hanno detto tante fandonie che non voglio neppure commentare».
Ma avrà letto i giornali, il giorno dopo.
«Leggo poco, ho perso i miei occhiali da vista e leggere mi fa girare la testa, mi fa male».
Quel «vabbuò» non vuole proprio commentarlo?
«Non posso commentare le parole di Schettino, bisognerebbe chiederlo a lui. A volte però ci focalizziamo troppo sui dettagli, su certe espressioni. Capisco che un “vabbuò” faccia cronaca, ma bisognerebbe conoscere bene il contesto preciso in cui è stato pronunciato».
Qual era il contesto preciso?
«Questo non lo so perché io in quel momento non mi trovavo già più sul ponte di comando. Io ero a fare “vabbuò”, nel senso vero del termine, cioè a fare del bene, a mettere i passeggeri sulle lance. E come me si è comportato il 95% dell’equipaggio, che ha svolto al meglio i suoi compiti. Mettendo i passeggeri sulle scialuppe, portandoli a terra, assistendoli al meglio».
Il restante 5%, però, è stato fatale.
«Non voglio nemmeno giudicarlo, saranno gli inquirenti a farlo».
Qual è il suo stato d’animo quando ripensa a quella notte?
«Sono molto tranquillo, so di avere svolto al meglio il mio dovere. Saranno gli inquirenti, comunque, a giudicare».
Francesco Margiocco
margiocco@ilsecoloxix.it