MERCATI MARITTIMI

Sardegna addio, Gnvsempre più africana

2 minuti di lettura

Genova - Non è più la compagnia genovese delle vacanze in Sardegna: Gnv cambia pelle. Lunedì è arrivato l’annuncio che la società di traghetti si è aggiudicata due nuove linee che collegheranno il porto francese di Sète con gli scali marocchini di Tangeri e Nador: le autorità del regno nord-africano hanno dato il loro via libera dopo la richiesta depositata lo scorso 20 febbraio, anche se in verità le trattative vanno avanti da tre anni. Le due linee si aggiungono a quelle che, dal 2007, uniscono Tangeri con Genova e Barcellona. «È un mercato che ci conosce, ci apprezza e ci sceglie» ha commentato il direttore generale Ariodante Valeri. Roberto Martinoli, parlando con il Secolo XIX, la dice più nettamente: «L’Africa è insieme alla Sicilia il nostro mercato di riferimento: dalla Sardegna, invece, di fatto ci stiamo disimpegnando sempre più». E a dirlo sono i numeri: oggi la Sicilia rappresenta quasi il 50% del fatturato del gruppo, seguita da Maghreb e Spagna (40%); la percentuale di riferimento relativa alla Sardegna è di poco superiore al 10%. Sono numeri da dopo big-bang, il big-bang del pre-2010 quando, in una corsa a buttare fuori i concorrenti, le compagnie italiane avevano premuto l’acceleratore sull’abbassamento delle tariffe per le vacanze: «La verità è che l’auto al seguito a un euro era un’offerta che nessuno si poteva permettere». E, infatti, da quegli anni le compagnie sono uscite un po’ tutte con le ossa rotte. Gnv ha cambiato azionariato - oggi è al 50% di Marinvest, cioè il gruppo Aponte, mentre è uscito il fondatore Aldo Grimaldi e i fondi hanno quote minori - ma si è tirata dietro un maxi-debito da oltre 350 milioni di euro che ora verrà rinegoziato con le banche a fronte di una nuova molto probabile iniezione di capitale da parte degli azionisti. Aponte, secondo quanto riferisce Il Mondo, dovrebbe partecipare con circa 30 milioni.

Terzo cambiamento: le rotte e le tariffe. Gnv mantiene gli storici collegamenti con Olbia e Porto Torres, ma basta dare un’occhiata alla mappa qui sopra per vedere che non è questo il centro del business del gruppo. In parte hanno pesato anche le polemiche degli ultimi due anni sulle tariffe, i ricorsi all’Antitrust, la decisione della Regione Sardegna di intervenire pesantemente nel business con una propria linea che pratica tariffe più basse. «Con il risultato che ora i vertici di Saremar chiedono di aumentare le tariffe del 40% per non sforare i conti. Io l’ho detto anche al governatore Cappellacci: non fa gli interessi dell’isola facendo credere che i trasporti costino zero. Non è così e non lo sarà sino a quando l’Europa insiste sul fatto che i collegamenti non possono essere sovvenzionati». Il risultato è che Gnv ha messo la prua altrove: Palermo e Termini Imerese sono collegate con Genova, Livorno, Civitavecchia, Napoli. Tangeri è collegata con Genova, Barcellona e ora anche la Francia. Tunisi con Civitavecchia, Genova e Palermo. I soldi si fano soprattutto con le autostrade del mare, i collegamenti per gli autotrasportatori piuttosto che per i turisti. Nell’ultimo anno il trasporto merci è stato superiore ai due milioni e mezzo di metri lineari, 1,6 milioni i passeggeri trasportati. A livello di valore della produzione, la compagnia è passata dai 283 milioni di euro ai 360 del 2011.

Tutto bene? Quasi, perché la compagnia ha accumulato nel corso degli anni un maxidebito di oltre 350 milioni di euro, troppo per rientrare con un margine operativo lordo che si attesta sui 35 milioni di euro. Di qui la rimodulazione del debito che, però, non sembra preoccupare troppo l’amministratore delegato Martinoli che sta preparando il nuovo piano industriale del gruppo: «Il valore della nostra flotta - spiega - è comunque superiore ai 500 milioni di euro». Dieci le navi di proprietà - tre provenienti da Snav - due quelle prese a noleggio. Si tratta, tra l’altro, una delle più giovani attualmente in circolazione nel panorama italiano.

SAMUELE CAFASSO
© riproduzione riservata