L’INTERVISTA
Goldstein: «La terza Oasis? Forse sì»
Milano - Adam Goldstein non conferma, perché «non è la sede per annunci di questo genere», ma nemmeno smentisce le indiscrezioni riportate dal Secolo XIX sull’avvicinarsi di una commessa per una nuova unità della classe Oasis. Presidente e amministratore delegato di Royal Caribbean, secondo gruppo crocieristico mondiale, Goldstein ieri pomeriggio era a Milano per incontrare le agenzie di viaggio, ma di primo mattino era sulle banchine dei cantieri tedeschi Meyer Werft, dove ha verificato che tutto fosse pronto per il varo della “Celebrity Reflection”. La conferma della terza unità classe Oasis, che i rumors danno ancora presso i cantieri Stx di Turku, in Finlandia, avrebbe un forte impatto sul settore: si tratterebbe della nave più grande del mondo, oltre 5.400 passeggeri, 2.400 marittimi, 225 mila tonnellate di stazza.
La sua compagnia nega. Ma davvero può dire che niente si sta muovendo in questa direzione?
«...di pettegolezzi sulla classe Oasis se ne fanno molti, e del resto bisogna anche lasciare qualche cosa su cui chiacchierare. Inoltre questa non è la sede per fare annunci di questo genere. Però le posso dire questo: ero Papenburg perché a breve abbiamo il varo della “Reflection” e dove abbiamo in costruzione due navi della classe Sunshine, che come sa sono un po’ più piccole della Oasis. Un nuovo progetto che ci lascia estremamente soddisfatti, realizzate in un ottimo cantiere, con un team di grande professionalità».
Quanto al discorso Oasis?
«È un tipo di nave che ha ci ha dato delle performance incredibili. Guardiamo a ogni opportunità e siamo interessati a capire se potremo sviluppare il progetto per una terza Oasis».
Però servono nuovi mercati. Si parla molto di Asia, ma all’ultima Cruise Shipping Conference di Singapore il presidente di Costa Crociere, Gianni Onorato, ha evidenziato un problema: le distanze sono troppo ampie, operare in quella zona costa troppo.
«Corretto. Però faccia attenzione alle differenze. Parlando di infrastrutture e home-port, l’Asia ha già dei servizi eccezionali. Le posso citare come esempio Singapore, Shanghai, Hong Kong ma anche un porto come Tianjin. Il problema si registra sui port of call, le toccate che compongono gli itinerari. Qui in effetti mancano strutture adeguate, ma non certo le mete: penso a isole e spiagge di Vietnam, Indonesia, Malesia... Noi continuiamo a fare pressione sulle amministrazioni locali per far capire loro i benefici delle crociere, perché possano essere avviati degli investimenti. Con la crescita demografica e di ricchezza di quell’area, quella è l’area di domani».
Però intanto avete tolto le crociere a Dubai.
«Sì, per il 2014, e dopo aver avervi fatto base per molti anni. Tenga conto che per quell’anno noi abbiamo anche un problema di restrizione della flotta, perché cediamo a Pullmantur la “Monarch of the Seas”. Abbiamo scelto Dubai perché gli itinerari cambiano e quella metà funzionava meno bene. Comunque non significa che non vogliamo ritornare».
Oggi c’è una forte pressione sui prezzi. Pensa che compagnie come la vostra arriveranno a far viaggiare le navi al di sotto del breakeven, come è accaduto ad esempio per rinfusiere o traghetti?
«Non si può mettere sullo stesso piano settori così diversi dello shipping. L’industria delle crociere è una cosa diversa, e non credo che questo fenomeno si verificherà. Tra l’altro in alcune aree stiamo ottenendo risultati migliori rispetto a quelli che ci eravamo attesi per quest’anno».
Nel Mediterraneo si parla molto di Costa. Ma Msc il prossimo anno avrà lo stesso numero di navi della compagnia genovese. Lei cosa ne pensa?
«Msc ci mette in una situazione un po’ particolare. Noi siamo abituati a essere i secondi, mentre qui nel Mediterraneo la loro presenza ci fa essere terzi. Non è una condizione in cui ci troviamo a nostro agio. In ogni caso li osserviamo, vediamo di capire se possiamo imparare qualche cosa da loro».
In Italia operate diversi terminal, mai con quote di controllo.
«Qui bisogna andare indietro nel tempo. Vent’anni fa, la partecipazione delle società private in Italia nei terminal crociere era inesistente. Oggi la situazione è cambiata, noi non abbiamo interessi ad avere quote di maggioranza, ma se si dovessero verificare delle opportunità diverse le valuteremo».
ALBERTO QUARATI