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Costa Crociere:«l’iMU NON CI RIGUARDA»

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Genova - «Quella di Genova è una stazione marittima aperta al pubblico, con attività commerciali, ed è ovvio che paghino l’Imu. Quello di Savona un Palacrociere puro, senza spazi commerciali, chiuso al pubblico e aperto solo ai crocieristi, che per questo è esente come una stazione ferroviaria». Beniamino Maltese, direttore finanziario di Costa Crociere, difende il “privilegio” del Palacrociere di Savona che - caso abbastanza unico tra i porti italiani, dopo la Finanziaria 2007 che ha modificato la normativa in materia - funziona da quasi 10 anni senza rendere neppure un euro al Comune.

«A suo tempo, nel 2003, avevo seguito la questione dell’accatastamento del neonato Palacrociere perché costruendolo c’eravamo posti il dubbio - spiega il dirigente Costa, Maltese - la scelta era stata di adottare lo stesso criterio delle stazioni ferroviarie, degli aeroporti e delle stazioni marittime pure, senza spazi commerciali, per cui era prevista la classificazione come “E1” che esenta dal pagamento dell’Ici-Imu. Decidemmo così d’accordo con l’Authority dell’epoca anche per non danneggiare il tessuto economico di Savona che essendo una città piccola, con il porto al suo interno, avrebbe potuto risentire di nuovi negozi e attività commerciali. Da qui la scelta di un terminal in cui possono entrare solo i passeggeri Costa con titolo di viaggio e in nessun caso cittadini esterni. Ecco perché rivendichiamo come corretta la classificazione “E1” che non è affatto un “privilegio” ma la logica conseguenza di una scelta concordata».

«In buona sostanza - prosegue Beniamino Maltese - l’attuale Palacrociere è un’appendice, una prosecuzione della nave a terra e le due piccole attività sono giusto punti di primo ristoro e un’edicola che peraltro vanno quasi in perdita visto il ridotto movimento che registrano nei soli giorni in cui c’è la nave e senza poter beneficiare di clienti esterni. Tutto questo è possibile perché questo terminal è solo di servizio alle navi Costa e quindi è facile da controllare». «Questi unici due servizi, appunto un’edicola e un baretto - precisa il dirigente Costa - stiamo parlando di circa 100 mq su 20 mila totali e del nuovo costruendo. Nuovo in cui non ci saranno altri servizi visto che sarà una struttura satellite della prima e basteranno quelli che già ci sono». Ma ciò che contestano le altre società è il principio: «Chiaro che ognuno paga su quel che ha, ma la norma va applicata in modo omogeneo», ha spiegato l’ad di Stazioni Marittime Edoardo Monzani. E lo spiazzo esterno per le auto? «Anche questo non è un park ma solo una zona di movimentazione mezzi - conclude il manager - il passeggero arriva, lascia il suo mezzo, poi c’è un servizio che prende quel mezzo e lo deposita in un’area al di fuori del territorio portuale. Contrariamente al terminal di Venezia, dove ci sono aree con parcheggi e tariffe orarie, qui c’è solo una facilitazione per i crocieristi. Come Savona è configurato il terminal di Trieste: una struttura esclusivamente destinata alla movimentazione dei passeggeri e senza attività commerciali».

Lunedì l’argomento sarà comunque al centro di un vertice nell’Autorità portuale di Savona dopo che il Comune ha chiesto all’ente porto di approfondire l’argomento e chiarirsi. Secondo gli uffici comunali, infatti, almeno bar ed edicola una quota di Imu dovrebbero pagarla non solo nel 2012 ma anche negli anni passati. E ci sono dubbi pure su qualche ufficio del Palacrociere e sul salone per le convention che viene affittato tutto l’anno per seminari e incontri e quindi produce reddito. E poi c’è il tema della riclassificazione catastale di tutte le strutture portuali introdotto dalla Finanziaria del 2007 che a Savona, chissà perché, avrebbe tardato non poco. Norma che escluderebbe la possibilità di avere edifici portuali esenti da Imu.

Dario Freccero
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