La Sovrintendenza

«il tesoro Tirrenianon si deve toccare»

1 minuti di lettura

Genova - L’Italia marinara salva, per ora, quel che resta del tesoro accumulato nei secoli dalla flotta di Stato, un patrimonio che l’amministratore straordinario della Tirrenia stava per vendere all’asta, dopo la privatizzazione della compagnia. Naturalmente l’indifferente governo dei tecnici e i burocrati dei ministeri non hanno alcun merito. Ci ha pensato in extremis la Soprintendenza al polo museale di Napoli a bloccare l’asta della collezione d’arte della Tirrenia, affidata a Blindhouse-Blindarte, in programma la settimana scorsa sotto il Vesuvio. Ampiamente pubblicizzata e anticipatamente recensita, la vendita è stata sospesa dopo l’avvio di una verifica sui beni, per conoscerne titolarità e provenienza e accertare se sono state acquistate con denaro pubblico.

Nell’indagine si è inserita anche la Soprintendenza di Genova, con cui gli esperti napoletani si stanno confrontando per risalire alla provenienza dei vari lotti rimbalzati da un magazzino all’altro. «Non ci sono dubbi che le opere d’arte provengano dalla grande collezione delle società Finmare: società Italia di Genova, Adriatica e Lloyd Triestino», spiega Simone Bandini, ricercatore e autore di un documentatissimo volume sulla storia e la gloria dei transatlantici italiani.

«È lecito domandarsi che fine faranno anche i modelli delle navi e l’archivio storico della società», aggiunge Bandini, che ha ripetutamente segnalato alle autorità le anomalie della sospetta asta napoletana.

Sul mercato stavano per finire 145 lotti della collezione Finmare, in gran parte quadri e sculture del tardo Ottocento e del Novecento ma anche quattro tele del XVII secolo. Ma com’è possibile che i ministeri dei Trasporti, dell’Economia e dei Beni Culturali non abbiano vincolato tutte le opere della raccolta, nello stesso momento della privatizzazione di Tirrenia, rischiando di farsi sfilare sotto il naso l’ultima testimonianza del passato storico e artistico della nostra marina mercantile? La raccolta napoletana è costituita da dipinti e sculture di diversa provenienza, comperate o commissionate per arredare gli ambienti (non solo quelli di rappresentanza) delle navi della flotta di Stato. Le opere sono firmate da maestri prestigiosi di varie epoche, tra cui Francesco Graziani, Marco Ricci, Leonardo Coccorante, Mario Sironi, Alberto Savinio, Tommaso Cascella, Antonio Corpora, Guido Cadorin, Franco Gentilini, Giuseppe Santomaso, Pietro Cascella, Giò Pomodoro, Emilio Greco. Le Soprintendenze hanno adesso i 120 giorni di tempo previsti dalla legge per decidere se dovrà scattare il diritto di prelazione da parte dello Stato e se il legittimo proprietario potrà recuperare un bene collettivo. Evitando l’ennesimo, scandaloso scempio.

GIORGIO CAROZZI

shipping@ilsecoloxix.it

© riproduzione riservata