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l’intervista

Pierroberto Folgiero: “Fincantieri, a Sestri le navi più grandi del mondo. Servono le persone per costruirle”

L’amministratore delegato di Fincantieri: “Dopo il Ribaltamento a mare la produzione raddoppierà”

Alberto Quarati
Aggiornato alle 3 minuti di lettura

Lo scafo della nave Explora II

 

Genova - Secondo il cronoprogramma dell’Autorità portuale, il nuovo Superbacino della Fincantieri a Sestri Ponente, destinato a realizzare le navi più grandi del mondo, sarà pronto a novembre 2026.

L’amministratore delegato di Fincantieri, Pierroberto Folgiero, ieri alla doppia cerimonia per il taglio della lamiera della nave “Explora III” e per il varo tecnico della “Explora II” torna a toccare il tempo sulla Fase 3 del Ribaltamento a mare, cioè la deviazione a monte della ferrovia per allargare gli spazi del cantiere, invitando le istituzioni ad affrontare per tempo i cambiamenti che saranno portati dell’entrata in servizio di un cantiere che sarà almeno il doppio di quello attuale.

Quante persone lavoreranno a Sestri?

«Non voglio dare numeri, ma per dare un ordine di grandezza possiamo fare questo confronto: oggi Sestri lavora 600 tonnellate d’acciaio al mese, perché siamo in una fase in cui i lavori del Ribaltamento abbassano la produzione. A r regime faceva 1.200 tonnellate, ne dovrà fare 2.400-2.600. Monfalcone già oggi ne fa 3.200-3.300. Serve la lavorazione dell’acciaio a monte, avere i blocchi da sollevare e mettere in bacino. Se non si riesce a fare questo, è inutile fare a valle il grande bacino e la banchina».

A che punto siamo con la Fase 3? Ci sono già i soldi per finanziarla?

«Ci sono attività in corso per definire l’accordo di programma. Quello che è stato sin qui realizzato con le Fasi 1 e 2 del Ribaltamento è così evidente che mi porta a escludere che non ci possa essere la Fase 3, che tra l’altro è molto più ridotta. Quindi escludo che ci siano problemi di fondi. Certo è un’operazione invasiva dal punto di vista logistico, ci sono tutta una serie di attività di natura tecnica che devono essere concertate perché si tratta di spostare la ferrovia. Però il problema non è l’entità del costo: è farlo e concertarlo».

Quindi la Fase 3 dovrebbe essere pronta quando già ci sarà il bacino?

«La fase 3 dovrà essere pronta, ma dovrà esserlo anche la disponibilità di persone: qui a Sestri dovremo fare le navi più grandi del mondo, ci serve un bacino per fare le lavorazioni, ma ci serve anche un bacino di risorse, e trovarle, in questo Paese, è piuttosto difficile. Ecco perché il mio invito, a noi stessi e alle istituzioni, è quello di affrontare questo problema nella maniera più progettuale, articolata, intelligente possibile. Cerchiamo di capire quante persone serviranno, come intendiamo reperirle, e cerchiamo di anticipare, progettare e disegnare come queste risorse in più impatteranno sul territorio, in modo tale che questo rapporto nasca pensato, sano, forte».

Insomma va organizzata la formazione, la logistica dei trasfertisti, gli alloggi...

«Il mio vecchio capo diceva: “Tanta programmazione, poca azione”. Cioè, se non studi e non ti prepari, lavori male per definizione. Allora dico: abbiamo tempo? Facciamo un percorso per tappe dove prendiamo le persone, le formiamo. In che maniera mitighiamo gli impatti con il territorio? In che maniera queste persone arrivano qui? Studiamo il loro fabbisogno logistico, sia per quanto riguarda la loro vita fuori dal cantiere, sia per quanto riguarda la logistica in senso stretto. È proprio un invito a essere seri. Non dico secchioni, ma seri nel pianificare lo sviluppo industriale».

Ma ci saranno navi da costruire? Sono mesi che l’industria delle crociere non fa più ordini.

«Questo lo dice lei. Le crociere sono ridiventate una macchina da soldi. Sono tornate alla crescita di ricavi pre-Covid, ma con la governance dei costi del Covid. Gli ordini stanno arrivando, e vedremo i risultati fra il terzo trimestre di quest’anno e il primo del prossimo. Ma bisogna capire che il tempo di gestazione di un ordine da 1,5 miliardi è dodici-quattordici mesi... Non è che finita la crisi immediatamente le commesse ripartono. Vale per ogni grande spesa in conto capitale: ci sono dei tempi di gestazione dal momento in cui si fa il progetto, il budget, si entra in negoziazione, c’è la decisione del consiglio di amministrazione, si trovano i soldi. Per sfornare qualcosa bisogna prima cuocerlo. Adesso ci sono tanti forni accesi, e a breve porteremo le pietanze in tavola».

La revisione degli accordi sulla Via della Seta cambierà qualcosa nella vostra collaborazione in Cina con i cantieri cinesi Cssc?

«La nostra collaborazione con la Cina era ed è per fasi: abbiamo degli impegni contrattuali per assistere quei cantieri su alcune specifiche fasi di lavoro. Una volta completate queste fasi, valuteremo tutte quante le opzioni strategiche».

A Sestri c’è ancora in bacino la terza unità Virgin. Siete preoccupati per la situazione della compagnia?

«La vicenda è nota e legata alle code del Covid su un prodotto di start-up come Virgin Voyages. L’armatore sta proseguendo tutte le attività di sviluppo e partenza post-Covid, noi completeremo la costruzione della nave e siamo in costante contatto con loro per definire tutti i passaggi previsti prima della consegna».

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