CASABLANCA
Si infiamma la primaveraaraba dei porti
Genova - Ieri a Casablanca, dove si è tenuta la riunione del sindacato internazionale dei trasporti, l’Itf, c’erano 200 delegati da 50 Paesi. Ma, a quanto pare, nessun giornalista marocchino. Almeno non registrato ufficialmente perché «meglio non rischiare», spiega Remo Di Fiore, della Fit Cisl, associata insieme alla Filt Cgil. La primavera araba alla prova delle banchine ha un sapore agrodolce: molte rivendicazioni ma anche molte difficoltà per chi difende i diritti dei lavoratori nei terminal e sulle navi, talvolta dipendenti delle stesse multinazionali dei loro colleghi europei. Ma con molte più difficoltà a farsi riconoscere buone condizioni di lavoro.
Un uomo è diventato simbolo di questa lotta: si chiama Said Elhairech (foto) ed è nelle carceri marocchine dallo scorso 16 giugno. Ieri non poteva essere al meeting di Casablanca perché rinchiuso nella prigione di Sale, a Rabat, ma ha avuto la possibilità di collegarsi per pochi secondi al telefono: «Con il cuore sono con voi» ha detto. «E spero di incontrarvi presto». Said Elhairech è il segretario generale dell’Umt, il sindacato dei trasporti marocchino. Per i sindacati è l’esempio vivente di cosa succede a chi si espone troppo. Per il governo marocchino - sopravvissuto alla primavera araba perché considerato “illuminato” rispetto ai suoi vicini - Said sarebbe coinvolto in una cospirazione «per sabotare navi e porti, mettere in pericolo la sicurezza nazionale, rivelare segreti industriali e impedire la sicurezza al lavoro». Per questo la sua scarcerazione, chiesta a più riprese negli ultimi mesi, è sempre stata negata. Al centro delle accuse, secondo quanto riporta la stampa locale, ci sarebbe un’azione sindacale nel porto di Tangeri del maggio 2011, quando i lavoratori tentarono di bloccare il movimento delle navi utilizzando le gru. Tra le unità bloccate anche i traghetti Gnv che avevano sostituito la marocchina Comanav-Comarit nei collegamenti con il porto francese di Sète. Gli inquirenti, sulla base di alcune intercettazioni, sono convinti che Said Elhairech cospirasse con un imprenditore, Taoufik Ibrahimi, che intendeva impadronirsi della Comanav-Comarit, oggi di fatto fallita e già allora con molte navi ferme nei porti, sequestrate. «Normali discussioni sindacali sono state fraintese come qualcosa che attenta alla sicurezza nazionale» aveva subito spiegato il segretario dell’Itf, David Cockcorft. Senza ottenere udienza dalle autorità marocchine. Ieri, a Casablanca, si è discusso anche di come continuare la battaglia. Si parla anche di sit di fronte alle ambasciate marocchine nelle capitali europee. Ieri, però, a Casablanca non sono state autorizzate manifestazioni pubbliche ma il consenso intorno alla battaglia per Said Elhairech sta crescendo. Said, infatti, è l’uomo che ha lottato per i marinai perduti, come li ha chiamati lo scrittore marsigliese Jean Izzo: centinaia di persone salite a bordo di navi poi abbandonate nei porti perché la compagnia che gli dava lavoro ha fallito. Quello che è successo, appunto, ai marittimi della Comanav-Comarit dal marzo 2012.
Said è stato poi l’uomo che ha sfidato le grandi multinazionali che gestiscono il nuovo porto TangerMed, il gigante del transhipment che fa concorrenza all’italiano Gioia Tauro anche grazie ai bassi salari. Quel porto è gestito dalle stesse multinazionali che operano al di qua dal Mediterraneo, ma che hanno impiegato mesi prima di sedersi al tavolo con il sindacato e riconoscere a questo un ruolo, come è in Europa. I tedeschi di Eurogate (con gli italiani di Contship) hanno infine siglato un contratto collettivo a novembre 2011, a maggio 2012 è toccato ad Apm Terminal. Da allora forse i costi sono cresciuti, ma i lavoratori hanno conquistato diritti che prima non ne avevano. Ma c’è voluto quasi un anno di continue agitazioni e oggi uno dei protagonisti di quella stagione è in galera.
SAMUELE CAFASSO
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