Genova, il console della Culmv: “I grandi gruppi in porto possono cambiare le regole”
Antonio Benvenuti: “Ma oggi il sistema è in equilibrio”
Alberto Quarati
Antonio Benvenuti, console della Compagnia unica di Genova (foto Balostro)
Genova – La Compagnia Unica dei lavoratori portuali di Genova ha chiuso il 2022 con 208 mila giornate lavorate, con un leggero incremento rispetto alle 204 mila giornate del 2021 ma comunque 20 mila in meno rispetto al 2019, «…anno su cui è tarato il nostro piano di risanamento» dice Antonio Benvenuti, console della Culmv, che però si prepara a chiudere il secondo anno di fila senza la trattativa per il conguaglio coi terminalisti, e con il pareggio di bilancio nei tempi definiti, quindi ad aprile.
Come è stato il 2022?
«Guardando i conti nell’insieme, gli avviamenti (ovvero le chiamate al lavoro, ndr) sono cresciuti dell’1,1%, ma se dobbiamo prendere in considerazione solo l’ultimo quadrimestre, il calo è stato dell’8,3% e anche gennaio sta seguendo questa tendenza.
Il 2023 sarà più difficile.
«Evidentemente la crisi economica comincia a farsi sentire, anche sotto il profilo dei traffici. Il settore passeggeri, penso soprattutto alle crociere, è in ripresa ma lontano dai livelli pre-Covid, abbiamo una crescita delle merci varie, e questo è interessante, anche se si tratta di volumi che non possono compensare il traffico dei container: per esempio i metalli muovono 7-8.000 avviamenti e stanno crescendo, ma per dare una proporzione il Terminal Psa ne genera qualcosa come 95 mila».
Come gestirete il calo?
«Per la Culmv, se si riducono gli avviamenti, i costi fissi non fanno altrettanto. Noi dobbiamo però essere comunque pronti per affrontare i picchi di lavoro, avere tutte le specializzazioni per coprire domeniche, ferie, notti in cui diminuisce la presenza dei lavoratori dipendenti dei terminal. Intendiamoci: con la Diga e il piano delle opere il porto è di fronte a straordinarie opportunità, ma l’orizzonte è tra cinque anni: noi dobbiamo trovare l’equilibrio per arrivarci, perché il lavoro in porto si fa giorno dopo giorno».
Quando si conclude il piano di risanamento?
«Alla fine di quest’anno, mentre l’autorizzazione scade nel 2026. Se non rispettiamo i parametri del piano, tra cui quelli di produttività, perdiamo finanziamenti come gli strumenti partecipativi dell’Authority».
Nel piano è prevista una riduzione del personale?
«No, non c’è una cifra alla quale dobbiamo arrivare. Oggi siamo 1.016 soci totali, 930 operativi. Abbiamo 350 soci sopra i 52 anni, l’obiettivo è far arrivare alla pensione in totale 45-50 persone con strumenti come isopensione e contratti di espansione. Per questo confermo l’intenzione di far entrare progressivamente un centinaio di giovani, stabilizzando i soci speciali. Proprio adesso inoltre abbiamo aperto il tavolo con i terminalisti per la revisione della tariffa massima giornaliera, che oggi è 232 euro compreso di tutto, e che costituisce il parametro massimo entro cui gestiamo le relazioni commerciali. E nell’ambito dell’accordo quadro dell’aggiornamento tariffario, con sindacati e Authority stiamo studiando anche un aumento salariale per i soci».
Però la pressione dei grandi gruppi sul porto di Genova cresce. Psa, Msc, Hapag. La Culmv deve difendersi?
«Guardi, premesso che non faccio processi alle intenzioni, sommando i lavoratori dipendenti operativi dei 13 terminal, si arriva a poco più di 1.000 persone. Significa che a Genova il 51% di chi lavora in banchina è dipendente, il 49% della Culmv. Sotto il profilo normativo, non c’è nulla che impedisca ai terminalisti di salire al 100%. Ma in ogni grande porto, il sistema si basa sugli equilibri. I 6.000 di Anversa, i 1.000 di Amburgo… con forme e organizzazioni diverse, il pool di manodopera funziona, è un dato di fatto. Certo, ci sono due cose che se venissero toccate rappresenterebbero un forte elemento critico: quindi no all’autoproduzione, perché non si possono sostituire i portuali coi marinai; e no all’avvalimento, cioè allo spostamento dei lavoratori dipendenti tra terminal che fanno riferimento agli stessi azionisti. I piani industriali devono rimanere separati: sarà importante il ruolo di garanzia dell’Autorità portuale».
Si sta pensando a una riforma della legge sui porti. Il lavoro va riorganizzato?
«Tutti i porti su questo fronte hanno raggiunto degli equilibri, mentre non mi metterei a parlare del dibattito sulle Authority Spa… Però, in tema Compagnia, penso potrebbero essere utili delle deroghe che ci possano permettere di lavorare oltre i confini della banchina, senza andare a detrimento di altri. Penso ad alcuni servizi che operavano prima del 2009, come l’Aeroporto, le gru alle Riparazioni navali, i magazzini portuali o lo spostamento dei semirimorchi in porto».
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