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Porti liguri, incentivo pubblico sui traffici

Un investimento pubblico di mille euro su ogni treno da 450-550 metri che potrà essere formato e composto sulle banchine di Genova e Savona, per incentivare e convincere gli operatori a puntare sul sistema ligure

di Giorgio Carozzi
Aggiornato 2 minuti di lettura

Un investimento pubblico di mille euro su ogni treno da 450-550 metri che potrà essere formato e composto sulle banchine di Genova e Savona, per incentivare e convincere gli operatori a puntare sul sistema ligure.

Un impegno finanziario non indifferente, ma dalle ricadute assicurate in termini di occupazione e competitività. E’ l’iniziativa che sta prendendo forma e sostanza in queste ore nella comunità portuale.

Obiettivo: arginare il calo dei traffici e soprattutto bloccare in qualche modo la furia dei porti nord europei che stanno facendo man bassa di migliaia di container potenzialmente destinati a Genova. I numeri sotto l’albero di Natale di questo 2023 al tramonto sono impressionanti. Un milione e trecentomila contenitori prodotti sull’area che da Milano lambisce Bologna, sono stati risucchiati durante l’anno dai 140 treni che ogni giorno Rotterdam e Anversa spediscono nei terminal ferroviari interni, in cui viene concentrata la merce dei singoli operatori portuali.

Piattaforme logistiche che vanno da Busto Arsizio-Gallarate a Novara, da Mortara a Milano Smistamento, da Melzo a Piacenza e Bologna. E’ il primo, concreto tentativo di autodifesa in una stagione più che mai tormentata, con l’export segnalato ai minimi storici, forti preoccupazioni legate allo scenario geopolitico internazionale e alle prospettive per l’anno nuovo, navi ferme in giro per il pianeta, percentuali negative anche nelle piazze più robuste, precarietà dei valichi e straripanti vincoli imposti dalla burocrazia allo shipping. L’inedito esperimento genovese dovrebbe essere varato in tempi rapidi, con i mezzi a disposizione: cioè i treni da 450 metri, gli unici che oggi possono essere formati sulle calate liguri rispetto ai 750 metri abitualmente impiegati dai colossi portuali.

La velocità dell’operazione è fondamentale, anche perché non mancano i grandi gruppi che, stanchi delle congestioni nordeuropee, vorrebbero ritagliarsi spazi in Liguria. E’ il caso, ad esempio, della Volkswagen, che chiede di insediarsi in Liguria, presumibilmente a Savona, per inviare le proprie auto via treno verso il Sud Europa. Opportunità da cogliere al volo.

Si può dunque imprimere subito un futuro diverso alla narrazione dominante del presente, a protezione di un mercato che oggi viene quotidianamente spolpato non solo per ritardi o problemi locali.

Evitando anche che il miliardo di euro investito nella realizzazione della nuova diga produca come risultato finale l’esclusiva difesa di una posizione marginale nel Mediterraneo. La portualità ligure serve oggi il solo mercato interno, con una concentrazione dei volumi principalmente sull’area da Milano a Brescia (70%). Il che rende l’opzione ferroviaria dai porti poco appetibile rispetto alla concorrenza della gomma.

Comportamenti surreali: da una parte lo Stato investe in infrastrutture essenziali e dall’altra, rinviando o ostacolando la realizzazione dei collegamenti ferroviari con i terminal interni, taglia alla radice il potenziale sviluppo del mercato ligure.

In questo scenario, solo scelte radicali e prioritarie possono capovolgere la partita. In attesa di quel Terzo valico, pronto si spera da fine 2026, che permetterà lo standard europeo (treni da 750 metri) fino a Novi-Tortona. Ma la prosecuzione sul nodo di Milano sarà possibile sulle 24 ore solo con la quadruplicazione della Tortona-Milano. Non solo.

Oggi il costo medio della manovra ferroviaria negli altri porti e nei terminal interni vale circa 250 euro, a Genova costa 750. La logistica e le infrastrutture sono lo specchio di un mondo spesso obsoleto, bloccato, incapace di decidere.

Ma anche il campo di battaglia su cui costruire il futuro, cambiare passo, intervenire sulle procedure e sui vincoli burocratici che impediscono all’economia marittima e portuale di dispiegare a pieno le sue potenzialità. Valorizzando i territori.

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