In evidenza
Blue Economy
Shipping
Transport
Blog

Un robot genovese contro l’amianto-killer

Genova - Il robot non è solo un formidabile strumento per aumentare la produttività,ridurre i costi operativi, migliorare la qualità del processo e dei prodotti. «Il robot per noi – dice David Corsini – è uno strumento al servizio della sicurezza dell’uomo, più che della produttività»

Francesco Margiocco
2 minuti di lettura

Genova - Il robot non è solo un formidabile strumento per aumentare la produttività, ridurre i costi operativi, migliorare la qualità del processo e dei prodotti. «Il robot per noi – dice David Corsini – è uno strumento al servizio della sicurezza dell’uomo, più che della produttività». Classe 1954, Corsini è il fondatore di Telerobot Labs, piccola azienda genovese di robotica, partner ormai storica dell’Istituto italiano di tecnologia e con un’esperienza più che ventennale nella progettazione e realizzazione di macchine intelligenti. «Macchine – spiega Corsini – per ambienti pericolosi, ostili, delicati e inaccessibili».

Gli ambienti contaminati dall’amianto, ad esempio. La progettazione e realizzazione di un robot per bonificare scuole, uffici e case dall’amianto è al centro del progetto Robots to Re-Construction finanziato dall’Unione europea. Entro i prossimi 42 mesi, l’Ue vuole vedere realizzata una macchina intelligente e piccola, in grado di lavorare in qualsiasi ambiente per molte ore consecutive raschiando e aspirando via l’asbesto ed evitando così all’uomo un lavoro tra i più tossici. Capofila del progetto è il colosso francese dell’edilizia Bouygues Construction, che ha un enorme interesse nel vedere realizzata una macchina del genere. «La Francia ha fatto per molti anni un uso massiccio dell’amianto nell’edilizia, anche di amianto in spray che da noi è molto meno diffuso», ricorda Francesco Becchi, direttore generale di Telerobot Labs. La Bouygues Construction ha affidato la progettazione e realizzazione del bonificatore automatico a due aziende di robotica, la Robotnik di Valencia e la Telerobot Labs di Genova.

Il Robot to Re-Construction è solo una, l’ultima in ordine cronologico, delle tante macchine uscite dal piccolo stabilimento della Telerobot Labs, al secondo piano del capannone giallo tra via Albereto e via Siffredi, a Sestri Ponente. Altri esempi sono robot per il trattamento di rifiuti nucleari, le scorie delle vecchie centrali dismesse dopo il referendum del 1986 ma anche i rifiuti prodotti ogni anno dai laboratori di ricerca e dalla medicina nucleare; oppure robot che ispezionano i gasdotti nel mare a 2 mila metri di profondità; o ancora robot saldatori.

Il Robot to Re-Construction sarà grande, spiega Becchi, «più o meno quanto un carrello del supermercato, 80 centimetri di lunghezza per 60 di larghezza per 1,80 di altezza. Un carrello sui cui sarà montato un elevatore che a sua volta solleverà un braccio a cui sarà attaccata una mano con aspiratore, che raschierà via e aspirerà l’amianto».

È questo il genere di robot che piacciono a Corsini, «macchine intelligenti che lavorino con l’uomo e non solo per l’uomo. Macchine che svolgano operazioni in ambienti difficili, delicati. Operazioni che l’uomo non può fare da solo e di cui non può fare a meno». È un genere in cui Corsini si è cimentato fin dal 1992, da quando insieme a un compagno di università ha creato uno studio professionale che offriva soluzioni alle aziende. «Di lì a qualche anno lo studio si è trasformato in una piccola azienda nel mondo dell’ingegneria, la Telerobot». L’azienda con il tempo è cresciuta e dopo l’ingresso nel 2009 di un fondo di private equity ha raggiunto un giro d’affari di circa 30 milioni, 4 sedi in Italia e una partecipata in Brasile. Quattro anni dopo, Corsini è uscito dalla Telerobot, ne ha acquistato un ramo e ha fondato la Telerobot Labs. «Avevo obiettivi diversi e uno stile differente. Si cresce anche per fallimenti, io l’ho imparato all’alba dei sessanta».

I commenti dei lettori