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Genova esclusa dai “competence center”

Genova - È ancora incredula, Paola Girdinio, mentre scorre sullo schermo del suo computer l’elenco delle 65 università italiane che secondo il ministero allo Sviluppo economico hanno le carte in regola per dare vita ai “competence center”, i nuovi grandi centri di ricerca pubblico-privati voluti dal governo

F. Mar.
2 minuti di lettura

Genova - È ancora incredula, Paola Girdinio, mentre scorre sullo schermo del suo computer l’elenco delle 65 università italiane che secondo il ministero allo Sviluppo economico hanno le carte in regola per dare vita ai “competence center”, i nuovi grandi centri di ricerca pubblico-privati voluti dal governo.

In quella lista ci sono quasi tutti, compresi il campus di Novedrate, legato al Cepu, il celebre doposcuola privato per studenti universitari, e la Kore di Enna, un altro ateneo non statale che non passa per essere un covo di scienziati. L’Università di Genova non compare nell’elenco, esclusa eccellente insieme, magra consolazione, ad un altro ateneo di pregio, quello di Trieste: «Sono sconvolta», è la sintesi di Girdinio che da tempo lavorava dietro le quinte per realizzare il centro. È passato meno di un anno dalla trionfale conferenza stampa in cui, nel Palazzo della Borsa, Università e mondo dell’industria presentavano il progetto alla città. «Genova - ricorda Girdinio - si era candidata a “competence center” nazionale per la protezione delle infrastrutture strategiche». I “competence center” sono gli snodi del piano Impresa 4.0 varato dal governo per rilanciare l’economia nazionale. Ogni “competence center” dovrà dedicare la sua attività di ricerca a temi precisi e sarà formato da università, enti di ricerca, aziende.

Quello di Genova avrebbe lavorato sulle infrastrutture critiche «perché - spiega Girdinio - la nostra città è un laboratorio privilegiato sui temi che riguardano la sicurezza delle infrastrutture, essendo un porto tra i più grandi d’Europa; e poi perché il suo ecosistema ha le competenze e capacità necessarie».

Del “competence center” avrebbero dovuto far parte in ordine sparso, Leonardo, Fincantieri, Abb, Ansaldo Energia, D’Appolonia-Rina consulting, Ansaldo Sts. Il riconoscimento avrebbe portato finanziamenti pubblici, nuove attività, posti di lavoro: «Siamo amareggiati», ammette il prorettore Enrico Giunchiglia, «ma non ci arrendiamo». Domani alle due i vertici dell’ateneo e delle imprese coinvolte nel progetto si riuniranno nella sede di Confindustria, in via San Vincenzo, per decidere una controffensiva: «Il tema ci interessa, la rete di imprese c’è, è curioso che il ministero abbia tenuto conto non della qualità della nostra proposta ma di altri parametri». L’elenco delle 65 università ammesse si basa sulla Vqr, la Valutazione della qualità della ricerca universitaria. Per partecipare al bando del ministero, le università devono classificarsi, nelle materie di interesse del “competence center”, nel primo quartile, tra le prime 17 su 68. Per Genova le materie erano informatica, analisi numerica, e tre branche dell’ingegneria: elettronica, informatica e delle telecomunicazioni.

In alcuni di questi casi Genova ha ottenuto risultati migliori di altre sedi blasonate: meglio di Bologna in informatica, meglio della Sapienza in matematica e ingegneria elettronica, meglio del Politecnico di Milano e della Sapienza in ingegneria delle telecomunicazioni. Purtroppo non è bastato, perché in nessuna di queste aree Genova rientra nel primo quartile. Curiosamente, neppure i due Politecnici di Milano e Torino vi rientrano in settori che sono loro pane quotidiano. Segno che, come segnala il blog universitario Roars, la Vqr ha qualche grossa falla.

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