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La Liguria e spauracchio dei robot

Genova - Nella grande corsa verso la robotizzazione industriale che vede la Cina saldamente in testa, si è ritagliata un suo piccolissimo spazio in coda anche la Liguria. Come in Cina, anche qui l’ingresso delle macchine intelligenti è accompagnato da ansie sulla tenuta dei posti di lavoro

Francesco Margiocco
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Genova - Nella grande corsa verso la robotizzazione industriale che vede la Cina saldamente in testa, si è ritagliata un suo piccolissimo spazio in coda anche la Liguria. Come in Cina, anche qui l’ingresso delle macchine intelligenti è accompagnato da ansie sulla tenuta dei posti di lavoro. In una regione che continua a perdere occupati, scesi dello 0,4% nell’ultimo anno secondo l’Istat, in controtendenza con il resto d’Italia, l’equazione robot uguale disoccupazione preoccupa.

«Non drammatizziamo», è l’invito di Flavio Tonelli, professore di impianti industriali all’Università di Genova. «La Liguria è lontana dalla Cina, ma anche dalla Lombardia e dall’Emilia. Ha un’industria manifatturiera di tipo “complex discrete”, che vuol dire prodotti complessi, con un alto livello di specializzazione e una scarsa ripetitività. Vale per l’industria aeronautica, della difesa, cantieristica, degli apparati medicali. È un’industria che produce tanti pezzi diversi, specifici, in piccole quantità».

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