Qualche spunto sulla transizione energetica nell'industria marine

di Giosuè Vezzuto, Executive Vice President Marine RINA

L'International Maritime Organization (IMO) è in prima linea nella lotta al cambiamento climatico. Gli obiettivi del settore marine, infatti, sono ambiziosi: rispetto ai dati del 2008, ridurre del 40% le emissioni di CO2 entro il 2030 e del 70% entro il 2050, e una riduzione del 50% delle emissioni totali di gas serra.

RINA - multinazionale che fornisce un'ampia gamma di servizi nei settori Energia, Marine, Certificazione, Real Estate e Infrastrutture, Mobilità e Industria - grazie alle sue competenze ingegneristiche e alla forte presenza nel mercato marine, ha le potenzialità e il know-how per poter supportare la transizione energetica in questa industria. Lo shipping, infatti, sta affrontando le numerose sfide legate all’abbattimento delle emissioni di CO2, sia nell’ottica di ottenere dei risultati soddisfacenti nell’immediato, sia in prospettiva futura. Ciò implica che, oltre al costante miglioramento dell'efficienza dei macchinari e all'ottimizzazione dei consumi, sarà necessario per le navi utilizzare sempre più combustibili “green”. Secondo il RINA, per facilitare questa transizione, si possono adottare soluzioni applicabili da subito, come l’utilizzo di tecnologie digitali a bordo delle navi, che possano agevolare l’efficienza energetica e il monitoraggio dei consumi, in vista, un domani, dell’utilizzo di combustibili più ecosostenibili. Con l’attuale uso del Gas Naturale Liquefatto (GNL) si può già arrivare a una notevole riduzione delle emissioni di CO2. La stessa imbarcazione che utilizza GNL potrà essere idonea anche per altre tipologie di combustibile, sia allo stato liquido (come metanolo, ammoniaca) sia gassoso (come idrogeno, syn-metano e bio-metano). Così, se da un lato ci si avvicina sempre più agli obiettivi del 2030, dall'altro si possono cominciare a raccogliere i primi frutti della progressiva adozione dei combustibili più ecosostenibili nel trasporto marittimo. L'aggiunta di idrogeno al GNL come combustibile, per esempio, può consentire una riduzione delle emissioni di CO2 e allo stesso tempo un miglioramento dell'efficienza del motore. Ad oggi non è ancora possibile prevedere quale sarà il carburante del futuro; esistono una serie di fattori, molti dei quali al di fuori del mondo dello shipping, che determineranno la fattibilità e il costo per ogni opzione. Uno dei problemi legati all’uso del GNL come combustibile per le navi è l’emissione del metano, un gas che può fuoriuscire dal motore e contribuire all'effetto serra. Tuttavia il costante progredire delle tecnologie, soprattutto legate all’idrogeno, sta riducendo notevolmente questo rischio.

RINA ha collaborato a progetti per navi alimentate a GNL che vanno incontro agli obiettivi IMO per il 2030 e, per quanto riguarda la collaborazione con altre realtà , RINA ha sottoscritto di recente alcuni Memorandum of Understanding: con Snam, tra le principali aziende di infrastrutture energetiche al mondo; con Axpo, azienda leader nella produzione e nel rifornimento di energia; e con SDARI (Shanghai Merchant Ship Design & Research Institute), uno dei più prolifici istituti di ricerca e progettazione navale in Cina. Questi MoU hanno lo scopo di sviluppare iniziative legate alle tecnologie dell’idrogeno in diversi settori industriali, nonché la definizione di programmi pilota per la produzione di idrogeno “clean”. Inoltre, insieme a Fincantieri, RINA ha contribuito all’avvio della costruzione della nave sperimentale all’idrogeno Zeus (Zero Emission Ultimate Ship): un’unità navale prima nel suo genere al mondo, il cui completamento dei lavori è previsto a breve. Tutte queste iniziative sono passi concreti che RINA ha scelto di fare per perseguire una chiara strategia ESG che veda l’azienda protagonista nella transizione energetica e molto attiva nella decarbonizzazione.

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