In evidenza
Blue Economy
Shipping
Transport
Blog
Nell’area mediterranea

Sostituire i carburanti fossili con gli alternativi? Serve tre volte l’energia di adesso

È quanto emerge dal quarto Med & Italian Energy Report, realizzato da Srm, centro studi collegato al gruppo Intesa Sanpaolo, e l’Esl Energy center del politecnico di Torino, presentato questa mattina a Bruxelles

Alberto Quarati
Aggiornato alle 4 minuti di lettura

Massimo Deandreis, direttore generale del centro studi Srm

 (ansa)

Bruxelles - Nel 2022, in particolare da marzo a settembre, le forniture di gas russo per l’Unione europea sono diminuite dell’80% ed è iniziato un processo di riduzione della domanda da parte degli utenti finali, di diversificazione degli approvvigionamenti e di aumento di importazioni di gas naturale liquefatto insieme a un potenziamento delle rinnovabili.

È quanto emerge dal quarto Med & Italian Energy Report, realizzato da Srm, centro studi collegato al gruppo Intesa Sanpaolo, e l’Esl Energy center del politecnico di Torino, presentato questa mattina a Bruxelles.

L'Italia è tra i Paesi che hanno risentito maggiormente dalla riduzione del gas russo reagendo con maggiori importazioni in particolare dall’Algeria; nei mesi di settembre e ottobre 2022 l’importazione di gas attraverso il Transmed (punto di entrata del Gas algerino) è stata superiore al 40% dell’importazione totale di gas.

Contestualmente, a settembre l’importazione di gas russo attraverso il gasdotto Trans Austria Gas Pipeline (Tag) è stata pari all’8,7% dell’importazione totale e addirittura inferiore all’1% a ottobre.

LA ROTTA DEL GAS
Fino al 2021, l’Unione europea importava il 90% del suo consumo di gas. In questo ambito la Russia ha fornito oltre il 45% di queste importazioni (nel 2010 questo dato era del 31%), oltre a fornire il 27% delle importazioni di petrolio e il 46% di quelle di carbone.

Gli altri fornitori di Gas per l’Ue: Norvegia, Stati Uniti, Qatar e Algeria coprono il 47,7% delle esigenze. Negli ultimi venti anni la struttura del mix energetico dell’Unione europea si è notevolmente modificata.

Rileva inoltre lo studio che dal 2000 al 2020 il petrolio è ancora la principale fonte energetica, ma la sua quota è diminuita di sei punti percentuali, passando dal 38,7% al 32,7%. È aumentata la quota del gas dal 20,6% al 24,4%.


IL BALZO DI RINNOVABILI E BIOCARBURANTI
Balzo di rinnovabili e biocarburanti che hanno guadagnato più di 11 punti percentuali passando da una quota del 6,4% ad una del 17,9%. In questo contesto, i porti di fatto stanno diventando poli di sviluppo industriale ed energetico.

In quanto terminali di energie fossili e rinnovabili, oltre che luoghi di sbocco di condotte provenienti in particolare dal Nord-Africa che portano flussi di energia e anche vicini a industrie ad alta intensità energetica.

Questo ne accrescerà il valore strategico ed economico. La portualità italiana, secondo il rapporto, ha una importante caratterizzazione energetica. I primi cinque porti dell’energia italiani concentrano il 70% circa del traffico e sono Trieste, Cagliari, Augusta, Milazzo e Genova. Tre scali sono del Mezzogiorno.

È nato e sta evolvendo in Italia, un nuovo modello portuale che sta ricalcando quelli più evoluti del Nord-Europa: il porto verde, vale a dire uno scalo sempre più rivolto a efficientare il proprio consumo di energia, ad essere al servizio di navi che utilizzano combustibili alternativi e a dotarsi di infrastrutture di attracco ed attrezzature per il bunkeraggio diversificato delle navi.

Ma anche di utilizzare tecnologie digitali, modelli intermodali e sempre più rivolti a perseguire l'obiettivo di riduzione delle emissioni. Dal dossier emerge inoltre anche il ruolo dei biocombustibili nella decarbonizzazione del settore dei trasporti dell’Ue, rappresentando l’83% del totale dei combustibili rinnovabili utilizzati nel 2020.


L’ELETTRICITA’ CHE SERVE PER FARE I CARBURANTI ALTERNATIVI

Nella regione del Mediterraneo inoltre il 94,2% dei consumi finali complessivi di energia nel settore dei trasporti è attualmente coperto da prodotti petroliferi. Il 75,9% dei consumi di prodotti petroliferi è dovuto al solo trasporto su gomma.

Una stima della quantità di energia elettrica da produrre per sostituire il consumo di prodotti petroliferi in tutto il settore dei trasporti del Mediterraneo con carburanti sintetici mostra che dovrebbero essere necessari 6.177 terawattora all’anno, ovvero più di tre volte l’attuale generazione complessiva di energia elettrica in tutta la regione mediterranea.

Se si adottassero combustibili sintetici per la decarbonizzazione dei soli settori del trasporto aereo (sia nazionale che internazionale) e marittimo nel Mediterraneo, il fabbisogno di energia elettrica sarebbe pari a 1.198 TWh/a, ovvero il 58% dell'attuale produzione elettrica del Mediterraneo.

L'analisi complessiva mostra che i combustibili alternativi potranno infatti avere un ruolo non trascurabile nell’accompagnare il processo di transizione verde e nel supportare un decremento della dipendenza energetica, potenziando inoltre l’integrazione euro-mediterranea, ma da soli non possono rappresentare né un’alternativa ai combustibili fossili né un concorrente dell’energia elettrica.

I Paesi dell’Ue situati nella regione del Mediterraneo hanno utilizzato circa 6.300 tonnellate equivalenti di petrolio (ktep) di biocombustibili nel 2020, pari al 38,8% del totale dei biocombustibili consumati a livello dell’Ue; in particolare, Francia, Spagna e Italia rappresentano quasi il 90% di questa quota.

Viceversa, la sponda orientale e meridionale del Mediterraneo mostra ancora dei ritardi, con le sole Turchia e Cipro che registrano consumi limitati di biocombustibili, rispettivamente di 167 ktep e 27 ktep nel 2020: “Il ritmo di crescita della capacità rinnovabile in Medio Oriente e Nord Africa dovrebbe aumentare di oltre il 100% nei prossimi cinque anni, passando da 15 gigawatt a oltre 32 gigawatt. L’espansione della capacità è concentrata in cinque Paesi: Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Israele, Egitto e Marocco”, si legge ancora nel rapporto.


L’ENERGIA PER L’IDROGENO VERDE

Un’altra opportunità per attuare la decarbonizzazione sarà rappresentata agli investimenti nell’idrogeno; Marocco ed Emirati Arabi Uniti hanno già elaborato una strategia a tappe e sottoscritto memorandum sul tema dell’idrogeno verde.

L’Ue, in occasione della Cop27 di Sharm el Sheikh, ha inoltre sottoscritto un memorandum d’intesa con l’Egitto per creare un partenariato sull’idrogeno verde. 

IL RUOLO DEL MEDITERRANEO
“Il conflitto in Ucraina ha contributo ad accelerare un processo: l’energia è diventata non solo una leva fondamentale per perseguire gli obiettivi di transizione ecologica e neutralità ma anche un valore strategico e geopolitico. Se è vero che da ogni grande crisi nasce una altrettanto grande opportunità, dobbiamo guardare con crescente attenzione alla regione del Mediterraneo, un mercato giovane con un enorme potenziale per la produzione di energie alternative e rinnovabili”.

Lo ha dichiarato Francesco Profumo, presidente della Compagnia San Paolo, in occasione della presentazione del rapporto: “Il nostro Paese è il ponte naturale tra Nord e Sud: occorre mobilitare investimenti infrastrutturali e le migliori competenze per farne occasione di crescita e sviluppo. Come investitore istituzionale orientato all’impatto, la Compagnia di San Paolo è pronta a fare la sua parte a servizio del territorio e del Paese”, ha aggiunto.

Per Ettore Bompard, direttore dell'Esl Energy Center del Politecnico di Torino, “la crisi russo-ucraina ha messo al primo posto la sicurezza e l’accessibilità economica dell’energia, mettendo in secondo piano la sostenibilità ambientale, precedentemente al centro, e si è intensificato, nel Mediterraneo, il dialogo energetico ‘nero’, basato sul fossile. Nel medio-lungo termine, tuttavia, il dialogo dovrà virare al ‘verde’, basato sulle fonti rinnovabili, con un mix di commodity energetiche in cui non solo elettricità e idrogeno ma anche combustibili bio e sintetici giocheranno un ruolo, soprattutto nel trasporto aereo e marittimo”.

Il rapporto, spiega Massimo Deandreis, direttore generale di Srm, mette insieme competenze economiche e tecnologiche, affrontando i temi energetici con l’ambizione di individuare le tendenze innovative e gli scenari. “Dopo il focus sull’idrogeno dell’anno scorso, quest'anno il rapporto si concentra sulle potenzialità dei carburanti alternativi, che potranno avere un ruolo chiave, non in competizione ma in sinergia con la produzione di elettricità da fotovoltaico ed eolico”.

I commenti dei lettori